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CONDANNATI A VIVERE CON LE SCORIE IN CASA

 A Lumezzane hanno costruito un bunker dove verranno depositate 150 tonnellate di materiale contaminato. Ma nessuno lo sapeva. Di Elisabetta Reguitti Lumezzane, provincia di Brescia.

La strada si inerpica fin nel profondo della valle. Da un lato le montagne, dall’altro le mille aziende. Siamo nel cuore dell’industria del tondino. Un tempo, negli Anni 80, questa era considerata la “Valle dell’oro”, ai vertici delle classifiche dei redditi pro-capite più alti d’Europa. Si continua a salire verso le frazioni aggrappate ai dossi della Valgobbia, si arriva al piccolo borgo di Premiano, dove improvvisamente appare una costruzione nuova di zecca dal tetto bianco. E qui, se qualcuno non lo impedirà, che verranno depositati sei container di materiale contaminato da Cesio 137. Sono 150 tonnellate di rifiuti di cui non si conosce esattamente il grado di nocività. La certezza è che sono scorie radioattive prossime allo stoccaggio destinate ad essere “tombate” per oltre 300 anni in un sarcofago messo nel bunker di proprietà , costruito e gestito dalla “Raffinerie Metalli Rivadossi Srl”. È un’industria nella quale si lavorano bronzo, rame e ottone, inserita, tra l’altro, nell’inventario del ministero dell’Ambiente – aggiornato al giugno 2008 – degli stabilimenti suscettibili “di causare incidenti rilevanti”. Il bunker confina con la casa madre Rivadossi, incastonata nella piccola valle lambita dal fiume Gobbia. Una zona scoscesa, una stretta gola di terra, fatta di roccia e materiale di riporto, circondata da case e piccoli orti. Solo la folta vegetazione trattiene la terra delle sponde dell’avvallamento. É PROPRIO qui che è stato deciso di costruire il bunker maledetto. I lavori di costruzione del capannone sono terminati in questi giorni, ma gli abitanti del luogo hanno saputo solo a gennaio che quella nuova costruzione altro non sarà che un cimitero di rifiuti radioattivi. Il tam-tam si è diffuso sui blog e nei siti. Il primo incontro ufficiale organizzato dall’amministrazione comunale di centrodestra c’è stato a marzo. Eppure l’attenzione avrebbe dovuto essere alta, visto che la vicenda era iniziata già nel-l’ottobre 2008, durante la giunta di centrosinistra, quando all’interno dell’industria venne bruciata una sorgente radioattiva (cioè l’elemento che ha generato la contaminazione). Seguirono i controlli e l’impianto venne fermato per quattro mesi. Di quel periodo a Lumezzane ricordano anche le terribili emissioni “moleste” nell’aria. Fu la stessa Arpa (con un documento mandato a Prefettura e Comune) a suggerire di spostare l’attività, in burocratese: “Avviare tutte le possibili soluzioni amministrative atte a favorire una diversa collocazione dell’insediamento”. Ma torniamo alla sorgente radioattiva bruciata nella fabbrica: “Fu il primo caso mondiale di contaminazione di materiale non ferroso”, sostiene Paolo Ghidini, che abita a poche centinaia di metri dalla fabbrica. Insieme ad altri cittadini si sta facendo portavoce delle preoccupazioni su quello che riguarderà la gestione e il controllo del bunker Rivadossi. Una pericolosa partita di giro. Infatti dopo il processo di fusione, la Rivadossi vende il materiale radio-contaminato alla Germania che però lo rispedisce al mittente che dovrà occuparsi del suo stoccaggio. Perché? Come? Sul perché la versione ufficiale è che le scorie erano Continua a leggere

I DENUCLEARIZZATI: Ultima Chiamata

Questa purtroppo è l’ultima pagina della rubrica I Denuclearizzati. Oggi continueremo a sottolineare come, a funzionamento normale, l’energia nucleare incida in maniera gravosa sulla salute della popolazione.

