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Nuovo referendum Provinciale

Nonostante nel 2011 milioni di italiani abbiano deciso che l’acqua deve rimanere pubblica, la Provincia di Brescia ha deciso di svendere il servizio idrico bresciano ai privati: entro il 31 dicembre 2018 quasi la metà delle quote di “Acque bresciane S.r.l.”, società oggi a capitale pubblico, verranno messe sul mercato europeo.

Sprezzanti della volontà popolare e senza informare i cittadini, la maggioranza dei sindaci bresciani – compresi quelli che si appellano al “bene comune” – spalanca così la porta alle grandi multinazionali, con la scusa che “solo i privati” avrebbero le risorse per investire sulla rete (una rete che oggi perde il 40% dell’acqua potabilizzata).

Il comitato “Brescia Acqua Bene Comune” ha promosso un referendum consultivo per dare ai cittadini la possibilità di dire come la pensano. Insieme a tutto il MoVimento 5 Stelle bresciano, anche il gruppo Palazzolo a 5 stelle darà il suo contributo chiedendo che il Consiglio comunale approvi una delibera in favore del referendum (secondo lo statuto della Provincia, perché la consultazione si svolga sono necessarie almeno 25 delibere rappresentative del 3% del corpo elettorale bresciano).

A tutti coloro che hanno a cuore un bene vitale così prezioso chiediamo la massima attenzione e il pieno sostegno. Non la daremo vinta a chi si piega all’interesse di pochi calpestando la democrazia.

 

 

All’attenzione del Sindaco, della Giunta e dei Gruppi Consigliari del Comune di Palazzolo sull’Oglio.

Il Movimento 5 Stelle si batte da sempre in favore dell’acqua pubblica, come bene imprescindibile per la vita, che deve quindi restare lontano da qualsiasi forma di profitto o speculazione.

Nonostante un referendum nazionale che nel 2011 ha ribadito con forza questo concetto, a livello locale si ripetono tentativi di privatizzazione del servizio idrico più o meno evidenti.

Il comitato Brescia Acqua Bene Comune ha promosso un referendum consultivo per sancire ancora una volta la necessità che in Provincia di Brescia la gestione dell’acqua resti in mani completamente pubbliche, anche dopo la creazione della società unica Acque Bresciane Srl.

Nei giorni scorsi a tutte le amministrazioni della provincia è stata inviata da parte del suddetto Comitato una proposta di delibera.

Per poter essere indetto questo referendum ha bisogno del supporto di 25 Comuni bresciani rappresentanti di almeno il 3% della popolazione votante della Provincia.

Con la presente siamo a chiedere la discussione in Consiglio Comunale della proposta di adesione al referendum – quale strumento indispensabile di democrazia – in materia di gestione del servizio idrico integrato di cui in oggetto.

Cordiali saluti

Movimento 5 Stelle

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Le falde indicano che…

acqua2Per ora stanno bene, ma è solo questione di tempo:

Nelle scorse settimane abbiamo prelevato alcuni campioni di acqua dai rubinetti di Chiari, Palazzolo e Cologne, al fine di farli analizzare ad un laboratorio accreditato.
Obiettivo? Scongiurare la presenza di alcune sostanze che, partendo dall’ultimo rapporto ISPRA, avevano catturato la nostra attenzione e quella dei media.
Parliamo del GLIFOSATE e dell’AMPA, pesticidi ampiamente presenti nelle acque superficiali e sotterranee, ai quali abbiamo aggiunto l’analisi del CROMO VI, sostanza non certo assente nel bresciano. I rapporti hanno evidenziato come non siano emerse tracce di GLIFOSATE e AMPA in tutti e 3 i campioni.
Per quanto riguarda il CROMO VI i valori analizzati sono stati inferiori ai minimi riscontrabili, tranne una leggera traccia di 2,5 ug/l nei rubinetti di Palazzolo.
Tale valore non deve allarmare i cittadini, anche se riteniamo che sostante cosi pericolose non debbano essere presenti nelle acque potabili.
Per questa ragione chiediamo agli enti preposti un monitoraggio ancor più approfondito e costante di tale parametro, troppo spesso inglobato nei rapporti come CROMO TOTALE, senza essere quindi distinto, rendendo praticamente impossibile il suo controllo anche da parte dei cittadini.
Vista poi, come evidenziato dall’ultimo rapporto ISPRA, la massiccia presenza di pesticidi nei corsi d’acqua, continuiamo a sostenere che sia indispensabile attivare una seria politica che escluda l’utilizzo di tali sostanze sia in agricoltura sia sui suoli pubblici, (ad esempio favorendo metodologie biologiche, sfalci meccanici etc…) prima che possano arrivare nelle falde più profonde compromettendo la qualità dell’acqua potabile, considerato anche il fatto che la somma di più inquinanti ne aumenta esponenzialmente il grado di pericolosità.

