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BIO E KM ZERO E’ COSA BUONA E GIUSTA

Come abbiamo già iniziato a fare con l’articolo sull’associazione “Teatro Flautomagico”, il blog dà spazio alle realtà virtuose di Palazzolo per mostrare una parte del paese che merita, in questo caso per l’aspetto di sostenibilità ambientale.

In questo servizio abbiamo intervistato l’agricoltore diretto Enrico Scaratti che ci ha mostrato cosa vuol dire coltivare  con passione ed etica ambientale, frutta e verdura: alimenti immancabili sulle nostre tavole. Fare la spesa è un gesto politico importantissimo, nella società del consumo è fondamentale orientarsi verso l’acquisto consapevole, critico e solidale.

In questo caso si tratta di prodotti frutticoli ed orticoli coltivati naturalmente ed a km zero, eliminando tutti i passaggi intermedi: trasporto, imballaggio, stoccaggio, distribuzione,  per essere inserito in una rete commerciale locale e sottratto al commercio globale che è ecologicamente insostenibile. La frutta e la verdura devono essere di stagione, devono avere un percorso di maturazione naturale e non nei container, devono essere prodotti autoctoni, perché è folle mangiare i Kiwi della Nuova Zelanda o le noci della California mobilitando navi e camion da tutto il mondo.

Palazzolo5stelle sostiene le realtà locali che promuovono uno stile virtuoso, quindi dopo aver tastato con mani e palato i prodotti di Enrico, vi consigliamo di aprire i vostri orizzonti (in questo caso non quelli geografici ) verso un consumo responsabile.

Enrico Scaratti lo trovate a Palazzolo s/O in via Vanzeghetto di Sopra.

Palazzolo5stelle Staff

P.s.: con questo articolo, Palazzolo5stelle non intende fare alcuna pubblicità al commerciante, ma esclusivamente informare la cittadinanza che anche a Palazzolo esiste la possibilità di fare acquisti etici.

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ECCO COME DROGANO LE NOSTRE MENTI

La manipolazione mediatica ormai non ha confini. Il consenso politico e quello d’opinione è regolato attraverso ben precise strategie mediatiche che si appoggiano su 10 regole di base. Noam Chomsky ci aiuta a svelare l’inganno

In questi giorni di forte instabilità politica si riaccendono i toni e si rimescolano i temi che hanno animato il calderone mediatico degli ultimi 15 anni: sicurezza, giustizia, economia, tradimento, sesso. Nel nostro Paese succede che molti ingenui continuino ad esempio a meravigliarsi delle boutade del presidente del Consiglio, limitandosi a bollare barzellette e proclami del premier brianzolo come uscite inammissibili, senza considerare quanta macchinazione logica stia dietro ad ogni singola affermazione. Un meccanismo ben oliato a cui fanno ricorso non solo uomini politici, ma esperti di marketing e uomini di potere in genere. Un noto studioso di linguistica come Noam Chomsky ha stilato una lista di 10 regole, che vengono utilizzate per drogare le menti, ammaliandole, confondendo in loro ogni percezione, rimescolando realtà e fantasia, evidenza e costruzione illusoria. Ecco quali sono:
1-La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3- La strategia della gradualità
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni Continua a leggere

I PREGI E I DIFETTI DELLO ZUCCHERO

Dopo i consigli sulle uova e sui prodotti biologici, oggi tocca allo zucchero.
Pietro ci spiega cos’è, come si ricava, qual è il suo ruolo nell’alimentazione quotidiana, quali disturbi può causare all’organismo, le eventuali alternative naturali come il miele e tanto altro.
Buona visione…

a cura di Pietro Cobelli

I RISCHI NEL MANGIARE CARNE

La carne è stata a lungo sospettata di essere un cibo povero. Un’ampia esperienza sta provando che il sospetto è fondato. L’avvertimento di solito era: mangia meno carne. Ora è: non mangiare la carne.