Ormai gli studi in tutto il mondo parlano di aumenti di gravi malattie e malformazioni nelle popolazioni nel raggio di km di distanza da centrali in funzione, o in quelle dismesse come quelle presenti sul territorio nazionale.

Uno studio finanziato dal governo tedesco e condotto da un gruppo epidemiologico dell’Università di Mainz ha portato ulteriori conferme. Su un campione significativo di persone esposte a quantità minime di radiazioni nucleari – i residenti in un raggio di 5 chilometri da ciascuna delle 16 centrali tedesche, in un arco di tempo di 13 anni, dal 1980 al 2003 – si è riscontrato un aumento di incidenze allarmante, soprattutto per quanto riguarda i bambini al di sotto dei 5 anni (+ 220% i casi di leucemia, + 160% quelli di cancro). 

Un’altra voce che arriva dagli U.S.A. dal professor Ernest Sternglass, uno dei massimi esperti mondiali nel settore della radioattività, che ha scritto una lettera a Steven Chu, segretario all’energia degli Stati Uniti, per invitare il governo Obama ad abbandonare il nucleare. Da convinto sostenitore dell’atomo, il grande studioso fa marcia indietro riguardo agli effetti del nucleare sulla salute umana, scrive: gli scienziati hanno sempre sbagliato.

Secondo Sternglass, si tratta di: “…un errore tragico e poco noto che è stato fatto dalla comunità medica e dei fisici, come me, durante i primi anni della Guerra Fredda, che ha avuto un ruolo importante nella crescita enorme dell’incidenza di malattie croniche come il cancro e il diabete, e quindi del costo dell’assistenza sanitaria nella nostra nazione”.

Quale sarebbe l’errore? È stato quello di “presumere che l’esposizione a radiazioni della popolazione conseguente al funzionamento dei reattori nucleari non avrebbe alcun effetto negativo sulla salute umana”. Invece, le misure effettuate negli ultimi anni da un gruppo di medici ricercatori di Pittsburgh, porta a conclusioni opposte: “Questa ipotesi era basata sulla nostra esperienza di mezzo secolo di studi che non hanno mostrato alcun aumento Continua a leggere

I DENUCLEARIZZATI: regali nucleari

Dopo intere nottate passate a confrontare dati relativi alle scorie nucleari, arrivo nuovamente alla stessa conclusione di quando ho analizzato gli altri problemi nei mercoledì precedenti.

Inutile dire a tutti che i nuclearisti sostengono che le scorie sono quantitativamente  microscopiche e di radioattività a basso livello  per la quasi totalità, mentre i sostenitori del no nucleare parlano di enormi quantità di scorie per una buona parte ad alta radioattività.

Probabilmente i conti non tornano quando si fà riferimento a due soggetti diversi. Le scorie nucleari non sono solo i materiali risultanti dal processo nucleare, come alcuni erroneamente calcolano.

Infatti, la definizioni in ambito internazionale è:

“… qualsiasi materiale che contiene o è contaminato da radionuclidi a concentrazioni o livelli di radioattività superiori alle “quantità esenti” stabilite dalle Autorità Competenti, e per i quali non é previsto alcun uso …”

(Dal Glossario IAEA)

“… materiale radioattivo in forma solida, liquida o gassosa per il quale non è previsto alcun ulteriore uso e che è tenuto sotto controllo come rifiuto radioattivo dall’Organismo Nazionale a ciò preposto secondo le norme e le leggi nazionali”

(Art. 2 punto “h” della Joint Convention on the Safety of Spent Fuel Management and on the Safety of Radioactive Waste Management”)

per la legge italiana:

“… qualsiasi materia radioattiva, ancorché contenuta in apparecchiature o dispositivi in genere, di cui non é previsto il riciclo o la riutilizzazione …”

(Decreto Legislativo 17 marzo 95 N° 230 modificato dall’ Art. 4, comma 3/i del Decreto Legislativo 241/00)

Si identifica quindi la distinzione tra rifiuti solidi, liquidi e gassosi comprendenti anche alcune polveri altamente volatili. Non mi sembra quindi che le scorie siano solo quelle che la tecnologia oggi può, o vuole a seconda delle convenienze imprigionare e mettere sotto un tappeto, ma anche quelle che “sfuggono”.

