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Recensioni: “Scorie radiottive – Chi sa trema ma in silenzio”

Da Libreidee.org

Nonostante i referendum dello scorso giugno abbiano ribadito l’indisposizione degli italiani ad avere a che fare con l’energia nucleare, sono ancora molti i rischi e i problemi legati alla radioattività: dai rifiuti radioattivi di Saluggia, nel vercellese, alle testate atomiche nelle basi americane di Ghedi e Aviano; dagli effetti del poligono del Salto di Quirra, in Sardegna, all’uranio nelle montagne della val di Susa. Solo alcuni sono legati alle vecchie centrali atomiche, ma la maggior parte di essi restano taciuti. Lo rivela il libro-inchiesta “Scorie radioattive”, indagine di Andrea Bertaglio e Maurizio Pallante, con una scoperta richiamata già nel sottotitolo: “Chi sa trema, ma in silenzio”.

Di tanto in tanto, in date sconosciute, ci sono treni che fanno la spola tra l’Italia e la Francia attraversando paesi e città. «Trasportano scorie nucleari, solo che nessuno lo sa». Sulle rive della Dora Baltea, esattamente a Saluggia, è stipato l’85% dei rifuti radioattivi italiani, in gran parte in forma liquida. Dovevano essere solidificati trent’anni fa, e invece sono ancora lì. Insieme a cinque chili di plutonio, «una quantità suffciente a uccidere 50 milioni di persone: un decimo di milligrammo, se inspirato, costituisce uffcialmente una dose mortale». Un chilometro e mezzo più a valle c’è il più grande acquedotto del Piemonte, «e quando il fume è in piena, chi sa trema. Ma in silenzio».

L’editore Aliberti sottoscrive l’allarme lanciato da Pallante, teorico italiano della decrescita, e da Bertaglio, indagatore di temi ambientali per varie testate, tra cui “Il Fatto Quotidiano”. Ci sono depositi di rifuti radioattivi un po’ ovunque, nel nostro paese teoricamente “denuclearizzato”: gli scarichi di routine dei centri nucleari fniscono nei fumi e nei laghi, ma nessuno sembra notarlo. «Sotto il terreno bresciano sono stipate 40 bombe atomiche, altre 50 ad Aviano». Secondo un rapporto del Dipartimento della Difesa Usa, nelle basi “italiane” ci sono problemi negli edifici di supporto, insufficienze «alle recinzioni dei depositi, all’illuminazione e ai sistemi di sicurezza», mentre «a guardia delle basi vi sono soldati di leva con pochi mesi di addestramento». Anche questo, di certo, sette italiani su dieci lo ignorano.

Secondo Bertaglio e Pallante, anche il nucleare discende dall’ossessione per una crescita illimitata Continua a leggere

L’ orto vien da sé – Evento 21 e 22 Ottobre

Mentre il verde pubblico del paese rischia di essere venduto, l’associazione Culturale Terzo Millenio, L’Age e NCS di Pontoglio organizzinato due incontri all’insegna della natura e della terra.

Per venerdì sera è fissato un incontro esplicativo sul Metodo Fukuoka, basato sul “non lavorare e non fertilizzare il terreno, non estirpare le erbe, non usare antiparassitari, e non potare le piante”; il sabato invece è possibile visitare un podere ad Adro coltivato con questa tecnica e assistere a dimostrazioni pratiche.

Una buona occasione per evitarsi le solite incursioni nei centri commerciali!

Per maggiori informazioni aprire l’allegato e telefonare a Dario 333.6365281

IL MIO AMICO IMMAGINARIO ESISTE E FA RIFIUTI ZERO A PALAZZOLO

Ho un amico immaginario che stimo. Ha la mia età (28 anni) ed è Palazzolese, è dotato di una coscienza ambientale che non ha pari.

Il mio amico immaginario mi ha spiegato come fa “rifiuti zero” in un paese che ha una percentuale di raccolta differenziata intorno al 40%, dove si ricicla solo: carta, plastica, vetro e alluminio. Per poter differenziare tutti i rifiuti ha catalogato ogni materiale di scarto ad uso domestico: polipropilene (PP), poliaccoppiato (PI), polietilene (PE), alluminio (ALL), vetro (VE), carta , acciaio (ACC) ecc…  Il tutto in una tabella dettagliata che ne individua la sigla, come riconoscerlo, il grado di differenziazione ecc.. praticamente si tratta di una scheda tecnica del rifiuto. Rifiuto che pian piano inizia  a “guadagnarsi “ l’accezione di risorsa.

