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GIORGIA ”LA STREGA” CONQUISTA L’ITALIA


(fonte: IN(Chiari)Week)


GAMBARA. LIBERI I TRE RAGAZZI ARRESTATI PER VIOLENZA

Sono tornati a casa i tre ragazzi mantovani di Casalmoro arrestati dai carabinieri di Verolanuova con l’accusa di violenza sessuale di gruppo in un locale pubblico di Gambara. I tre ragazzi sono stati scarcerati dal tribunale del riesame: i giudici hanno accolto la richiesta presentata dai difensori, gli avvocati Gianfranco Abate e Federica Turano.

Non ci sono ancora le motivazioni del tribunale, ma solo il dispositivo. A casa era già tornato anche il quarto ragazzo coinvolto nella vicenda, il minorenne portato dai carabinieri al Beccaria di Milano e scarcerato dal tribunale dei minori nei giorni immediatamente successivi all’arresto. Davanti ai giudici del riesame presieduto da Michele Mocciola, il terzetto è comparso venerdì mattina con l’assistenza dei due legali. L’udienza non è stata breve, i giudici hanno visionato insieme ai difensori le immagini riprese dal sistema di videosorveglianza nell’antibagno, dove erano i quattro ragazzi prima che le due ragazze, stando alla denuncia raccolta dai carabinieri, entrassero nel bagno delle signore. Le immagini, secondo i difensori, mostravano chiaramente il comportamento dei quattro ragazzi.

«Nessuno ha usato cacciaviti per entrare nel bagno dove si trovavano le ragazze, questo emerge chiaramente dal filmato – ha detto Gianfranco Abate -. La vicenda, da quanto emerge, è quella di un fugace palpamento su una giacca a vento e penso si debba tenere conto delle condizioni in cui si trovavano sia i ragazzi che le ragazze. Ritengo che quanto accaduto a Gambara – è la conclusione del legale -, anche in considerazione della serietà delle famiglie, non meritasse l’enfasi che ne è scaturita»
L’episodio denunciato dalle due ragazzine, di 16 e 17 anni, risale alla sera del 7 marzo, ma i ragazzi sono stati fermati dai carabinieri nella notte tra domenica e lunedì, in concomitanza con la giornata della Festa della donna. I militari li avevano individuati grazie alle immagini e alla testimonianza di una persona presente nel locale che li aveva notati e aveva notato l’auto su cui viaggiavano, la Fiat Punto di proprietà di uno dei genitori dei ragazzi.

In cella Canton Mombello con l’accusa di violenza sessuale di gruppo erano finiti T.M.K., 21enne, originario della Thailandia, Y.J. di vent’anni, originario del Burkina Faso e M.T. di 19 anni, tutti residenti a Casalmoro, come il 17enne che era stato portato nel carcere minorile milanese.
La violenza di gruppo, secondo l’accusa, era stata consumata nel bagno del «Cafè Noir» di Gambara. Le due ragazzine avevano denunciato ai carabinieri di essere state aggredite nel bagno.

(fonte: bresciaoggi)

UNA PALAZZOLESE A 5 STELLE SUL MENSILE NAZIONALE “ELLE”

Siamo orgogliosi di pubblicare l’intervista che il mensile nazionale al femminile ELLE ha pubblicato sul numero di maggio a 6 donne tra le più seguite e attive in Rete nell’ambito delle tematiche femminili.

Tra le sei c’è la palazzolese Giorgia Vezzoli, vicepresidente del Movimento PALAZZOLO A 5 STELLE, poetessa ed autrice del blog vitadastreghe.blogspot.com (Storie, informazioni e battaglie per donne che non amano sopportare) che ha raggiunto in breve tempo  quota 21mila pagine viste e 600 contatti su facebook con l’omonimo gruppo: un modo efficace ed interattivo di portare avanti battaglie femminili e di condividere informazioni, avvicinando donne e storie molto spesso isolate e sconosciute ai più.