Ecco i risultati delle analisi:

Analisi Cologne Analisi Palazzolo Analisi Chiari

L’ acqua contesa e il referendum disatteso

risultati referendun acqua 2011

Era il 2010, quando a seguito del decreto Ronchi del 2009 ( governo Berlusconi ) che apriva alla privatizzazione del servizio idrico, cittadini, comitati e movimenti in difesa dell’acqua pubblica iniziarono a mobilitarsi. Obiettivo: raccogliere le firme necessarie per indire un referendum che bloccasse le conseguenze di tale decreto.

Il nostro gruppo di Palazzolo a 5stelle (insieme ad altre associazioni) iniziò  una campagna per sensibilizzare la cittadinanza sul tema e raccogliere le firme necessarie, con diversi banchetti sul territorio.

Nella stessa amministrazione comunale vi fu un duro scontro tra la maggioranza di centro destra che sosteneva la tesi del decreto Ronchi e l’opposizione: in prima linea il gruppo del PD con l’attuale sindaco Gabriele Zanni, sostenuto fortemente in quella battaglia dal nostro gruppo di Palazzolo a 5stelle.

A livello nazionale vennero raccolte un milione e mezzo di firme e il risultato del referendum del giugno 2011, con il 95% di consensi, bocciò inequivocabilmente chi voleva  portare il servizio idrico nelle mani di soggetti privati.

A fine  luglio 2011 fu approvata in consiglio comunale la mozione per la modifica dello statuto comunale che sanciva la decisa contrarietà alla partecipazione privata della gestione dei servizi idrici.

Purtroppo abbiamo recentemente appurato, con notevole disappunto, che non è mai stato modificato lo statuto comunale in ottemperanza all’esito di quella mozione .

Nell’ottobre 2014  lo Sblocca Italia, Renzi – Lupi obbligava ad assegnare il servizio idrico ad un unico gestore a acqualivello provinciale.

Nell’ ottobre 2015  la conferenza dei sindaci ha votato per la partecipazione di società private nella gestione dell’acqua della provincia di Brescia, di fatto in disaccordo sia con l’esito referendario sia con le dichiarazioni del 2010 dello stesso sindaco Zanni.

Vogliamo ricordare che alla conferenza dei sindaci bresciani dello scorso ottobre, sarebbe stato opportuno, da parte del sindaco Zanni, informare la cittadinanza in merito alla scelta che si doveva discutere e votare sulla base delle eventuali istanze dei cittadini.  E’ a questo punto che come  gruppo Palazzolo a 5stelle abbiamo chiesto e ottenuto che il sindaco indicesse, anche se con grave ritardo, una conferenza/dibattito pubblica per spiegare e discutere con i cittadini cosa stia succedendo e del perché si sia fatta, in sede di conferenza dei sindaci bresciani, tale scelta.

Non pensiamo di poter essere accusati di sciacallaggio o strumentalizzazione politica, visto che questa situazione, a dir poco contraddittoria e grottesca, non è stata causata da  scelte nostre.

La conferenza/dibattito pubblica si terrà venerdi 26 febbraio a Palazzolo sull’oglio, saranno presenti:

Marco Zemello – presidente dell’ATO di Brescia

Francesco Raucci – presidente dell’associazione acqua bene comune

Michele Gussago – consigliere provinciale PD

Claudio Salogni per Palazzoloa5stelle

Guerra e immigrazione – terrorismo e informazione.

bush e blair guerra

 