Gli uomini un tempo credevano che la carne fosse necessaria per produrre sangue. Ora è noto che la frutta fresca, le bacche e le verdure forniscono il corpo di materiale migliore di quello che danno le migliori bistecche. Il brodo di manzo è stato a lungo considerato un valido tonico e stimolante, quasi indispensabile per i malati deboli. Ora è noto che è vero il contrario. Secondo un eminente medico francese, il brodo di manzo è una «vera soluzione di veleni». Il dottor Austin Flint, dei Bellevue Hospital College, uno dei più importanti medici d’America, fece un’analisi chimica dei brodo di manzo, e scoprì che il risultato era praticamente lo stesso di un’analisi dell’urina.

E’ inevitabile che sia così, perchè il brodo di manzo, il brodo di carne, il brodo di pollo, il bollito e gli estratti di carne di tutti i tipi sono dei veri e propri tessuti disintegrati, preparati artificialmente, proprio come l’urina, che è composta da tessuti disintegrati, prodotti dal metabolismo dei corpo. Il brodo di manzo, perciò, è un veleno che intossica. Non ha proprietà nutritive; il suo uso non è mai indicato; né ha la capacità di aiutare i malati deboli o i convalescenti. Bouchard scoprì che aggiungendo la carne nel regime dietetico, la tossicità dell’urina aumentava del 50%, e se la dieta consisteva interamente di carne, la tossicità aumentava dei 400%.

Sterling scoprì che mangiare carne aumentava il contenuto di acido urico dell’urina da tre a dieci volte. Alla luce di questo, è da ricordare che l’acido urico, in combinazione con altre tossine, è considerato da molti ricercatori il più attivo di tutte le sostanze che producono le malattie…

Leggi tutto l’articolo qui

FONTE: http://www.disinformazione.it

LA POTENZA DEL GESTO QUOTIDIANO (I consigli pratici di una lettrice del blog)

Premessa

Questo articolo vuole essere una riflessione sull’importanza dei piccoli gesti quotidiani, e di come essi possano fare la differenza , in quanto l’agire collettivo dell’uomo avviene sempre e soloa partire dagli individui.

L’uomo contemporaneo non è ancora entrato nella fase matura della globalizzazione, quella in cui si rende conto di come ogni singolo individuo con le sue scelte e la sua prassi possa impattare in maniera determinante sul proprio ambiente di vita, dalla dimensione micro a quella macro.

Il nostro voto alle elezioni, il nostro modo di vivere la comunità e la società, le nostre scelte di consumo… ogni nostro piccolo gesto quotidiano, sommandosi a migliaia, milioni di altri analoghi, può influire in maniera determinante sul nostro ambiente di vita; come per una legge di natura, da soli non siamo niente, ma in noi soli abbiamo, come esseri umani, un peso specifico inimmaginabile, un’importanza cruciale.

Dopotutto, singole particelle d’acqua agglomerate in masse solide di ghiaccio hanno modellato il nostro pianeta, tutte le più grandi rivoluzioni che hanno reso l’uomo migliore (e peggiore) nel corso della sua storia sono state fatte di singoli uomini che insieme hanno perseguito grandi ideali… tutti i grandi cambiamenti sociali vedono protagonisti per primo l’individuo, la più piccola unità in cui è possibile scomporre la materia umana.

Il senso di questa riflessione è che noi, proprio e prima di tutto come individui, dobbiamo riscoprirci responsabili (nel senso etimologico del termine) di ciò che ci accade intorno: meccanismi che ci appaiono più grandi di noi, comportamenti che giustifichiamo come eterodeterminati (“tanto lo fanno tutti, cosa cambia se io…?) non ci devono fare sentire sconfitti in partenza…la nostra piccolezza e finitudine di fronte ad essi non rappresenta un limite insuperabile, bensì il punto di partenza!

L’olio da cucina usato

Come in un romanzo a puntate, il “piccolo gesto quotidiano” di cui si parla oggi in questo articolo è relativo allo smaltimento dell’olio vegetale, l’olio da cucina che ogni giorno usiamo in abbondanza in quanto ingrediente essenziale e imprescindibile della nostra cara “dieta mediterranea”.

Ogni anno ognuno di noi smaltisce circa 5 Kg di olio usato, in gran parte sottoforma di residuo di fritture e quindi ricco di sostanze inquinanti.

