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Come nasce una dittatura in Italia

nasce-dittatura-italiadi Alberto Fossadri

Sembra quasi che la storia debba ripetersi, che il destino dell’Italia sia il dispotismo, che la natura degli italiani sia quella dei servi. Forse è così, di certo questo accade perché come ci insegnò Gramsci «la storia insegna, ma non ha scolari». Se analizziamo alcuni passi della nascita di una dittatura nota e ampiamente discussa, una storia trita e ritrita ma non completamente acquisita come “insegnamento” qual’è il ventennio fascista, e la poniamo a confronto con i recenti avvenimenti politici più significativi nella trasformazione delle nostre istituzioni, potremo scorgere delle affinità. Che sia chiaro: Mussolini acquisì il potere legalmente! Fascistizzando lo Stato italiano poco a poco, utilizzando i poteri costituzionali concessigli dal suo ruolo di governo (a cui aderirono in massa anche liberali e popolari). Il ruolo delle azioni paramilitari degli squadristi fu importante ma marginale in confronto ai poteri di cui fu dotato il suo governo. Non fu mai necessario un golpe militare! Anche oggi le istituzioni hanno cambiato volto, e lo hanno fatto a colpi di decreti e revisioni costituzionali:

1. Centralizzazione del potere nell’esecutivo e indebolimento delle prerogative del Parlamento

Il 24 dicembre 1925 Benito Mussolini approva una legge con cui si normano le prerogative del Primo Ministro e del Governo esecutivo sancendone l’assoluta preminenza rispetto alle Camere, impedendo di fatto a queste la predisposizione dell’ordine del giorno e le spogliava del potere del voto di sfiducia nei confronti dei ministri che da allora spettava solamente al Capo dello Stato: il Re.
Anche negli ultimi 20 anni della nostra Repubblica “Parlamentare” è stato rafforzato il potere esecutivo del governo esautorando col tempo la funzione legislativa del Parlamento che dovrebbe proporre e discutere le leggi, mentre di fatto è diventato l’organo che approva i decreti che emana il Governo e che da Costituzione dovrebbero essere emanati dallo stesso solo in caso di necessità ed urgenza.

2. Leggi elettorali a rafforzamento dell’esecutivo

L’abbandono del sistema proporzionale nel 1923 con la legge Acerbo che regalava un premio di maggioranza costituito nei 2/3 dei seggi alla lista che avrebbe superato il 25% costituì il pericoloso precedente per cui le opposizioni si trovarono impossibilitate a svolgere le loro funzioni (anche per quanto visto nel punto 1). Per questo e a seguito del delitto Matteotti i partiti d’opposizione abbandonarono i lavori ritirandosi sull’Aventino sperando che il Re esautorasse dal suo incarico Mussolini e riportasse il paese alle urne con il proporzionale.
Oggi stiamo assistendo ad una farsa, con questa nuova legge elettorale con le liste bloccate (non a scelta dei cittadini) con un premio di maggioranza che favorisce le coalizioni e un Presidente della Repubblica che non impedisce la deriva autoritaria del paese.

3. Riduzione del pluralismo politico

Indirizzare lo Stato verso il totalitarismo di un unico partito, di un’unica visione politica, dapprima con i punti 1 e 2, ed in seguito con la promulgazione delle leggi “fascistissime” del 1926. Oggi si assiste alla rincorsa della visione di questo “bipolarismo” che con l’attuale legge elettorale che il parlamento si accinge a votare dovrebbe garantire l’impossibilità di poter accedere alle istituzioni ai partiti fuori dalle coalizioni, e soprattutto a quelli lontani dall’ideologia comune che non fosse quella imposta dall’Europa: il neoliberismo.

