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    (Leggi tutte le proposte discusse sul blog)

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LIBERTA’ FUORI DALL’EURO

Riceviamo ed inoltriamo:

fuori dall'euro

Dai principi di base economici non si scappa. Nonostante l’ignoranza, la presunzione o la criminalità di chi ha introdotto l’Euro in Italia, come Romano Prodi o Giuliano Amato, la moneta deve essere lo specchio dell’economia di un Paese. Consentite la semplicità del paragone: proprio come un paio di scarpe, chi calza il 38 non camminerà bene con il 40.
Quando economie profondamente differenti come quelle europee hanno adottato la stessa moneta Euro, si è creato uno squilibrio che ha generato le sue gravi conseguenze giorno dopo giorno. Tutti i Paesi del Sud, che avevano monete più deboli dell’Euro, si sono ritrovati dall’oggi al domani con una moneta troppo forte e quindi incentivati ad acquistare prodotti esteri grazie al cambio vantaggioso. Ovvio, tuttavia, che se continuo a comprare arance dall’Austria – come imposto dalle quote nazionali europee – prima o poi i miei agricoltori chiuderanno. Ovvio, tuttavia, che se continuo a comprare BMW le mie aziende meccaniche chiuderanno. E con loro si perderanno i salari. E con loro si arresteranno gli acquisti interni. E mentre le aziende chiudono, anche lo Stato sarà costretto a rifornirsi dall’estero, aumentando il proprio debito pubblico… Attenzione allora! Gli Stati meridionali non hanno aumentato il debito perché “spendaccioni-brutti e cattivi” ma a causa dell’Euro! Guarda caso, la crisi del debito pubblico ha colpito Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo, Italia e Francia in ordine cronologico in relazione alla debolezza delle loro monete. Che coincidenza… Chiaramente nei Paesi che avevano monete più forti dell’Euro si avvera la situazione complementare, con aumento delle esportazioni. Il sistema economico è chiuso. Se aumentano le importazioni in determinati Paesi, specularmente aumentano le esportazioni in altri. Caso vuole, che dall’adozione dell’Euro ad oggi le bilance commerciali dell’Italia e della Germania si siano invertite: le esportazioni dell’Italia sono cioè diventate esportazioni della Germania. Inoltre, se le economie del Sud non possono più contare sulla svalutazione monetaria per garantire competitività nelle esportazioni, allora non rimane loro che puntare sulla svalutazione interna, cioè abbassare i salari, creando povertà (come ammesso perfino da Mario Monti, il primo al servizio dell’Austerity in Italia, seguito da Enrico Letta e dall’attuale Matteo Renzi). Dura la legge dell’economia. Ma inevitabile. Ed in Italia oramai, con la disoccupazione alle stelle, tutto questo si tocca con mano.
Adottando l’Euro, i Paesi rinunciano alla propria sovranità monetaria, perdendo il potere della Banca centrale di stampare moneta. In Italia il processo preparativo all’Euro è iniziato nel 1981, con il divorzio tra la Banca d’Italia ed il Ministero del Tesoro e quindi l’impossibilità della Banca di acquistare titoli di Stato per farne abbassare il prezzo sul mercato. Oggi il prezzo dei titoli è vittima del ricatto dei mercati finanziari, delle banche private internazionali, come la Goldman Sachs, uniche finanziatrici del debito pubblico. Oggi gli Stati, per garantire i servizi ai cittadini, sono costretti ad indebitarsi verso enti esterni, pagando interessi. Attenzione allora! Gli Stati non aumentano il proprio debito perché sono “spendaccioni-brutti e cattivi” ma perché hanno rinunciato ad autofinanziarsi! Non fraintendiamo. Non è corretta una politica espansiva d’eccesso ed indiscriminata. Ma una politica monetaria in funzione di un piano economico è alla base della gestione economica sana di uno Stato sovrano. Ad esempio, l’America, dopo la crisi dei derivati del 2007, si è rapidamente risollevata grazie alla possibilità della sua Banca, la FED, Federal Reserve, di stampare moneta. L’Europa, invece, subisce ancora oggi le conseguenze degli errori americani.
Tutto quanto è stato imposto agli Stati europei con l’Euro è volto o a tagliare la spesa pubblica, per traghettare il denaro dello Stato verso gli istituti finanziari privati o ad aumentare le tasse all’economia reale, per finanziare meccanismi risucchiati dagli stessi istituti finanziari privati: vedasi il pareggio di bilancio, il Fiscal Compact, il MES o le operazioni della BCE, Banca Centrale Europea, di LTRO, TLTRO e QE.
Brevemente:
– Il pareggio di bilancio, introdotto nella Costituzione italiana sia dal PD che dall’ “ex-PDL”, impone che quanto raccolto in tasse sia pari a quanto speso in servizi. Questo equivale ad economia stagnante perché se lo Stato raccoglie tanto quanto immette nel Paese, nulla rimane al suo sistema produttivo da investire o ai privati in risparmio.
– Il Fiscal Compact impone all’Italia di tagliare la spesa pubblica o di aumentare le tasse per 50 miliardi circa all’anno per 20 anni, per ridurre al 60% il rapporto debito/PIL. Peccato che, come spiega l’economista John Maynard Keynes, ad ogni taglio della spesa pubblica consegue una maggiore decrescita del PIL, per cui si ottiene di fatto l’effetto inverso: il peggioramento del rapporto. Non a caso, con le recenti politiche di Austerity, gli Stati meridionali vedono il proprio debito crescere. Inoltre, se ricordiamo come fu difficile raccimolare una tantum i pochi miliardini che si contavano sulle dita di una mano per l’IMU, traete voi le conclusioni…
– Il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, prevede che Germania, Francia ed Italia finanzino “una pentola unica” che salvi le banche
-attenzione! Non i cittadini- dei Paesi meridionali come la Grecia, le quali li restituiranno ai loro principali creditori, ovvero le banche tedesche e francesi. Ebbene sì, avete capito bene, per gli italiani oltre il danno (essere etichettati come spendaccioni), anche la beffa (pur essendo in recessione, devono ripagare l’esposizione delle banche tedesche e francesi che hanno speculato sugli alti rendimenti dei titoli periferici, a differenza delle banche italiane che, per corretta politica interna, non si sono esposte verso quegli Stati).
– LTRO, Long Term Refinancing Operation (Operazione di Rifinanziamento a Lungo Termine) e più recenti, TLTRO, Targeted Long Term Refinancing Operation (Operazione di Refinanziamento a Lungo Termine “Targhettizzata”, a destinatario definito), sono immissioni di denaro a costo irrisorio (es: 1%) dalla BCE alle banche private nazionali, affinché le stesse acquistino titoli di Stato nel primo caso o li prestino all’economia reale nel secondo, formalmente, perché di fatto esiste il probabilissimo evento che i TLTRO vengano utilizzati dalle banche per restituire alla BCE gli LTRO.
– QE, Quantitative Easing (Alleggerimento Quantitativo), immissione di liquidità da parte della BCE verso le bache centrali nazionali affinché acquistino titoli di debito pubblico. Gli stessi saranno sotto legislazione internazionale per cui, qualora l’Italia tornasse alla Lira, la Banca d’Italia sarebbe costretta a ripagare questi debiti in Euro. Operazione quindi a tutela dei Paesi creditori come la Germania. Attualmente, infatti, la maggior parte del debito italiano è sotto legislazione italiana e quindi ripagabile in rapporto 1:1 in Lira qualora l’Italia optasse per il recupero della propria moneta e la conseguete svalutazione che oscillerebbe tra il 20 ed il 30%. Debito ripagato senza default quindi, perché come da contratto con il creditore. Ma alla Germania non converrebbe ricevere “100 Lire “– svalutate – al posto di “100 Euro”! Ecco che allora, guarda caso, con l’operazione QE, la BCE inizia il percorso di ridenominazione del debito in legislazione internazionale, a tutela dei creditori, nella consapevolezza che l’Euro salterà. La BCE fa gli interessi europei o tedeschi?
L’Italia ha un tessuto produttivo straordinario ed ancora il vantaggio della maggior parte del debito, sia pubblico che privato, sotto legislazione italiana. Due condizioni che ci mettono in una posizione ben migliore della Grecia per uscire dall’Euro. E nonostante ciò, recenti studi dell’Agenzia di Rating Standard &Poor’s dicono che persino la Grecia trarrebbe vantaggio, nel lungo termine, ad uscire dall’Euro.
Non crediamo più agli spauracchi dell’Europa unita contro la Cina. L’unico Paese che guadagna in competitività contro la Cina è la Germania, che trova manodopera a basso costo nel Sud europeo ed assorbe il totale delle esportazioni.
Fuori dall’Euro la Libertà attende gli Italiani.
Uscire dall’Euro è possibile proprio come ci si è entrati. Con un Referendum.
Il gruppo del Movimento 5 Stelle di Rovato, ha raccolto le firme per la legge di iniziativa popolare che consentirà di indire il Referendum per decidere sul futuro dell’Euro.
Se vuoi contattarci per renderti partecipe a migliorare la tua Citta’, ti aspettiamo ogni Mercoledi sera dalle ore21 presso la birreria “Mercareo” in via Martinengo Cesaresco,47 ( zona Mercato/ Polizia Municipale).
Ci trovi anche in facebook alla pagina Rovato 5 Stelle.

