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4 Novembre, presso la Sala Civica.Una riflessione sui dieci anni di guerra in Afghanistan

Stiamo organizzando una serata di contro-informazione sui dieci anni di guerra in Afghanistan.

Vogliamo dare la possibilità ai cittadini di avere informazioni diverse da quelle esposte dai mezzi di comunicazione convenzionali e dai convegni locali, creando un momento di dibattito e approfondimento, per dare la possibilità a tutti di formarsi un’opinione personale più obiettiva e imparziale sulla difficile e controversa situazione afghana.

Ospiteremo Marco Garatti, che ha vissuto e operato in Afghanistan per nove anni, ed altri esponenti di Emergency, che ci parleranno della loro esperienza, poi proveremo a fare il punto sui dieci anni di guerra e sulle conseguenze sociali ed economiche.

L’incontro avrà luogo Venerdì 4 Novembre alle 20.45 presso la Sala Civica all’interno del Comune di Palazzolo in Via Torre del Popolo, 2. Entrata libera.

Iscriviti all’evento facebook

Staff Palazzolo 5 Stelle

Nobel per la pace : tre donne africane e la loro lezione

Da: Un Altro Genere di Comunicazione

Mentre in Italia il Presidente del consiglio considera la donna solo come un oggetto sessuale, al di fuori della nostra ridicola “repubblica delle banane”  la commissione norvegese ha assegnato il premio Nobel per la Pace 2011 proprio a tre donne.

Si tratta di Ellen Johnson-Sirleaf, presidentessa della Liberia, Leymah Gbowee, avvocatessa liberiana, e dell’attivista yemenita Tawakkul Karman. La motivazione ufficiale recita  “per la loro lotta non violenta in favore della sicurezza delle donne e del loro diritto a partecipare al processo di pace”.

Johnson-Sirleaf, economista, è la presidentessa della Liberia dal 2005 ed è la prima donna a ricoprire questo incarico nel continente africano. E’ stata in carcere quando, nel 1985, partecipando alle elezioni del senato della Liberia, accusò pubblicamente il regime militare. Aveva già concorso alle presidenziali nel suo paese una prima volta nel 1997,  raggiungendo solo il 10% dei voti. Ma non si è persa d’animo e dopo otto anni ci ha riprovato. Dopo la sua vittoria alle elezioni del 2005, Johnson-Sirleaf pronuncia uno storico discorso alle camere riunite del Congresso degli Stati Uniti, chiedendo il supporto americano per aiutare il suo paese a “divenire un faro splendente, un esempio per l’Africa e per il mondo di cosa può ottenere l’amore per la libertà“.

Leymah Gbowee, invece, è un avvocato ed è una militante pacifista e nonviolenta che ha contribuito a mettere fine alle guerre civili che hanno dilaniato la Liberia.  Tra le iniziative più note dell’attivista, nota anche come la “guerriera della pace”, va ricordato “lo sciopero del sesso“, un’iniziativa che costrinse il regime di Charles Taylor ad ammetterla al tavolo delle trattative per la pace. (E forse anche qua in Italia noi dovremmo prendere esempio da lei e ricorrere a uno sciopero del sesso per ottenere le dimissioni di Berlusconi e recuperare il rispetto dei nostri corpi).

Tawakkul Karman, la più giovane delle 3, in poco tempo è divenuta la leader della protesta femminile contro il regime yemenita. Giornalista e fondatrice dell’associazione “giornaliste senza catene” è militante nel partito islamico e conservatore Al Islah, primo gruppo di opposizione. Nel gennaio di quest’anno era stata arrestata dalle autorità yemenite, costrette poi a rilasciarla sotto la pressione delle manifestazioni in suo sostegno che hanno portato in strada migliaia di persone. Quando ha ricevuto il premio Karman l’ha dedicato a tutte le donne dello Yemen e ai militanti della primavera araba.