Terrorismo è un termine molto usato soprattutto negli ultimi anni. Azioni criminali e vigliacche che colpiscono senza distinzione persone innocenti.
Nell’occidente le stragi terroristiche destano orrore e preoccupazione nella nostra opinione pubblica, molto ma molto di più di quanto ne destino stermini ancora più grandi che si attuano però ai danni di popoli lontani e mediaticamente meno protetti.
Dovremmo riflettere sul perché quegli Stati, nostri alleati, spesso dittature sanguinarie che finanziano gruppi terroristici per destabilizzare lo “scomodo” vicino, non vengano considerati per quello che sono. Sfugge il motivo per il quale, un crimine commesso da “ Amici e alleati “ sia considerato solo come un errore tollerabile o atto dovuto.
La Turchia, ad esempio, membro NATO e prossimo membro UE, che oltre ad arrestare e uccidere giornalisti e chiudere testate scomode, ha Continua a leggere

L’armando furioso e il cronista “furbacchione”

BelpietroGli ultimi avvenimenti legati agli attentati di Parigi hanno sollevato un polverone di affermazioni e polemiche in merito alle recenti dichiarazioni del consigliere Armando Marini.

Appare strano che le stesse polemiche non abbiano nemmeno sfiorato il direttore del quotidiano Libero, il palazzolese Maurizio Belpietro, per il titolo in prima pagina “Islamici Bastardi” all’indomani della strage di Parigi. Titolo fortemente criticato persino dal leader del Front National (estrema destra) Marine Le Pen.

Vero è che le parole del giornalista non sono in assoluto paragonabili a quelle del consigliere Marini, ma la portata mediatica del titolo è estremamente superiore.

Crediamo convintamente nella libertà di espressione, ma esiste anche la deontologia professionale. Islamico è un aggettivo diverso da islamista. Mentre la parola islamico, così come musulmano, indica il fedele, il luogo di culto, un rito, una pratica o qualsiasi ambito relativo alla sfera religiosa, giornalisticamente parlando dire «islamista» significa invece far riferimento esplicito alla dimensione politica dell’islam, e semmai agli integralismi religiosi.

Se è vero, come dichiarato da Belpietro che le sue parole erano riferite esclusivamente ai terroristi, avrebbe come minimo dovuto ammettere l’errore linguistico, ma così non è stato.

Se non ci fermiamo solo al titolo emerge chiaramente l’intenzione di alimentare l’odio etnico e religioso. In un passaggio arriva addirittura ad attaccare Papa Francesco; secondo il giornalista palazzolese responsabile d’aver tradito le parole di Gesù Cristo.

Belpietro non siede in consiglio comunale, ma ricordiamo essere personaggio pubblico che ha ricevuto in passato la benemerenza palazzolese, vale a dire un attestato di stima e riconoscenza da parte della cittadinanza. Per questa ragione ci sembra singolare che le giuste critiche a Marini non siano state poste – con i dovuti distinguo  – anche alla sua condotta giornalistica e morale.

Per dovere di cronaca bisogna precisare che Belpietro non è nuovo a questi titoli “illuminati”: per citare uno dei tanti episodi di disonestà, nell’aprile 2010 scrisse «Terroristi vittime o pirla?» a seguito  dell’arresto da parte  dei servizi segreti afghani e soldati dell’Isaf  dei medici di Emergency che operavano in Afghanistan. L’illustre giornalista descriveva un sottinteso favoreggiamento ai terroristi afghani da parte dei medici arrestati. Belpietro e il direttore Feltri  furono poi condannati per diffamazione.

Il consigliere Marini riteniamo sia vittima inconsapevole, come tanti di noi, di mala informazione. Belpietro, invece mira volutamente nei suoi articoli a depistare l’attenzione dei cittadini.

A prescindere da chi ne sia l’autore della frase, o del titolo di giornale, sarebbe corretto formulare sempre una critica nel merito e non a seconda delle convenienze del momento.

P.S.: A BREVE ULTERIORE POST DI APPROFONDIMENTO SUL TEMA TERRORISMO. RESTATE CONNESSI!

Clsudio Salogni per Palazzoloa5stelle

SE L’EXPO DIVENTASSE DADAAB?