di Michela Apostoli per Rovato 5 Stelle

Lavoro e imprese: Il filmato

Per chi non è potuto partecipare e per chi desidera vedere l’intera conferenza su “Lavoro e imprese”

Buona visione.

 

RESOCONTO DELLA SERATA-DIBATTITO: LAVORO E IMPRESE. I 5 STELLE IN PARLAMENTO

 

Venerdì sera in Sala Civica a Palazzolo sull’Oglio Claudio Cominardi – M5S​, Davide Tripiedi​ e Dino Alberti​ hanno parlato di lavoro e imprese, del Jobs Act, del fondo di garanzia e della propria attività in parlamento.

Grande è stata la partecipazione e vorremmo quindi ringraziare tutti quanti; per coloro i quali non è stato possibile partecipare all’incontro di venerdì sera abbiamo registrato un video che caricheremo nei prossimi giorni in rete (YouTube, Facebook e blog http://www.palazzolo5stelle.com). Le domande dal pubblico non sono mancate, ma anche gli sfoghi e i commenti di persone di professioni ed età diverse.

Molta purtroppo è la disinformazione circa l’attività dei nostri cittadini in parlamento, sulle loro battaglie ed in particolare sui loro risultati. Ci hanno raccontato delle difficoltà incontrate per ottenere un Iban sul quale versare la quota del proprio stipendio a favore del fondo di garanzia; molti i dati forniti sul tema lavoro ai quali daremo visibilità sui nostri canali. Si è parlato anche delle proposte avanzate in parlamento sul reddito di cittadinanza e del perché non sia una forma di assistenzialismo ma uno strumento in grado di rilanciare l’economia.

Altresì significativo è stato lo spazio dedicato al tema degli investimenti pubblici nelle grandi opere (nel nostro territorio per esempio TAV e Bre.Be.Mi.). Sono state smentite con dati ufficiali le false ragioni occupazionali con le quali si difendono questi tipi di opere: a parità di investimenti la riqualificazione energetica degli edifici risulta essere molto più efficace nel creare posti di lavoro.

La nostra intenzione era quella di informare i cittadini su temi importanti e poco conosciuti, ne seguiranno altri anche su temi diversi: seguiteci su Facebook/blog per restare aggiornati sulle nostre attività.

<<< IMPORTANTE >> Il gruppo di PALAZZOLO A 5 STELLE​ si incontra ogni venerdì sera alle 20.45 al Sampa Bar a San Pancrazio fraz. Palazzolo sull’oglio, al semaforo del cavalcavia prima dell’autostrada.