Il mio amico immaginario che esiste mi ha spiegato che per fare rifiuti zero non è sufficiente riciclare, bisogna ridurre il problema della spazzatura alla fonte. Dice che la formula per fare rifiuti zero sta nelle 3 “R”: riduzione , riutilizzo, riciclaggio.

Riduzione: acquistare prodotti alla spina elimina l’imballo.

Riutilizzo: donare vestiti che non si usano più, oltre ad essere una forma di beneficenza,  evita di trasformare in rifiuto qualcosa di utile.

Riciclaggio: differenziare il rifiuto al fine di ottenere altre materie chiamate “materie prime seconde”, riducendo il consumo delle risorse del pianeta e dell’energia per la loro estrazione.

Mi spiega che per  seguire la filosofia “Zero  waste”, deve – contro il proprio volere – violare delle norme, questo perché l’amministrazione comunale non mette a disposizione della cittadinanza gli strumenti per  riciclare tutti i prodotti differenziabili. In conseguenza di ciò, si ritrova costretto a portare abusivamente i poliaccoppiati in un comune limitrofo che  li ricicla, in caso contrario sarebbero destinati all’inceneritore.

Per il mio amico immaginario che esiste, rifiuti zero, oltre ad essere una filosofia, è una battaglia contro un sistema, è una lotta quotidiana contro il malcostume ambientale ed un impegno costante nello smaltire ad impatto zero. Per esempio, smaltisce anche l’organico buttandolo nella buca del letame in campagna,  separa il polietilene, che è una plastica “pregiata”, per  donarlo a delle associazioni no-profit, e molto altro ancora.

Il mio amico immaginario che esiste mi infonde fiducia, mi fa pensare che se la gente  vuole un mondo migliore non deve solo desiderarlo ma diventare protagonista del cambiamento attraverso il suo comportamento. Poi, guardo quel che accade a Terzigno:  cittadini manganellati dalla Polizia di Stato perché vogliono difendere il loro territorio dalle inquinantissime e tumorali discariche, e mi sale lo sconforto.

Il mio amico immaginario che esiste ci insegna che il cambiamento deve partire dalla responsabilità individuale, frutto di una coscienza civile che dovrebbe alimentare il sentire comune, un sentire comune armato di consapevolezza, rispetto per l’ambiente ed amore per la vita. Solo così potranno cambiare le cose.

Un ringraziamento speciale all’amico ignoto.

A cura di Claudio Cominardi per Palazzolo5stelle

GUIDA ECOLOGICA

GUIDA ECOLOGICA

In vari comuni italiani si è riusciti a migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso un sistema di rete. Un esempio tangibile è dato dall’ associazione dei comuni virtuosi che grazie ad un network tra vari comuni a ‘5 stelle‘ ha consentito un forte legame tra amministrazioni comunali, le quali, scambiandosi opinioni, consigli e pareri, sono giunte a miglioramenti oggettivi sul territorio.

La prima pietra di questo cambiamento vuole essere posata attraverso la diffusione di una “GUIDA ECOLOGICA“, in cui vengono illustrati dei consigli che, se messi in atto da tutti, porterebbero un notevole vantaggio ambientale e di risparmio economico da parte del consumatore.

La GUIDA ECOLOGICA si compone di sei parti complementari:

  • PRIMA PARTE:  INTRODUZIONE
    la pagina che state leggendo, leggere le avvertenze (1 pag.)
  • TERZA PARTE: ECO-IGIENE
    dedicata alla pulizia della persona e della casa, a basso impatto ambientale (15 pag.)
  • QUARTA PARTE: APPROVVIGIONAMENTI
    dedicata al recupero delle risorse necessarie alla vita domestica (11 pag.)
  • QUINTA PARTE: ALIMENTAZIONE
    dedicata all’alimentazione naturale (4 pag.)
  • SESTA PARTE:SALUTE
    dedicata ai piccoli rimedi naturali (2 pag.)


Leggi e diffondi la guida ecologica di PALAZZOLO A 5 STELLE

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