DADAAB, KENYA - JULY 19:  An aerial view of the Dagahaley refugee camp which makes up part of the giant Dadaab refugee settlement on July 19, 2011 in Dadaab, Kenya. The refugee camp at Dadaab, located close to the Kenyan border with Somalia, was originally designed in the early 1990s to accommodate 90,000 people but the UN estimates over 4 times as many reside there. The ongoing civil war in Somalia and the worst drought to affect the Horn of Africa in six decades has resulted in an estimated 12 million people whose lives are threatened.  (Photo by Oli Scarff/Getty Images)

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Sotto trovate una foto aerea dell’EXPO, sopra il campo profughi più grande al mondo: Dadaab. Si trova in Kenya, ospita 500.000 rifugiati di Eritrea e Somalia, esiste da più di 20 anni, il governo Kenyota ne ha chiesto all’Onu lo sgombero e viene gestito dalla UNHCR.

Con la crisi-profughi in Italia e i partiti che lanciano slogan senza vedere dov’è il problema, è chiaro che il titolo è solo una provocazione, ma a Tiburtina è stata allestita una tenda per la prima accoglienza dei profughi, e già è stata avvisata la protezione civile ad Udine, Biella e Treviso per l’allestimento delle tendopolis. Con l’arrivo dell’estate, la situazione immigrati che peggiorerà e l’inutilità dell’area Expo dopo il 31/10/2015, non è da escludere che diventi il campo profughi più grande d’ Europa!

Ma quanti sono i profughi nel mondo? 40 milioni …
La situazione purtroppo peggiorerà …
I Paesi con più profughi sono quelli colpiti dalle guerre, come l’Afghanistan e la Siria con 2,5 milioni ciascuna, la Somalia con 1,2 milioni ed altri come Sudan, Congo, Myanmar, Iraq, Eritrea.
I primi Paesi per accoglienza sono il Pakistan con 1,6 milioni, l’Iran con 0,9 ed il paradosso del Libano con 850,000 ed una popolazione di 4,5 milioni.

L’Europa rischia di più con i profughi che con il default della Grecia. Anche se si riuscisse a dividere i profughi equamente con gli altri paesi europei, la soluzione che offrono tutti i partiti è quella di allestire dei nuovi campi nel nord Africa. Peccato che i campi già esistono ed i Paesi ospitanti non li vogliono più perché creano tensioni sociali. Se qualcuno vuole militarizzare il nord dell’Africa si accomodi pure. Ricordiamo tuttavia che la legge sui rifugiati è stata approvata dall’ONU dopo la Seconda Guerra Mondiale: i primi rifugiati furono europei.

Intanto le soluzioni con cui procedere sono il rimpatrio (dove possibile), il reinsediamento e l’integrazione.
Ma l’intero pianeta si dovrà interrogare sulle cause del problema, come ad esempio la vendita d’armi e lo sfruttamento delle risorse naturali dei paesi più poveri da parte delle multinazionali.
Le guerre, milizie – guerriglieri, gruppi separatisti, coinvolgono 27 stati in Africa, 16 in Asia, 9 in Europa, 8 in Medio Oriente, 5 in America.
Le ultime previsioni dell’ONU ci dicono che entro il 2050 a causa delle crisi ambientali e dei cambiamenti climatici 250 milioni di persone saranno costrette ad emigrare, l’80% dal Sud al Nord del mondo.

In conclusione, la situazione tenderà solo a peggiorare, nessuno ha la bacchetta magica, ma le potenze del mondo se volessero risolvere la situazione a breve dovrebbero abbandonare gli interessi di potere ed economici.

Carlos Mattos per Palazzoloa5stelle

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LIBERTA’ FUORI DALL’EURO

Riceviamo ed inoltriamo:

fuori dall'euro

Dai principi di base economici non si scappa. Nonostante l’ignoranza, la presunzione o la criminalità di chi ha introdotto l’Euro in Italia, come Romano Prodi o Giuliano Amato, la moneta deve essere lo specchio dell’economia di un Paese. Consentite la semplicità del paragone: proprio come un paio di scarpe, chi calza il 38 non camminerà bene con il 40.
Quando economie profondamente differenti come quelle europee hanno adottato la stessa moneta Euro, si è creato uno squilibrio che ha generato le sue gravi conseguenze giorno dopo giorno. Tutti i Paesi del Sud, che avevano monete più deboli dell’Euro, si sono ritrovati dall’oggi al domani con una moneta troppo forte e quindi incentivati ad acquistare prodotti esteri grazie al cambio vantaggioso. Ovvio, tuttavia, che se continuo a comprare arance dall’Austria – come imposto dalle quote nazionali europee – prima o poi i miei agricoltori chiuderanno. Ovvio, tuttavia, che se continuo a comprare BMW le mie aziende meccaniche chiuderanno. E con loro si perderanno i salari. E con loro si arresteranno gli acquisti interni. E mentre le aziende chiudono, anche lo Stato sarà costretto a rifornirsi dall’estero, aumentando il proprio debito pubblico… Attenzione allora! Gli Stati meridionali non hanno aumentato il debito perché “spendaccioni-brutti e cattivi” ma a causa dell’Euro! Guarda caso, la crisi del debito pubblico ha colpito Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo, Italia e Francia in ordine cronologico in relazione alla debolezza delle loro monete. Che coincidenza… Chiaramente nei Paesi che avevano monete più forti dell’Euro si avvera la situazione complementare, con aumento delle esportazioni. Il sistema economico è chiuso. Se aumentano le importazioni in determinati Paesi, specularmente aumentano le esportazioni in altri. Caso vuole, che dall’adozione dell’Euro ad oggi le bilance commerciali dell’Italia e della Germania si siano invertite: le esportazioni dell’Italia sono cioè diventate esportazioni della Germania. Inoltre, se le economie del Sud non possono più contare sulla svalutazione monetaria per garantire competitività nelle esportazioni, allora non rimane loro che puntare sulla svalutazione interna, cioè abbassare i salari, creando povertà (come ammesso perfino da Mario Monti, il primo al servizio dell’Austerity in Italia, seguito da Enrico Letta e dall’attuale Matteo Renzi). Dura la legge dell’economia. Ma inevitabile. Ed in Italia oramai, con la disoccupazione alle stelle, tutto questo si tocca con mano.
Adottando l’Euro, i Paesi rinunciano alla propria sovranità monetaria, perdendo il potere della Banca centrale di stampare moneta. In Italia il processo preparativo all’Euro è iniziato nel 1981, con il divorzio tra la Banca d’Italia ed il Ministero del Tesoro e quindi l’impossibilità della Banca di acquistare titoli di Stato per farne abbassare il prezzo sul mercato. Oggi il prezzo dei titoli è vittima del ricatto dei mercati finanziari, delle banche private internazionali, come la Goldman Sachs, uniche finanziatrici del debito pubblico. Oggi gli Stati, per garantire i servizi ai cittadini, sono costretti ad indebitarsi verso enti esterni, pagando interessi. Attenzione allora! Gli Stati non aumentano il proprio debito perché sono “spendaccioni-brutti e cattivi” ma perché hanno rinunciato ad autofinanziarsi! Non fraintendiamo. Non è corretta una politica espansiva d’eccesso ed indiscriminata. Ma una politica monetaria in funzione di un piano economico è alla base della gestione economica sana di uno Stato sovrano. Ad esempio, l’America, dopo la crisi dei derivati del 2007, si è rapidamente risollevata grazie alla possibilità della sua Banca, la FED, Federal Reserve, di stampare moneta. L’Europa, invece, subisce ancora oggi le conseguenze degli errori americani.
Tutto quanto è stato imposto agli Stati europei con l’Euro è volto o a tagliare la spesa pubblica, per traghettare il denaro dello Stato verso gli istituti finanziari privati o ad aumentare le tasse all’economia reale, per finanziare meccanismi risucchiati dagli stessi istituti finanziari privati: vedasi il pareggio di bilancio, il Fiscal Compact, il MES o le operazioni della BCE, Banca Centrale Europea, di LTRO, TLTRO e QE.
Brevemente:
– Il pareggio di bilancio, introdotto nella Costituzione italiana sia dal PD che dall’ “ex-PDL”, impone che quanto raccolto in tasse sia pari a quanto speso in servizi. Questo equivale ad economia stagnante perché se lo Stato raccoglie tanto quanto immette nel Paese, nulla rimane al suo sistema produttivo da investire o ai privati in risparmio.