Buona lettura…

AGORA’, IL FILM CHE FINALMENTE VEDREMO

“Ce l’abbiamo fatta! Agorà verrà distribuito dalla Mikado a fine Aprile! Abbiamo anche ottenuto le 10,000 firme richieste!”
Così titola la pagina dedicata alla petizione on line per ottenere la distribuzione del film Agorà n Italia. Diretto da Alejandro Amenabar, la pellicola era a rischio di non essere mai proiettata nelle nostre sale. Il perché di tale difficoltà era facile immaginarlo già dalla trama del film: la storia di Ipazia, eccezionale scienziata alessandrina, inventrice del planisfero e dell’astrolabio, brutalmente assassinata nel 425 d.c ad opera di fondamentalisti cristiani.
Temendo in una sua mancata distribuzione italiana, ho visto il film in streaming in lingua originale (inglese) con i sottotitoli in italiano. E ho capito molte cose.

Protagonista dell’opera non è Ipazia ma il fondamentalismo religioso che trova nel cristianesimo dei primi secoli uno dei suoi massimi apici di brutalità. Un episodio storico piuttosto imbarazzante anche perché le similitudini con alcune situazioni contemporanee sono inquietanti: emblematico l’episodio in cui un discepolo pagano, abituato al confronto, dice a quello cristiano che l’unico modo per non sentire alcuna opinione differente dalla propria e che non offenda il suo Dio è quello di andarsene “nel deserto”.

(Leggi tutto l’articolo)

(a cura di Giorgia Vezzoli)

L’INOPPORTUNO APPELLO ELETTORALE DELLA CEI: IL VOTO SIA CONTRO L’ABORTO

“Alla politica tremano i polsi, mostrando le ragioni per le quali l’Italia, a causa dei sui eletti, è il paese più misogino ed incapace di cambiare.

Il Cardinal Bagnasco parla ed il panico serpeggia tra gli uomini forti. (…) Dopo le elezioni vedremo se il patto tra uomini avrà avuto l’effetto di sottrarre voti alle donne che difendono l’aborto dalla clandestinità e vogliono far cadere l’embargo sull’RU486, dichiarato in tante Regioni. Intanto siamo sicure che già da oggi gli obiettori negli ospedali saranno più tracotanti nel negare la pillola del giorno dopo.

Le domande sul perché i vertici cattolici siano così attivi contro i diritti delle donne e contro le candidate, per poi essere così vaghi contro chi già siede nelle istituzioni dopo aver stuprato, violato bambini e bambine, stornato risorse pubbliche per propagandarsi, riproposto la tratta di donne come sistema di scambio di favori, aver lasciato morire migliaia di persone per inquinamento ambientale, aver lasciato annegare bambini donne ed uomini, restano senza risposta, ma non per noi. Si tratta della farsa di sempre, di un potere in mani tutte maschili.

Noi risponderemo a modo nostro, esercitando il nostro diritto a votare senza lasciarci influenzare da promesse strumentalizzazioni, guardando alle relazioni e non alla finta zuffa dei vertici.”


(fonte: UDI Napoli
http://www.noidonne.org/blog.php?ID=00636 )


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NB. L’associazione culturale “Donne e Costituzione” propone per venerdì 26 marzo la proiezione del film “AMELIA” della regista indiana Mira Nair, ultimo film della rassegna “L’occhio delle donne”. Ore 21 – sala “Teatro Aurora” (oratorio di San Sebastiano) Ingresso €. 5, Tesserati Anpi, Dopolavoro Comunale, Ass. Donne e Costituzione €. 3

RAGAZZINE VIOLENTATE IN UN BAR: ARRESTATI 4 MANTOVANI

Gambara. Il «branco» è tornato a colpire. E lo ha fatto senza fermarsi davanti a niente, senza bloccarsi per la giovane età delle vittime, per la porta del bagno chiusa a chiave, per la presenza di parecchia gente nel locale. I quattro ragazzi mantovani che ieri mattina sono finiti in cella con l’accusa di violenza sessuale di gruppo sono entrati in azione l’altra sera in un bar di Gambara, il «Cafè Noir».

I quattro giovani non sapevano che il locale è dotato di un sistema di videosorveglianza, e che le immagini riprese li avrebbero incastrati. In cella a Canton Mombello sono finiti T.M.K. 21enne originario della Thailandia, Y.J., di vent’anni, originario del Burkina Faso e M.T. di 19 anni, tutti residenti a Casalmoro. Al Beccaria di Milano è finito il più giovane del gruppo, un 17enne, pure lui di Casalmoro. La violenza sessuale di gruppo è stata consumata nel bagno del locale. Vittime due ragazze, due studentesse della zona di 16 e 17 anni. Le due ragazze verso le 22.30 sono andate nel bagno del locale. Nell’anticamera c’erano quattro ragazzi che ridevano e scherzavano (come riferito dalle ragazzine ai carabinieri), le amiche sono entrate nel bagno delle signore e hanno chiuso la porta a chiave. A questo punto è scattata l’azione: i giovani con un cacciavite hanno scardinato la maniglia della porta e sono entrati nel bagno.