4. Istituzionalizzazione di apparati ideologici

Per il fascismo si trattò della milizia squadrista, istituzionalizzata e resa legale con la costituzione di un reparto paramilitare di camice nere con poteri regolamentati da norme statali, così come fu anche l’inserimento nell’arco istituzionale del Gran Consiglio Fascista, definitivamente riconosciuto come organo supremo nelle stesse leggi fascistissime del 1926.
Per il liberismo invece si tratta della destatalizzazione forzata (privatizzazione) dei settori strategici del mercato, il rafforzamento delle politiche d’austerity con l’inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio (senza approvazione popolare) e l’implementazione del potere bancario anche con la recente ricapitalizzazione di Bankitalia che rende ulteriormente più complicato un futuro sganciamento dall’euro e quindi pone un’altro mattone nel già imponente muro che ci divide dalla sovranità monetaria.

5. Distruzione del potere sindacale

Il fascismo impedì la costituzione di sindacati che non fossero riconosciuti dal governo e vietò lo sciopero. Oggi i sindacati esistono ma in gran parte sono mera espressione degli stessi partiti che colpiscono i diritti dei lavoratori. Non un solo sciopero generale è stato organizzato dall’inizio della crisi!

6. Imposizione del bavaglio all’opposizione

Quanto già detto relativo alle riforme fasciste è sufficiente, resta solo da aggiungere il veto imposto ai giornali dal regime e la cancellazione delle associazioni non riconosciute dallo stesso. Il giornalismo in Italia come nel resto dell’occidente non è imposto al silenzio con la forza ma con la legge del mercato: a parte rari casi, la maggioranza dei giornali sopravvive grazie a finanziamenti pubblici, finanziamenti partitici o di colossi industriali che ovviamente ne limitano il carattere indipendente (vedi: Perchè i Mass Media mentono). Per quanto riguarda l’opposizione, il suo ruolo è ben definito nella Costituzione, ma la cosiddetta “ghigliottina” messa in atto per la prima volta dalla Presidente alla Camera Laura Boldrini, ha costituito un pericoloso precedente. Infatti è uno strumento utilizzabile dal Presidente della Camera a sua discrezione per casi di urgenza e che permette di mettere fine all’ostruzionismo per poter mettere immediatamente ai voti un decreto. Questa pratica è stata utilizzata per impedire all’opposizione di contestare un decreto in cui apparivano due argomenti del tutto differenti: Imu e ricapitalizzazione di Banca d’Italia. Altro che urgenza! In futuro cosa accadrà? Ogni volta che apparirà un decreto e l’opposizione intende contestarlo verrà nuovamente esautorata? Il suo compito ne sarà completamente snaturato.

7. Flessibilità costituzionale

Imporre l’ordinamento fascista non fu complicato per una forza politica così forte e con un Re compiacente alle sue spalle, questo perché lo Statuto Albertino allora in vigore era una costituzione flessibile, era infatti modificabile con legge ordinaria! Fu probabilmente per questo motivo che i nostri Padri Costituenti ci dotarono nel secondo dopoguerra di una Costituzione semi-rigida. La sua rigidità impedisce al legislatore di modificare le basi del nostro diritto senza una forte approvazione in entrambe le camere  (2/3 dei voti) o senza l’approvazione con referendum popolare. Questo importante principio è sancito dall’art. 138 della Costituzione che oggi si vorrebbe modificare. Considerate voi di adottare una costituzione flessibile in un paese il cui potere legislativo non appartiene più al Parlamento ma ad un Governo che può essere nominato dal Presidente della Repubblica in base al volere della Commissione Europea (i cui membri non sono eletti dal popolo) come è successo per Mario Monti.

Il 2014 con queste riforme può rappresentare il punto di non ritorno per una democrazia morente in un paese di cittadini lobotomizzati. Ed oggi come allora coloro che si oppongono all’instaurazione di un regime vengono screditati e definiti “eversivi”. Meditate gente, meditate.

fonte: azione prometeo

Settimana Parlamento

Con lo speciale Camera due numeri questa settimana..

 numero 16

speciale camera

L’informazione: un diritto. Informarsi in modo corretto: una scelta!

informazioni_diagnosi_energetica_aziendeCome noto, siamo quotidianamente bombardati da notizie provenienti dal mondo della politica che non è difficile capire siano poco veritiere.

Quello che mi interessa far capire alla gente  in questo articolo è il modo in cui occorre informarsi senza cadere nelle menzogne e nel “gossip” politico.