Queste tre donne ci insegnano tanto, ci insegnano che il mondo può davvero cambiare, che noi possiamo fare tanto, nonostante tutti i pregiudizi e le difficoltà relative al nostro essere donne.  E tuttavia c’è una grossa differenza tra noi e loro: queste sono donne costrette a reagire, costrette dalle guerre, dalla fame e dall’estrema povertà dei loro popoli, costrette da situazioni rispetto alle quali non ci sono sfumature: o si combatte o si soccombe. Noi donne occidentali, invece, perdiamo spesso di vista l’essenza vera dei nostri problemi e ci accontentiamo, ci rassegniamo, perché tanto, dopo tutto, si sopravvive ugualmente. Continua a leggere

L’Onu e i diritti delle donne in Italia

Una delle tante cose avvenute quest’estate è l’emissione e la diffusione di un rapporto redatto dal  comitato Cedaw dell’Onu  sulla situazione dei diritti delle donne in Italia , con le relative raccomandazioni allo Stato di intervenire legiferando, stanziando fondi, e di presentare entro due anni un rapporto degli interventi effettuati.

In tutta risposta, il rapporto in lingua inglese non è ancora stato tradotto, se non  in via ufficiosa da blogger volontari, e persino il  sito ufficiale del Ministero delle Pari Opportunità non ne fa menzione.

Qui sotto in corsivo potrete trovare il riassunto del contenuto del rapporto effettuato dai Giuristi Democratici per la Cedaw , nel frattempo vi segnaliamo alcuni degli avvenimenti  degli ultimi mesi, che si vanno ad aggiungere ad un quadro già di per se problematico. Ad esempio sono stati messi  a rischio chiusura,  o in alcuni casi chiusi, i centri antiviolenza a causa delle mancata distribuzione dei 18 Milioni di Euro già stanziati;

Mentre  in provincia di Milano un’azienda in crisi ha deciso di licenziare parte del personale, cosa di per sé triste ma ancora di più se si pensa che tutte le persone licenziate sono donne perché “così potranno stare a casa a badare ai figli”, e che alla manifestazione di protesta fuori dai cancelli dell’azienda non si sono presentati i colleghi uomini.

Ancora una volta è stata lesa così, non solo la dignità femminile ma anche la solidarietà di classe, e fra i sessi.

Nella nostra capitale, si è ritenuto più opportuno investire su un libretto con i consigli della nonna piuttosto che impegnarsi, ad esempio, attraverso la sensibilizzazione nelle scuole. Infatti, con il patrocinio del Comune di Roma è stato diffuso l’oramai famoso  “Decalogo Antistupro” un opuscoletto di color rosa con titolo “ Vademecum per la tua sicurezza – Sicurezza, un lusso che noi donne, oggi vogliamo permetterci” Un lusso? Oggi? E inoltre, gli uomini non hanno diritto alla sicurezza? I consigli, poi,  sono implicite colpevolizzazioni delle donne: “non vestirti in modo appariscente”, “Guida tenendo la destra ma non accostarti troppo al marciapiede di strade isolate”, della serie : se lo fai te la sei cercata.

“In Italia le donne sono rappresentate come oggetti sessuali. Questa una delle principali critiche sollevate all’Italia dal Comitato delle Nazioni Unite che ha il compito di monitorare l’attuazione della Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) negli Stati che l’hanno ratificata.

Secondo le Nazioni Unite, in Italia persistono profondi stereotipi che hanno un impatto schiacciante sul ruolo della donna e sulle responsabilità che essa ha nella società e in famiglia. Complici le dichiarazioni pubbliche dei politici, che non fanno altro che incrementare tale profondo dislivello tra i sessi.

Tali stereotipi pongono le donne in una situazione di svantaggio, incidendo negativamente sulle scelte degli studi e della professione che esse vogliono intraprendere e diminuendo le possibilità di accesso ai “piani alti” del mercato del lavoro, della vita politica e del ‘decision-making’.