Due sono rimasti fuori a fare il palo, gli altri hanno aggredito le ragazze, a una è stato infilato in testa un sacco di plastica nero strappato dal cestino della spazzatura. La ragazza è stata toccata pesantemente, uno dei ragazzi le ha infilato le mani sotto gli indumenti, ma le due minorenni sono riuscite a reagire e fuggire ai loro aguzzini. Le ragazze sono corse all’esterno, le telecamere hanno immortalato i quattro che soddisfatti ridevano e ballavano nell’antibagno, prima di andarsene. Poco dopo una pattuglia dei carabinieri di Gambara è passata per caso davanti al locale e ha notato le due ragazzine che piangevano e si disperavano, erano terrorizzate e non erano ancora riuscite a reagire. Ai carabinieri hanno subito confidato quanto era appena successo.

Grazie alle indicazioni di una testimone i carabinieri sono risaliti all’auto dei quattro, la Fiat Punto di uno dei genitori. In poche, febbrili, ore di lavoro investigativo i militari sono riusciti a risalire ai quattro giovani, al minore, studente in una scuola professionale, e agli altri tre, uno operaio, mentre due sono senza alcuna occupazione fissa. Ieri mattina alle 5 i carabinieri hanno suonato alle quattro abitazioni. I giovani non pensavano di finire in cella e si sono limitati ad ammettere di essere stati nel bar di Gambara.

(fonte: bresciaoggi.it)

LIBERE DI NON USCIRE

Dal Corriere della Sera:

«Sull’autobus a quell’ora c’ero rimasta soltanto io. All’improvviso il conducente ha fermato il mezzo, è corso verso di me e mi ha violentata». Così, tra le lacrime, una donna di 41 anni, origini somale, naturalizzata italiana, ha trovato alla fine il coraggio di raccontare agli uomini della Squadra Mobile lo stupro subìto la sera del 31 gennaio scorso, lungo la via Prenestina: «Erano più o meno le dieci e mezza, stavo tornando a casa, non ho potuto reagire, non sono riuscita a sottrarmi a quella belva». (Continua a leggere tutto l’articolo qui).

Allora, ricapitoliamo. Non puoi uscire da sola la sera, non puoi passeggiare senza un accompagnatore, non puoi prendere i mezzi pubblici dopo una certa ora, non puoi neanche sentirti sicura in automobile perché quando torni a casa magari ti aspetta lo stupratore nascosto nell’autorimessa. Io stessa mi ritrovo pesantamente limitata, anche nel mio lavoro, a causa di questa penalizzazione nei miei spostamenti.

Chiariamo una cosa: è ora di cominciare a considerare i concetti di pari opportunità e di violenza come temi strettamente legati fra loro: non ci sarà mai parità finché metà del genere umano non avrà non solo le stesse opportunità ma anche le stesse condizioni di sicurezza e di mobilità dell’altro. Perché anche l’essere libere di spostarsi da sole è un elemento di indipendenza.
E non venitemi a dire che l’insicurezza è aumentata anche per i maschi perché le differenze statistiche su chi siano le vittime di violenza parlano molto chiaro.

La violenza sulle donne è un tema profondamente legato alla cultura di genere e il non accorgersene, gridando semplicemente all’offesa, è un atteggiamento ipocrita ed offensivo.
Dove sono le campagne educative di massa? Dove il divieto della non mercificazione del corpo femminile sui media? Dove l’insegnamento di educazione sessuale, magari nelle scuole della cosidetta rivoluzione (o involuzione?) Gelmini ?

Quando i numeri parlano chiaro, non esistono tragici incidenti fatali, esistono cause e conseguenze. E chi, potendo, non fa niente per eliminare le prime è moralmente corresponsabile di ciò che accade.

a cura di Giorgia Vezzoli
http://vitadastreghe.blogspot.com

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