Sappiamo che le principali testate nazionali ricevono lauti finanziamenti dai maggiori partiti, da destra e da sinistra indifferentemente ; è comprensibile perciò che ogni giorno sputino sentenze, a dir poco imbarazzanti per il mondo del giornalismo, sull’unico partito “non partito” che ha deciso di non schierarsi con nessuna coalizione, ma di marciare dritto verso i propri obiettivi.

Abbiamo appreso dalle tv che il movimento 5 stelle alle ultime elezioni amministrative ha subito un forte calo quando in realtà il numero degli elettori 5 stelle è aumentato se non raddoppiato in molti comuni a discapito degli altri partiti (i dati confermano); abbiamo sentito parlare che il governo Letta avrebbe dato  un forte taglio ai costi della politica ma non abbiamo sentito che Il 31 luglio, mentre finiranno I fondi per la cassa integrazione, i partiti si spartiranno milioni di euro di finanziamenti pubblici pagati dai cittadini mentre  il M5S ha mantenuto fede alla promesse elettorali e ha già rifiutato i 42 milioni che gli sarebbero spettati; abbiamo sentito parlare di impegno e costanza per riportare il paese furori dalla crisi ma non abbiamo ricevuto dati sull’assenteismo di parecchi dei vecchi partiti (per citarne alcuni, assenze in percentuale ANTONIO BOCCUZZI (PD) 93,10%,  SILVIO BERLUSCONI (PDL) 94,12%,  UMBERTO BOSSI (LEGA NORD) 93,10%, MARIO MONTI (SCELTA CIVICA) 94,12%, ).

Siamo bombardati da tante belle parole ma nei fatti che fanno i nostri cari vecchi politici di concreto?

E il movimento 5 stelle in Parlamento ?

Il M5S, dati alla mano, ha interrogato il  parlamento su svariate proposte volte al bene del paese: dimezzamento dei parlamentari, abolizione delle provincie, un massimo di due mandati, dimezzamento consiglieri regionali, incandidabilità dei condannati, abolizione della porcellum. La risposta degli altri partiti potete immaginarla: ogni singola proposta bocciata con larga maggioranza.

Non sarebbe ora di informarsi in modo corretto e smetterla di prendere per oro colato tutto ciò che ci viene rifilato da televisioni e giornali?

Beppe Gasparetti per Palazzolo 5 stelle

Comunicato Commissione Lavoro.

M5S: Esodati ed esuberati, la tutela deve essere per tutti.

“Il terzo decreto sulla salvaguardia dei lavoratori cosiddetti ‘esodati’, firmato il 22 aprile scorso, è arrivato in Gazzetta Ufficiale. Salgono così a 130mila gli ex lavoratori salvaguardati che potranno accedere alla pensione con le regole precedenti alla riforma previdenziale dell’ex ministro Fornero. Saremo soddisfatti se questo risultato sarà effettivamente raggiunto e stiamo lavorando in Parlamento affinché si arrivi a una soluzione definitiva del problema”. Lo dicono i deputati del MoVimento 5 Stelle membri della XI Commissione (Lavoro). I parlamentari M5S spiegano: “La tragedia degli esodati è una delle eredità più pesanti del precedente governo Monti, una vergogna che chiede immediata giustizia. Gli stessi salvaguardati non hanno ancora percepito la pensione, dunque bisogna prima d’ogni cosa sveltire le procedure”.
“Accanto agli ex dipendenti delle grandi imprese che hanno siglato un accordo di uscita con scivoli, incentivi e ammortizzatori, esiste un’enorme fetta di lavoratori che hanno perso il posto senza alcuna tutela e garanzia”, aggiungono i parlamentari del M5S. “Si tratta dei cosiddetti ‘esuberati’, come loro stessi si definiscono. Una platea di diverse centinaia di migliaia di persone, forse 600mila – continuano gli eletti M5S – che lavoravano soprattutto nelle piccole e piccolissime imprese e che magari sono stati licenziati con 35 o 38 anni di contributi, senza alcun accordo incentivante e senza ammortizzatori, se non, al massimo, un anno di disoccupazione”.
“Mentre la politica tende a dividere gli oppressi e fomenta le ‘guerre tra poveri’, noi vogliamo sovvertire lo schema e unire tutti”, chiosano i deputati M5S, secondo cui “il vero problema di fondo rimane il sistema previdenziale disegnato da Fornero, che andrebbe – chiudono – abolito e rimpiazzato con regole più rispettose della dignità dei lavoratori”.