Gli incontri sono ovviamente pubblici, cosa facciamo?
Discutiamo di iniziative da svolgere sul territorio per informare i cittadini, ci confrontiamo su idee e progetti che riguardano Palazzolo e la zona della Franciacorta.
Il desiderio è quello di informare e ispirare sempre più persone; il cambiamento di questo nostro paese allo sbando è possibile solo se ognuno di noi fa la sua piccola parte. Informatevi, Parlate, discutete, confrontatevi con amici e parenti e se potete, agite. Non importa come o cosa, anche se piccola, goccia dopo goccia possiamo diventare oceano. Le nostre goccioline potrete vederle da vicino ad ogni incontro del Venerdì sera, ai banchetti, agli eventi, alle manifestazioni in cui cerchiamo di sostenere anche gruppi amici del territorio. Sapete dove trovarci e vi assicuro, per noi sarà un piacere.

TUMORI: PALAZZOLO SULL’OGLIO COME BRESCIA

Franciacorta: Tumori Distretto n. 6 – MONTE ORFANO + 4,7%

Tumori a Brescia

Statistiche oramai ventennali ci mostrano quanto la salute degli abitanti della zona ovest Bresciano e Franciacorta sia messa in serio pericolo, occorre che i cittadini siano attivi per contrastare un modello economico e sociale che porta solo sofferenza e lutti in tutte le famiglie. Abbiamo a che fare con una guerra invisibile, una guerra bianca non dichiarata ma viva più che mai.

Grazie all’impegno di Carlos (attivista 5 stelle), si sono analizzati alcuni dati interessanti che non possono che mettere in discussione le politiche industriali e agricole per il solo profitto a tutti i costi.

La forte industrializzazione,  le coltivazioni intensive, comprese le produzioni vinicole, incidono sicuramente sulla salute di tutti. (Angelo B.)

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acqua sporcaL’ incidenza tumorale nel mondo è dello 0,3 (l’Italia è nella media) ma il dato preoccupante è che la grande maggioranza dei casi di malattia si riscontra nei paesi industrializzati, la Namibia ha una incidenza dello 0.075, però nei paesi sottosviluppati nel 70% dei casi è letale.

In Italia ogni anno si diagnosticano 274 casi ogni 100.000 di cui 108 mortali, noi abbiamo una spesa pro capite di 3472 dollari (In Congo solo 14 dollari!!!) e siamo sempre nella media europea.

In questo caso invece troviamo un record positivo, l’Italia è prima in Europa per sopravvivenza ai 5 anni.

Le previsioni per il 2030 della OMS è che gli ammalati passeranno da 14 milioni a 22 milioni, In Italia nel 2013 sono stati diagnosticati 350.000 nuovi casi.

Christopher Wild direttore della OMS ci dice che non possiamo combattere questo male solo con la ricerca di nuove cure, ma bensì anche con la prevenzione, ad esempio lo screening regolare potrebbe ridurre del 70% i casi. Ma soprattutto ci parla della prevenzione dei fattori esterni, come l’inquinamento atmosferico e gli agenti chimici.

Un ultimo dato è quello della diagnostica per tipologia, si parte coi polmoni, colon e seno. Invece per mortalità polmoni, fegato e stomaco.

Certamente si è tralasciato innumerevoli dati sia dal punto di vista statistico che di cause, cure, ecc.

Il punto è quello di mettere in risalto i seguenti dati della Franciacorta.

Essendo che l’Italia è in media o addirittura meglio degli altri paesi europei, perché in Franciacorta abbiamo un +12% di cancro al CAM00345seno e un + 36%di cancro al fegato?

Secondo noi sono numeri che escono della logica di una media e non come dicono in Regione Lombardia.

Andiamo avanti, sempre in Franciacorta abbiamo un tasso di +36% di mortalità, e ancora nel Distretto n. 6 – MONTE ORFANO si registra un + 4,7% di diagnostica di tutti i tumori con particolare rilevanza sempre a fegato e seno.

Controversa la questione relativa all’incidenza dei tumori al fegato in paesi di provincia come Palazzolo s/O dove abbiamo gli stessi livelli allarmanti di Brescia, nonostante l’apparente inesistenza di disastri ambientali come quello della Caffaro.

Un ultimo elemento per finire è la dichiarazione di Fulvio Porta (primario al civile di Brescia  nel reparto di oncologia infantile) ci dice che l’ incidenza nazionale e di 140, e in Franciacorta indovinate… 176 casi.