Per capirci è l’olio che rimane nella padella come residuo della preparazione o nel piatto , l’olio del tonno in scatola, l’olio delle friggitrici. Spesso e volentieri il piatto unto viene messo in ammollo senza particolari precauzioni, l’olio che residua viene versato nel lavandino o nel water…

Ebbene, l’ ”olio vegetale esausto” è un rifiuto fortemente inquinante per l’ambiente, per la flora e per la fauna del nostro prezioso pianeta terra.

Disperdendosi nel sottosuolo deposita un film sottilissimo intorno alle radici capillari delle piante, impedendo così ad esse l’assunzione delle sostanze nutritive e delle particelle d’acqua.

Forma inoltre una sottile pellicola impermeabile sulla superficie degli specchi d’acqua, impedendone l’ossigenazione e compromettendo così l’esistenza della flora e della fauna acquatiche (1 Kg di olio usato è sufficiente per coprire una superficie di 1 Kilometro quadrato!).

Ancora, l’olio può penetrare in profondità nella terra andando ad inquinare falde freatiche sotterranee e , spostandosi con esse, raggiungere pozzi di acqua potabile anche molto lontani, rendendoli inutilizzabili (basta un litro di olio mescolato ad un milione di litri d’acqua per alterarne il gusto compromettendone la potabilità…quantità d’acqua sufficiente per il consumo di una persona per 14 anni…)

I residui oleosi e grassi galleggianti, infine, pregiudicano il corretto funzionamento dei depuratori rendendo più costosi e difficoltosi i trattamenti biologici.

Morte della flora e della fauna, sete nel mondo, sprechi di risorse economiche che potrebbero essere utilizzate diversamente ….queste le disastrose conseguenze della nostra incuria quotidiana.

Si aprono qui scenari di discussione di enorme portata: lasciamo a voi proseguire la riflessione, accontentandoci di avere suggerito uno spunto, avere lanciato un sassolino nell’acqua.

Consigli pratici

Terminiamo questo articolo con qualche consiglio pratico su come effettuare un corretto smaltimento dell’olio vegetale da cucina.

L’ideale è lasciare che si raffreddi e provvedere a raccoglierlo in appositi contenitori in vetro o in plastica opportunamente sigillati da smaltire nell’indifferenziato, in maniera tale da accertarsi che la loro destinazione finale sia la discarica.

Questa soluzione non è chiaramente quella ideale: il non plus ultra sarebbe infatti lo smaltimento nelle isole ecologiche dei vostri comuni, in modo che l’olio vegetale esausto sia utilizzato come biodiesel o combustibile.

Qualora la vostra amministrazione locale non abbia ancora ritenuto doveroso eticamente ovvero politicamente vantaggioso predisporre punti di raccolta adeguati, l’alternativa alla passiva rassegnazione c’è ed è la cittadinanza attiva!

a cura di Carla

GUIDA AL CONSUMO REPONSABILE (PARTE II)

LA NECESSITA’ DI COMUNICARE CON LE IMPRESE
Molti vivono il consumo critico solo come uno strumento di coerenza personale per non compromettersi con metodi contrari alla propria coscienza. Ciò è molto importante, ma bisogna stare attenti a non trascurare l’uso del consumo critico come mezzo di condizionamento delle imprese. Per questo è necessario assumere anche altre iniziative che possono rendere più efficaci le nostre scelte di consumo. Ad esempio, è fondamentale comunicare alle imprese i motivi per cui si è deciso di comprare o di non comprare i loro prodotti. In questo modo esse possono conoscere le ragioni per cui i consumatori le puniscono o le premiano e sanno quali comportamenti devono modificare o rafforzare.
Nello stesso tempo è bene far conoscere le proprie motivazioni anche ai lavoratori per avere in loro degli alleati che fanno pressione sull’ impresa anche sul fronte sindacale.