DOCUMENTO ECONOMIA E FINANZA: relazione di minoranza

Pubblichiamo la relazione di minoranza sul DEF redatto dai membri della commissione speciale del M5S, con la collaborazione di tutti i membri delle commissioni permanenti.

PILSegnaliamo inoltre ai cittadini della nostra zona che a pag.16 e 17 si trova la parte della Commissione Lavoro ove il nostro cittadino-portavoce ha dato il suo contributo.

Cittadino-portavoce che peraltro è stato membro della Commissione Speciale e che ci continua a relazionare sull’operato in Parlamento.

scarica la relazione minoranza DEF

Buona lettura.

I FUCILI DI BECCHI

“Se qualcuno tra qualche mese prende i fucili non lamentiamoci”

i fucili di becchiQuesta la metafora-iperbole  “proferita” da Paolo Becchi, professore di Filosofia del Diritto all’Università di Genova sul governo dei banchieri di Letta.  Come d’abitudine i media l’hanno  scorporata dal contesto : “La Zanzara”, programma radiofonico di Radio 24:

http://www.repubblica.it/politica/2013/05/02/news/paolo_becchi_dichiarazioni_choc_non_lamentiamoci_se_qualcuno_prende_i_fucili-57912893/

Come se stasera, a cena, ti trasportassero di corsa in ambulanza al piu’ vicino ospedale perché hai pronunciato: “Sto’ morendo di fame”; o se dopo il lavoro i tuoi familiari allestissero il tuo funerale in pompa magna perché rientrando a casa commentassi: “Oggi mi hanno ammazzato di lavoro!”.

Non bisogna essere maestri di grammatica per usare ogni giorno metafore. Bisogna invece essere giornalisti per usarle a proprio fine.

Come con Grillo: che oggi è “il pericoloso comico agitatore di masse”, “il colpevole della rabbia violenta dei cittadini”; che tempo fa addirittura “istigava a mettere bombe sotto Equitalia”!

I media vedono l’indice che punta all’elefante (spero di non venire “additata” su quale dito della mano possa essere usato per indicare il mammifero): si concentrano sui teatrini politici, distogliendo la gente dai problemi del Paese. L’Italia ha urgente necessità di interventi economici che i parlamentari del Movimento hanno in tasca (spero di non ricevere commenti sulla grandezza delle loro tasche) fin dall’elezione ma non hanno potuto attuare perché i partiti hanno preferito concentrarsi sul potere del Governo piuttosto che creare le Commissioni Parlamentari.

Paolo Becchi venne in contatto con il Movimento proprio tramite il nostro gruppo, Palazzolo5stelle, un anno fa, tramite l’intervista:

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/palazzolosulloglio/2012/09/contro-la-dittatura-delleuro-intervista-a-paolo-becchi.html

Essendo il Movimento nato ben lungi prima, non essendo Becchi un attivista, né avendo mai lui detto di esserne “l’ideologo”, l’epiteto gli è stato affibbiato dai media, che non ci hanno e non ci capiranno mai nulla, ma vogliono parlare, solo per il gusto di far apparire cio’ che a loro conviene.

                                                                                                             di Michela Apostoli per Palazzolo5stelle

Senso di responsabilità

Questo è il documento che a tempo di record ci stiamo studiando a causa del l’ampliamento dei poteri della Commissione Speciale. È un documento importantissimo che meriterebbe approfondimento, tempo di riflessione e condivisione con i cittadini. Chi ci ha lasciati soli anche in aula nella lotta per la costituzione delle comm permanenti si dovrebbe quantomeno assumere le proprie responsabilità.documento comm. speciale
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