Inoltre Fulvio Porta suggerisce anche di rendere obbligatorio lo screening alle neomamme in quanto il PCB si trasferisce col latte materno.

Questi sono dati che ho messo arbitrariamente insieme, sono preoccupanti, non scopro certo l’acqua calda, ma sarebbe bello coinvolgere la cittadinanza in un dibattito.

Infine non posso tralasciare che sia l’ASL che la regione quando hanno risposto alle interrogazioni hanno detto che i dati sono in linea. (con chi non ho capito). A Voi le considerazioni .

Carlos Mattos per palazzolo5stelle

 

CAM00303In fine, per rimarcare quanto sopra, riportiamo lo stralcio di uno studio pubblicato dal settimanale In-Chiari Week. Di Carmelo Scarcella, rettore generale dell’Asl di Brescia: “escludendo i 7.305 tumori della cute non melanomi rimangono 37.186 casi di tumori maligni nei periodi studiati, di cui 17.133 osservati nelle donne e 20.053 nei maschi. Il distretto del Monte orfano con 1863 casi accertati registra una media complessiva del 4,7% in più rispetto alle attese….”

Viene da pensare: “in che posto viviamo?” Dovremmo pensare al futuro, a come vorremmo sia il nostro Paese tra 30 anni e a progettare un futuro migliore da lasciare ai posteri, lavorando duramente per realizzare ciò! Per raggiungere questo obbiettivo serve consapevolezza da parte di tutti, gente comune, coltivatori, imprenditori, lavoratori, studenti, tutti uniti per stabilire un nuovo patto di sopravvivenza. (Angelo B.)

 

Di seguito i link alle fonti principali:

http://www.airc.it/cancro/cos-e/statistiche-tumori-italia/

http://www.epicentro.iss.it/temi/tumori/registri.asp

http://www.registri-tumori.it/cms/Rapp2011

http://www.epiprev.it/pubblicazione/epidemiol-prev-2014-38-2-suppl-1

 

 

A volte la fantasia supera la realtà

Ci sono molti studi e statistiche che indicano la crscente degradazione dei nostri terreni dovuto all’uso di agenti chimici e l’aumento di decessi legati ad esso, cerchiamo di evitare l’irreparabile:

di seguito un dossier diviso in 5 parti “l’autostrada dei fuochi” estratto da una trasmissione radiofonica “inviato speciale” che tratta della situazione d’inquinamento della zona franciacorta.