Altro capitolo è quello delle violenza contro le donne. Nonostante la nota positiva per l’adozione della legge 11/2009 che introduce il crimine di stalking, il Comitato esprime la propria preoccupazione per l’alto numero di violenze perpetrate su donne e bambine, per la mancanza di dati sulle violenze contro immigrate, Rom e Sinti e per la persistenza di attitudini socio-culturali che “condonano” la violenza domestica. In particolare, stupisce e preoccupa l’alto numero di donne uccise da partner o ex-partner, indice del fallimento dell’autorità nel suo fondamentale compito di protezione delle donne.

Ecco perché il Comitato ONU chiede al Governo di presentare entro due anni un rapporto sulle misure intraprese contro stereotipi e violenza di genere e raccomanda al nostro paese di adottare tutte le misure legali, amministrative, politiche ed educative necessarie a ridurre tali stereotipi. In particolare, le Nazioni Unite chiedono che lo Stato intervenga sulle immagini sessiste divulgate dall’industria della pubblicità e dai media, nelle quali donne e uomini sono spesso raffigurati in modo stereotipato.

Sul piano del mercato del lavoro, il Comitato rileva la costante disparità di salario e di trattamento tra uomini e donne e le scarse misure introdotte dallo Stato per conciliare vita e lavoro. In particolare, colpisce l’alto numero di madri che abbandonano il posto di lavoro dopo la nascita del figlio e la bassissima fruizione da parte dei padri italiani del congedo parentale (solo il 10%). Per questi motivi, tra le raccomandazioni fatte al Governo, si chiede che vengano introdotte urgentemente misure che incrementino il numero di donne impiegate e che portino all’abolizione sostanziale della pratica dei “dimissioni in bianco”.

Infine, il Comitato raccomanda di valorizzare e coinvolgere la società civile – e in particolare le associazioni di donne – nel cammino verso un’effettiva uguaglianza di genere nel nostro paese, attraverso consultazioni periodiche e trasparenti e la promozione di un dialogo costruttivo”

Elena Vezzoli per Palazzolo5stelle.it

Per ciò che riguarda la comunicazione televisiva e pubblicitaria c’è materiale per un blog intero, ci piaceva riassumere la situazione con questo video trovato in rete:

NUOVA STRATEGIA EUROPEA PER LE PARI OPPORTUNITA’

La Commissione europea ha avanzato una proposta di interventi legislativi per colmare il divario esistente tra uomo e donna, soprattutto in relazione al lavoro, al salario e all’incolumità psico-fisica. Il piano quinquennale prevede l’incremento del numero di donne impiegate nelle imprese e nelle professioni, misure a favore delle quote rosa all’interno dei consigli di amministrazione delle aziende, l’istituzione di una giornata europea per la parità salariale. Interventi mirati verranno adottati per la prevenzione delle violenze domestiche.

Sulle parità di genere al maschile, la Commissione propone una maggiore agibilità dei concedi parentali rivolti ai padri e azioni a tutela dei bambini maschi, il cui abbandono scolastico è superiore a quello delle loro coetanee.

Viviane Reding, commissaria europea per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, in una dichiarazione stampa ha affermato che “per rilanciare il motore della crescita, l’ Europa dovrebbe usare meglio il talento delle donne, anche nei posti di comando”.

Nonostante le numerose iniziative intraprese negli ultimi anni dagli organismi comunitari, attualmente in Europa si registra un tasso dell’occupazione femminile inferiore del 18% rispetto a quello maschile. Le donne continuano ad essere sotto rappresentate nei ruoli di responsabilità, il loro rischio di povertà è maggiore rispetto agli uomini, e infine, sono le più esposte alla violenza domestica e alla tratta degli esseri umani.

La nuova strategia europea rilancia piani d’azione in corso e apre un solco importante non solo per la parità di genere, ma per la tutela dei diritti fondamentali.

FONTE: Buone notizie.it

P.S.