Partiamo come sempre dall’estrazione di Uranio, dove i livelli di radiazione  sia dell’acqua che dell’aria e, conseguentemente del terreno e dei sui frutti, sono devastanti sulla popolazione. Ciò significa che rifiuti radioattivi entrano in contatto con l’ambiente circostante e sfuggono, per vari motivi, al dato finale. La popolazione del Niger è già diventata per qualche generazione un deposito di rifiuti Nucleari, come del resto tutti gli altri esseri viventi di quelle zone.

Lo stesso rilascio di radioattività avviene anche durante i vari tragitti che portano l’Uranio estratto per Continua a leggere

I DENUCLEARIZZATI: caro atomo…

Oggi affrontiamo il tema dei costi che comporterebbe il ritorno dell’energia nucleare.  Chi sostiene il nucleare vuole far credere agli italiani che con esso, si ridurranno i costi dell’energia e quindi le bollette. I nuclearisti sostengono che l’energia proveniente dal nucleare costa 0,03€/chilowattora, contro gli 0,02€/chilowattora dell’idroelettrico e del carbone, gli 0,04€/chilowattora del gas, 0,05€/chilowattora del biogas, gli 0,12€/chilowattora delle celle a combustibile. In questi calcoli però mancano i costi di costruzione degli impianti, mancano i costi di smantellamento degli impianti, mancano i costi opportunità, le esternalità ed i costi di stoccaggio delle scorie.

Vediamo più precisamente cosa nascondono alcune informazioni.

Per la costruzione di una centrale, è giusto pensare a costi che vanno da 5 ai 6 milardi di euro, come sta succendo in Finlandia grazie ai consueti ritardi che si delineano durante la realizzazione di queste centrali, come già accaduto anche in Francia e U.S.A

Negli Stati Uniti una valutazione effettuata su 75 reattori nucleari stimava i costi previsti sui 45 miliardi di dollari (34 miliardi di euro), ma i costi effettivi dei 75 reattori sono stati 145 miliardi di dollari (110 miliardi di euro). In India, il paese con l’esperienza più recente in costruzione, i costi completi degli ultimi dieci reattori sono aumentati del 300% rispetto al budget previsto all’inizio.
Oltre ai costi per la costruzione degli impianti, è opportuno capire quanto già abbiamo speso in questi anni dove il nucleare è stato “spento”. In realtà, il “conto” per l’addio al nucleare sulle tasche degli italiani è già pesato, più del doppio di quanto previsto nel 2001 (3,3 miliardi). Infatti, sempre sulle bollette elettriche verranno prelevati oltre 7,6 miliardi ad arrivare al 2021 come rimborso all’Enel ed alla società Ansaldo per il danno subito con la decisione di chiudere col nucleare.

Altri costi di cui spesso non si parla, sono quelli destinati con il Cip6, alle energie assimilate tra cui il nucleare dal 1991.

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I DENUCLEARIZZATI: Le energie

L’energia elettrica è una piccola quota dell’energia che utilizziamo.

Quasi un terzo dell’energia importata serve per produrre l’energia elettrica, ma un terzo abbondante serve per riscaldare acqua, produrre calore che potremmo avere senza usare fossili né nucleare. Solo eliminando gli sprechi attuali nei consumi per far raffreddamento e riscaldamento delle case avremmo un risparmio di energia estremamente più elevato di quello che nei prossimi anni potrebbe darci, forse, il nucleare. Lo stesso vale per il sistema trasporti che è fra i più energivori.