di Pierandrea Marca per Palazzolo5stelle

L’uomo varcò la soglia della piccola porta di legno dall’insegna antica entrando lentamente e con titubanza. Erano trascorsi molti anni dall’ultima volta che aveva messo piede in un negozio – oramai gli acquisti si svolgevano principalmente sul web – ed era addirittura la prima volta in vita sua che entrava in una enoteca. Doveva comprare un vino per celebrare una occasione importante e aveva pensato di acquistarlo in un negozio per poter essere consigliato al meglio dal negoziante.
Si aggirò con curiosità tra gli scaffali di legno lucido, stupito di trovare migliaia di bottiglie allineate e provenienti da tutto il mondo. La sua attenzione fu però attratta da una bottiglia di vino la cui etichetta gli riportò alla mente il luogo natìo. Subito la memoria recuperò i ricordi dell’infanzia, oramai lontana: i giochi al computer con gli amici, le corse in campagna tra le colline e i vigneti, le nuotate al lago nei mesi estivi; tuttavia il piacere del ricordo gli procurò anche una sensazione di nostalgia, quasi di tristezza, nel riportare alla memoria ciò che era accaduto successivamente: gli allarmi dei genitori, le scuole chiuse, i funerali, l’esercito nelle strade, la separazione, il trasferimento in una città lontanissima.
Tornò alla realtà del negozio in pochi attimi e si decise ad acquistare una confezione regalo da quattro bottiglie – avrebbe fatto un figurone! – anche in virtù del prezzo scontato: solo 6.000 edu.
Si recò alla cassa dove ad attenderlo c’era il proprietario di sempre, un uomo divenuto anziano all’interno del proprio negozio, un testimone eccezionale che aveva visto i cambiamenti del mondo attraverso i mutamenti nella clientela, negli acquisti, nella moneta elettronica e perfino nella provenienza dei vini.
– Avete preso il Franciacorta! Sa che lei è il primo ad acquistare questo vino? Ho giusto stappato una bottiglia stamattina per degustarlo e poi spiegarlo ai miei pochi clienti affezionati. Eh, cosa vuole che le dica! Non è possibile descrivere e far comprendere la pienezza degli aromi di un prodotto nobile come il vino ad un acquirente che vive forse dall’altra parte della città o del mondo! Ma tant’è ! E’ il progresso! E’ il commercio elettronico! Prendere o lasciare! Ed io ho lasciato e non ho mai venduto vino o liquori sul web. Chi vuole vino, viene qui, lo assapora e se è di proprio gradimento lo acquista.
Il fiume di parole lasciò l’uomo ammutolito per un istante. Non sapeva cosa dire. Però il negoziante sembrava essere una persona sincera e con esperienza di cose e di mondo; ispirava fiducia. Decise quindi di spiegare il motivo della scelta del Franciacorta. In questo modo avrebbe condiviso con qualcuno la sua infanzia, i ricordi trascorsi. Ma mentre raccontava la propria storia al negoziante, si acccorse che questi dinegava con la testa, sgranava gli occhi. Come mai?
– Signore, mi dispiace deluderla, ma sta commettendo un errore, lei è stato tratto in inganno dalla etichetta Franciacorta. Il vino proveniente dalla Franciacorta – dove presumo lei sia nato – non esiste più. O meglio, è rimasta solo il marchio! Infatti il marchio fu comprato da un fondo di investimento cinese circa 10 anni fa per poi essere applicato a vini frizzanti e vini da tavola che però non hanno nulla a che vedere con l’Italia. E’ così! I vigneti del nuovo marchio Franciacorta sono in Cina e Australia.
Un sentimento di delusione, una smorfia di disappunto scosse il viso dell’uomo.
– Forse lei era troppo piccolo per ricordarsi, ma io me lo ricordo benissimo! La Franciacorta quella vera, la regione agricola bresciana, era stata utilizzata come discarica per lo smaltimento di rifiuti chimici, rifiuti industriali, ospedalieri, cromo, metalli pesanti, pesticidi, disserbanti e chissà cosa altro! Capito come? Sottoterra buttavano i rifiuti tossici e sopra coltivavano vite, granoturco, avena; allevavano anche animali. E questo fu fatto per decenni! La popolazione iniziò lentamente a morire per tumori, leucemie, allergie. Corse voce che era colpa dell’inquinamento del suolo. La produzione di vino Franciacorta crollò, le aziende vitivinicole fallirono. L’antico sapere della fermentazione dell’uva fu perso per sempre. Nel solo anno 2025 ci furono settantamila decessi in Franciacorta. Fu allora che il Governo decise di evacuare l’intera area e di trasferire forzatamente la popolazione.
L’uomo ricordò improvvisamente tutti i dettagli di quel nefasto giorno in cui – bambino – perse per sempre gli amici di scuola, le persone care, le maestre. Una lacrima segnò la guancia dell’uomo.
– Accidenti, che le succede? Ho detto qualcosa che la turba? Ah, lei ha vissuto quei momenti terribili. Mi dispiace. Senta, si avvicini che ho una proposta. Le faccio assaggiare un vino eccezionale, un vino che viene dal sud dell’Inghilterra! Si, ha capito bene! L’Inghilterra! I cambiamenti climatici hanno trasformato la Cornovaglia e il Galles in una zona vitivinicola straordinaria! Certo, il prezzo è più alto, ma la qualità è superiore e il sapore è impagabile. Su, lo assaggi! Che ne pensa? Sa cosa le dico? Le lascio due bottiglie di Red Galles, annata 2070, al prezzo del vino che aveva intenzione di comprare. Ci rimetto il mio margine, ma sentirà che aroma, che sapore, che vino! Lasci perdere il Franciacorta!
Dopo un paio d’ore l’uomo uscì dal negozio con le due bottiglie sottobraccio.
Ovviamente questo è un racconto di fantasia, ambientato in un lontano futuro che vede come protagonista il territorio della Franciacorta. Però, la situazione odierna del nostro territorio non è molto lontana da quello descritto sopra. E’ risaputo che la Franciacorta “ospita” discariche per lo smaltimento di rifiuti industriali – fonderie e siderurgie, cave per l’estrazione di sabbia e siti ecologici per il trattamento di rifiuti speciali. Le aziende agricole effettuano uno sfruttamento intensivo del suolo e delle falde acquifere, ricorrendo anche a prodotti chimici per aumentare la resa agricola. Pesticidi e disserbanti ovunque. E poi ci sono le aziende vitivinicole, i cui vigneti prolungano le radici nel sottosuolo.
Chi di voi può confermare o smentire che queste attività non sono nocive per la salute dell’uomo?
Chi di voi può confermare o smentire che ci stiamo avvelenando lentamente con le nostre mani?
Secondo voi il racconto che avete letto è opera di fantasia o presagio del futuro della Franciacorta?