IL CONSUMO CRITICO FUNZIONA
L’ esperienza dimostra che dove i consumatori si fanno sentire, le imprese sono disposte a cambiare, non perché si convertono all’ambiente o alla giustizia, ma perché non vogliono perdere quote di mercato. Negli Stati Uniti, ad esempio, la pressione dei consumatori e dell’opinione pubblica ha indotto multinazionali famose come Levi’s e Reebok ad adottare un codice di comportamento per il rispetto dei diritti dei lavoratori del Sud del Mondo.
In Europa, Ikea, catena di supermercati svedese, ha deciso di vendere solo tappeti che garantiscono il non utilizzo di lavoro minorile. Anche Premium Brands, che è una controllata della multinazionale Hillsdown Holdings, ha creato un marchio di garanzia sociale per il suo tè Typhoo. Il marchio garantisce che il tè proviene da piantagioni che assicurano ai lavoratori determinati standards sociali ed economici.

STRATEGIE PER IL CAMBIAMENTO
A questo punto dobbiamo scegliere. Se vogliamo sostenere il pericolo di guerre, la distruzione del pianeta, lo sfruttamento, la corruzione, l’opposizione, allora continuiamo a consumare alla ceca come facciamo oggi. Ma se vogliamo salvare il pianeta, se vogliamo far crescere la giustizia, la partecipazione, la nonviolenza, allora dobbiamo consumare meno e dobbiamo prendere le distanze dalle imprese che si comportano in maniera iniqua. In altre parole, dobbiamo imboccare la strada della sobrietà e del consumo critico.

Le tabelle di questa guida rapida sono state compilate utilizzando i dati della “Guida al Consumo Critico” (ed. 2000) realizzata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo e dove vengono vagliate 173 gruppi italiani ed esteri che più facilmente si incontrano al supermercato. I comportamenti indagati sono 14 e sono stati scelti in base alla loro importanza sociale ed ambiental:

*Trasparenza
*Abuso di potere
*Terzo mondo
*Ambiente
*Armi ed esercito
*Vendite irresponsabili
*OGM
*Sicurezza e diritti dei lavoratori
*Regimi oppressivi
*Illeciti e frodi
*Animali
*Etichette e pubblicità
*Paradisi fiscali
*Boicottaggio

La compilazione della Guida rapida è stata eseguita utilizzando il criterio della “media pesata”, cioè è stato attribuito un “peso” ad ogni voce sopra riportata dando più peso a Terzo Mondo, Diritto dei lavoratori, Abuso di potere.
I pesi assegnati (la loro somma è pari a 100) sono i seguenti:

*Trasparenza = 2
*Abuso di potere = 13
*Terzo mondo = 16
*Ambiente = 8
*Armi ed esercito = 10
*Vendite irresponsabili = 6

*OGM = 7
*Sicurezza e diritti dei lavoratori = 14
*Regimi oppressivi = 10
*Illeciti e frodi = 4
*Animali = 5
*Etichette e pubblicità = 2
*Paradisi fiscali = 3
*Boicottaggio = ( non assegnato)

Al criterio “boicottaggio” non è stato assegnato nessun peso perché le multinazionali soggette a boicottaggio riportano valori già negativi nelle voci precedenti.
In base al giudizio che la Guida al Consumo Critico attribuisce ad ogni singola voce, abbiamo affiancato un voto espresso in decimi ( da 1 a 10) con il seguente criterio:

*Critica pesante = 3/10
*Critica lieve = 5/10
*Sospetto = 5/10
*Apprezzamento = 7/10
*Approvazione = 8/10
*Neutralità = 6/10

In base al voto ottenuto il prodotto viene inserito in una delle 4 fasce di merito con il seguente criterio:

prima fascia: <6
seconda fascia: da 5.5 a 6
terza fascia: da 5 a 5.5
quarta fascia:<5

Sono da preferire, quindi, i prodotti che ricadono nella prima e seconda fascia e, in quest’ultima, sono da scegliere quelli scritti in “grassetto” perché, se pur inseriti nella seconda fascia, hanno totalizzato un voto molto prossimo alla sufficienza.

————————–

Prossimamente la TERZA PARTE con l’elenco di tutti i prodotti, produttori e valutazioni.

>>Leggi la prima parte:

https://listacivicacinquestelle.wordpress.com/2009/07/01/guida-per-un-consumo-responsabile-parte-i/

IL BIOLOGICO – CHE COS’E’

Continua la rubrica di Pietro, consigli del viver sano. In questa puntata viene esplicato cosa si intende per Biologico.
Buona visione.

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