La stragrande parte di energia non è elettrica, il nucleare affronta solo la questione elettrica, che è una piccola quota del problema (circa il 15 %).

Possiamo quindi dire che, se raddoppiassimo le centrali nucleari magicamente domani mattina, già pronte per produrre; copriremmo meno di un terzo della domanda di energia.

Sapendo che, la domanda di energia continuerà ad aumentare, grazie ai nuovi paesi in via di sviluppo cosi popolosi, ed il continuo afflusso di gente dalle situazioni disagiate del pianeta verso i paesi occidentali, possiamo affermare che l’utopia del nucleare sia di coprire il 20% dell’energia richiesta.

Se tenessimo conto del fatto che, dall’estrazione fino alla produzione di energia elettrica, il nucleare consuma altre energie derivanti dal petrolio, e dal carbone, parliamo di un 20% lordo…

Si sente spesso che abbiamo un costo dell’energia elettrica molto più alta dei francesi; è sia vero che falso. Il costo dell’energia elettrica italiana è dovuto all’inadeguatezza del nostro sistema elettrico ed in particolare delle nostre linee: abbiamo linee che hanno uno spreco del 12, 13 % nel trasferimento dell’energia.

Importiamo energia elettrica dalla Francia perchè le centrali nucleari sono “rigide”, producono energia anche quando non serve; perciò di notte ce la vendono sotto-costo. Il cosiddetto basso costo del nucleare francese è un sottoprodotto del nucleare militare, e questo argomento spererei di non doverlo neanche affrontare nel mio paese.
L’Italia, con i bacini idroelettrici, ha maggiore flessibilità, possiamo modulare Continua a leggere

I DENUCLEARIZZATI: un disastro per l’ambiente…

Il consumo e la distruzione del territorio, sono alcune delle cause del nucleare, che spesso non vanno a sommarsi né ai costi, né diventano motivo di spiegazione da parte dei fautori di questa energia.

l’11 dicembre, in Niger, nella miniera di Somair 200.000 litri di fanghi radioattivi sono fuoriusciti da tre piscine lesionate riversandosi nell’ambiente. Una catastrofe radioattiva silenziosa, ammessa sotto le pressioni francesi dalla stessa società.

Oltre a questo “incidente”, basta osservare una miniera di Uranio  per capire la quantità di territorio devastata da tale pratica .

La miniera di Somair è a cielo aperto. Come si vede dalla immagine (quella a fianco tratta dal sito di AREVA), viene scavata una enorme voragine e la roccia estratta viene frantumata e trattata chimicamente per raccogliere il poco Uranio che contiene.

In queste rocce la concentrazione di U3O8 è molto bassa, meno dello 0,1%. Questo significa che per ottenere una tonnellata di Uranio occorre smuovere almeno 1200 tonnellate di roccia e usare Continua a leggere

I DENUCLEARIZZATI

Ogni Mercoledì, a partire da oggi, porteremo alla luce  dati e considerazioni che riguardano l’energia nucleare e quelle informazioni, che tra uno spostamento in avanti di un pedone ed un arrocco, in televisione si sono dimenticati di inserire in un famoso spot.

Partiamo dall’inizio per comprendere meglio il complesso tema dell’energia nucleare, visto che è necessario estrarre dal sottosuolo Uranio, per poter produrre energia. Greenpeace completa un rapporto-denuncia sulle estrazioni di Uranio della società francese Areva e delle conseguenze derivate dalla medesima pratica svolta nel Niger ed in altre parti dell’Africa Nera. Areva è la società con la quale il nostro paese ha in mente di rilanciare il nucleare.

Mercoledì prossimo entreremo nel dettaglio fornendo alcuni dati sull’attività estrattiva, parleremo di quantità di Uranio sfruttabile e di consumo di acqua e territorio.

Ecco a voi il testo del rapporto di Greenpeace:

Left in the dust

L’eredità radioattiva di Areva nelle città del deserto del Niger

Maggio 2010  Continua a leggere

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