Pesticidi killer delle api nelle piante ornamentali

Il test effettuato da Greenpeace punta il dito contro l’uso di pesticidi proibiti nel settore florovivaistico. Il 79% delle piante analizzate contiene veleni pericolosi

indexLe api continuano a morire per colpa dei pesticidi diffusi nell’ambiente. L’ultimo rapporto di Greenpeace International ha pubblicato un test su oltre 35 varietà di piante ornamentali acquistate in negozi di giardinaggio o supermercati. Le prove di laboratorio dicono che il 79% di esse sono contaminate da pesticidi killer delle api. Alcuni campioni contengono addirittura sostanze illegali in Europa.
Il rapporto si chiama Eden tossico: i loro veleni nel tuo giardino, e mette in luce l’ampio uso di pesticidi dannosi per le api nel settore della florovivaistica. Il 98% dei campioni conteneva residui di insetticidi, erbicidi o fungicidi. Molti campioni erano contaminati da un “cocktail” di pesticidi diversi. Insetticidi ritenuti pericolosi per le api sono stati trovati in 68 piante. In quasi la metà dei campioni sono stati rilevati residui di almeno uno dei tre insetticidi neonicotinoidi, malgrado l’uso sia stato proibito, anche se non completamente, nell’Unione europea per evitare gli impatti sulle api. In alcuni casi i neonicotinoidi erano presenti ad alte concentrazioni: il 43% conteneva imidacloprid, l’8% il thiamethoxam, mentre il clothianidin è stato trovato nel 7% del totale.”I fiori sui nostri balconi o nei nostri giardini possono contenere pesticidi tossici, che mettono a rischio api e altri impollinatori. Finché si continueranno a utilizzare pesticidi killer delle api per la coltivazione di piante e fiori, tutti noi possiamo essere complici inconsapevoli di una contaminazione ambientale che mette a rischio le api”, dichiara Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura di Greenpeace Italia. “Il bando parziale in vigore su alcuni neonicotinoidi non basta a proteggere le api e gli altri impollinatori. È necessario subito un divieto assoluto dei pesticidi dannosi per le api, che sia il primo segnale di un cambio radicale dell’attuale modello agricolo industriale basato sulla chimica di sintesi”, conclude Ferrario.La presenza di residui di antiparassitari non autorizzati in piante ornamentali vendute in Europa evidenzia la necessità di un maggior rigore dei sistemi di monitoraggio e gestione delle filiere nel settore florovivaistico. Questa però, sottolinea Greenpeace, è solo la cima dell’iceberg. Quello che serve è lo sviluppo e la promozione di pratiche agricole ecologiche, che garantiscano ambienti salubri e sicuri all’interno di aziende agricole e giardini, dove insetti e biodiversità possano prosperare.

Scarica il rapporto di Greenpeace http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2014/Eden-tossico.pdf

Risultati Europee 2014

Rongraziamo i 1229 cittadini Palazzolesi che hanno scelto di votare il MoVimento 5 stelle.

clicca l’immagine per ingrandire

europee 2014 palazzolo

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