– Il Fiscal Compact impone all’Italia di tagliare la spesa pubblica o di aumentare le tasse per 50 miliardi circa all’anno per 20 anni, per ridurre al 60% il rapporto debito/PIL. Peccato che, come spiega l’economista John Maynard Keynes, ad ogni taglio della spesa pubblica consegue una maggiore decrescita del PIL, per cui si ottiene di fatto l’effetto inverso: il peggioramento del rapporto. Non a caso, con le recenti politiche di Austerity, gli Stati meridionali vedono il proprio debito crescere. Inoltre, se ricordiamo come fu difficile raccimolare una tantum i pochi miliardini che si contavano sulle dita di una mano per l’IMU, traete voi le conclusioni…
– Il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, prevede che Germania, Francia ed Italia finanzino “una pentola unica” che salvi le banche
-attenzione! Non i cittadini- dei Paesi meridionali come la Grecia, le quali li restituiranno ai loro principali creditori, ovvero le banche tedesche e francesi. Ebbene sì, avete capito bene, per gli italiani oltre il danno (essere etichettati come spendaccioni), anche la beffa (pur essendo in recessione, devono ripagare l’esposizione delle banche tedesche e francesi che hanno speculato sugli alti rendimenti dei titoli periferici, a differenza delle banche italiane che, per corretta politica interna, non si sono esposte verso quegli Stati).
– LTRO, Long Term Refinancing Operation (Operazione di Rifinanziamento a Lungo Termine) e più recenti, TLTRO, Targeted Long Term Refinancing Operation (Operazione di Refinanziamento a Lungo Termine “Targhettizzata”, a destinatario definito), sono immissioni di denaro a costo irrisorio (es: 1%) dalla BCE alle banche private nazionali, affinché le stesse acquistino titoli di Stato nel primo caso o li prestino all’economia reale nel secondo, formalmente, perché di fatto esiste il probabilissimo evento che i TLTRO vengano utilizzati dalle banche per restituire alla BCE gli LTRO.
– QE, Quantitative Easing (Alleggerimento Quantitativo), immissione di liquidità da parte della BCE verso le bache centrali nazionali affinché acquistino titoli di debito pubblico. Gli stessi saranno sotto legislazione internazionale per cui, qualora l’Italia tornasse alla Lira, la Banca d’Italia sarebbe costretta a ripagare questi debiti in Euro. Operazione quindi a tutela dei Paesi creditori come la Germania. Attualmente, infatti, la maggior parte del debito italiano è sotto legislazione italiana e quindi ripagabile in rapporto 1:1 in Lira qualora l’Italia optasse per il recupero della propria moneta e la conseguete svalutazione che oscillerebbe tra il 20 ed il 30%. Debito ripagato senza default quindi, perché come da contratto con il creditore. Ma alla Germania non converrebbe ricevere “100 Lire “– svalutate – al posto di “100 Euro”! Ecco che allora, guarda caso, con l’operazione QE, la BCE inizia il percorso di ridenominazione del debito in legislazione internazionale, a tutela dei creditori, nella consapevolezza che l’Euro salterà. La BCE fa gli interessi europei o tedeschi?
L’Italia ha un tessuto produttivo straordinario ed ancora il vantaggio della maggior parte del debito, sia pubblico che privato, sotto legislazione italiana. Due condizioni che ci mettono in una posizione ben migliore della Grecia per uscire dall’Euro. E nonostante ciò, recenti studi dell’Agenzia di Rating Standard &Poor’s dicono che persino la Grecia trarrebbe vantaggio, nel lungo termine, ad uscire dall’Euro.
Non crediamo più agli spauracchi dell’Europa unita contro la Cina. L’unico Paese che guadagna in competitività contro la Cina è la Germania, che trova manodopera a basso costo nel Sud europeo ed assorbe il totale delle esportazioni.
Fuori dall’Euro la Libertà attende gli Italiani.
Uscire dall’Euro è possibile proprio come ci si è entrati. Con un Referendum.
Il gruppo del Movimento 5 Stelle di Rovato, ha raccolto le firme per la legge di iniziativa popolare che consentirà di indire il Referendum per decidere sul futuro dell’Euro.
Se vuoi contattarci per renderti partecipe a migliorare la tua Citta’, ti aspettiamo ogni Mercoledi sera dalle ore21 presso la birreria “Mercareo” in via Martinengo Cesaresco,47 ( zona Mercato/ Polizia Municipale).
Ci trovi anche in facebook alla pagina Rovato 5 Stelle.

di Michela Apostoli per Rovato 5 Stelle

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