Speriamo non sia il solito fumo negli occhi…. E IN ITALIA?

IO PROMUOVO IL RISPETTO – APPELLO CONTRO I FEMMINICIDI

Inoltro un interessante post dal blog Donnepensanti:

“I recenti fatti di cronaca che vedono tragicamente protagoniste numerose donne, vittime di omicidi per mano di uomini impongono una riflessione collettiva.

Con alcune donne variamente impegnate nella questione di genere abbiamo stilato un Appello Contro i femminicidi, per promuovere la cultura del rispetto, affinché una diffusa sensibilità sul VALORE delle PERSONE che non sono cose da POSSEDERE sia una speranza di cambiamento.

Ognuno di noi ha una responsabilità e dobbiamo ricordarci che promuovendo il rispetto, possiamo contribuire a fermare questa MATTANZA.
Se ti riconosci nell’Appello, ti chiediamo di sottoscriverlo lasciando un commento a questo post e SOPRATTUTTO di DIFFONDERLO in maniera CAPILLARE su blog, organi di stampa, mailing agli amici.”

> Leggi e sottoscrivi l’appello <

Giorgia Vezzoli
http://vitadastreghe.blogspot.com

DALLA RUBRICA DONNE: “LO SFOGO QUOTIDIANO?”

Ecco di seguito un articolo che ho inviato a Il Fatto Quotidiano in relazione alla vicenda articoli misogini e in risposta a Peter Gomez.

Leggo Il Fatto perché mi dice cose che sugli altri giornali non trovo, soprattutto per quanto riguarda le vicende politiche del nostro Paese. Leggo Il Fatto perché ritengo che non vi sia ingerenza da parte del potere politico ed economico e dunque presumo che i giornalisti siano liberi di dire, appunto, i fatti (non solo le opinioni, che possono essere soggettive e variabili, ma proprio i fatti) così come stanno, senza pressioni. Leggo Il Fatto perché le sue tesi non ruotano intorno ad un partito e non hanno una connotazione ideologica. Infine, leggo Il Fatto perché i suoi giornalisti parlano chiaro e non cercano di convincere, quanto piuttosto di esporre.
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IO NON CI STO: FIRMA CONTRO LA TV SPAZZATURA

Gli stereotipi de “La pupa e il secchione” non mi piacciono e lo voglio dire agli autori
Una mobilitazione in Rete per dire NO al programma tv e al degrado televisivo imperante: mail bombing alla redazione fino al 25 maggio 2010.

IO NON CI STO

Io non ci sto
alla dittatura televisiva dell’avvenenza,
che mi fa esistere solo se bella o appetibile,
barattando il mio pensiero in nome di una magra
visibilità.
Io non ci sto
ad essere solo corpo.
Da guardare,
da toccare,
da giudicare,
da mercificare.
Io non ci sto
poiché conosco
cosa genera l’offerta della mia carne
sugli sguardi inconsapevoli.
Io non ci sto
e pretendo rispetto
e che si dia spazio a tutte le mie
diversità.
La mia rivoluzione comincia con il rifiuto
dell’immaginario imposto
per mutare nel respiro di una nuova dignità.

(G.V.)

Parte dal blog Un altro genere di comunicazione, sbarca su Facebook e trova il sostegno di blogger e associazioni impegnate a contrastare gli stereotipi di genere.

Ecco la mail bombing: chiunque si sente sconcertato, colpito o offeso dal modo in cui la dignità femminile e maschile paiono svilite dai modelli proposti dal programma “La pupa e il Secchione” può inviare la stessa mail alla redazione di Italia 1.

L’iniziativa è stata prorogata fino al 25 maggio 2010 per dare a tutti la possibilità di partecipare e perché è importante far sentire la nostra voce.
Oggi, grazie alla forza della Rete e del passaparola, possiamo essere ascoltati.
Lo dimostra l’intervento della capo progetto del programma sul blog “Un altro genere di comunicazione”, seppure a nostro avviso

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