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EUROPA STIAMO ARRIVANDO!!!

Discorso 5 – 12 – 2013 all’European Youth Forum di Bruxelles

comm. lavoro bruxelles

In data 5 dicembre 2013, in occasione dell’European Youth Forum, una “delegazione” della commissione lavoro si è recata a Bruxelles per discutere di Giovani e Lavoro.Qui di seguito la traduzione dell’intervento integrale in italiano:Buongiorno a tutti, intervengo a nome del MoVimento 5 stelle. Prima abbiamo ascoltato bellissime parole come: Solidarietà, Comunità e Trasparenza. In particolare il Vice Presidente Martinez ha parlato di questo. Ma tutto ciò non lo vediamo in questa Europa. La gente, in particolare i giovani, stanno morendo perché le politiche economiche criminali stanno uccidendo migliaia di migliai di persone. Per fare un esempio, in Grecia, il 60% dei giovani è disoccupato; la situazione è tragica, così come in Portogallo, Italia e Spagna. Il Governo greco sta autorizzando la vendita nei supermercati dei prodotti scaduti, per contrastare la povertà?Vendere cibo scaduto!Noi non possiamo accetarlo. L’Europa non lo può accettare mentre le banche continuano a speculare.

Siamo qui anche per portare dei suggerimenti e proposte, per questo abbiamo preparato un discorso che sto per leggervi.    

Nel “Manifesto di Ventotene per una Europa libera e unita”,  Altiero Spinelli scrive nel 1942:“I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi……La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori”.Con queste parole in mente mi accosto allo “Youth Employment Guarantee plan” pensando che avrà senso solo come  “piano contro la precarietà”.Si tratta di un obiettivo ambizioso, che presuppone cambiamenti urgenti nelle strategie UE. Ecco alcuni suggerimenti iniziali: 

1)     L’Unione Europea deve intraprendere un ampio piano sociale inteso a stabilire livelli di standardizzazione al rialzo dei diritti sociali e del lavoro. E’ ormai tempo di superare la Direttiva Bolkestain con i suoi standard al ribasso che permettono l’applicazione delle condizioni sociali del paese meno avanzato nel mercato interno.  Questo penalizza imprenditori corretti e li sottopone al peso insostenibile della concorrenza di imprenditori scorretti.  L’obiettivo di offrire un lavoro oun apprendistato entro quattro mesi dalla fine del ciclo di studi avrà effettività solo se non si tratta di posti di lavoro camuffati per competere sull’abbassamento dei livelli delle tutele sociali, anzichè sulla valorizzazione del capital sociale e dell’innovazione industriale; 

2)     E qui veniamo al secondo punto: al momento l’UE non ha programmi efficaci di sostegno per incoraggiare l’innovazione fra i giovani imprenditori. Questo argomento comincia a diventare centrale nel dibattito pubblico ed è stato sottolineato in recenti interviste televisive anche dal Vice Presidente Pittella e dall’on. Amalia Sartori Presidente della Commissione ITRE (Industria Energia e Ricerca). Dalle loro parole sembrerebbe che il problema necessiti una modifica dei Trattati. Ma ci sono cose che si possono fare anche senza modificare i Trattati. Per esempio cambiare le condizioni di ammissibilità ai finanziamenti per giovani innovatori e inventori: si tratta di soggetti che hanno grandi idee e intuizioni geniali ma normalmente non godono di grande solidità finanziaria. E del resto non necessitano di molto per le loro start up. L’UE dovrebbe dunque abbassare le soglie minime di valore dei progetti finanziabili e in compenso non richiedere liquidità dimostrabile o cofinanziamenti a chi fa le domande,  ma solo che abbiano progetti “start up” realmente innovativi. In realtà tutti I progetti Europei e nazionali ormai fanno riferimento a una economia che non esiste più. Quella del capitale finanziario. Invece stiamo entrando nell’economia del capitale sociale! Anche in Europa avremmo bisogno di qualcosa di simile allo “Steve Jobs Act” americano (http://www.theatlantic.com/politics/archive/2011/10/the-steve-jobs-act-why-its-time-to-invest-in-entrepreneurs/247065/). Altrimenti tagliamo fuori l’auto impiego innovativo e l’Europa rimarrà indietro, ancora una volta, e diventerà solo un grande mercato per prodottivi innovativi extra europei.

3)     La BEI-Banca Europea degli Investimenti deve cambiare la sua politica di “andare sul sicuro” e finanziare con I loro prestiti a tassi bassissimi solo “tecnologie provate”: questo esclude ad esempio le stampanti tridimensionali, le tecnologie dell’idrogeno, smart grid e (da informazioni in nostro possesso) perfino  solar cooling e digestori anaerobici.  Non ha senso che la BEI si limiti a intervenire solo per progetti di efficienza energetica negli edifici e di fotovoltaico già garantito da conti energia ventennali. Qualunque  banca commerciale può farlo! Ma allora a che serve una Banca che dovrebbe finanziare le tecnologie dei programmi europei, se poi non può farlo perchè queste tecnologie non possono essere finanziate perchè  “non provate” o addirittura (peggio) “commercialmente non disponibili”? 

4)     Punto finale, dovremmo tornare all’idea del grande Presidente Jacques Delors di sviluppare una strategia internazionale di promozione dell’Europa Sociale, con l’aiuto della Confederazione europea dei Sindacati (CES-ETUC), e sfidare la Cina, e gli altri paesi  BRIC  e in via di sviluppo proprio su questo terreno. Associazione libera dei cittadini e libertà sindacali,  welfare generalizzato e reddito minimo, dovrebbero essere permesse e sviluppate nei paesi che sono nostri parner commerciali. Oppure dovremmo riconsiderare radicalmente I nostri accordi commerciali con loro, per non creare condizioni inique sia di partenza che operative per i nostri imprenditori. Per questo abbiamo bisognodi coesione nelle nostre politiche sociali  (come ricordato nel primo punto) e di una direzione forte delle nostre relazioni internazionali, che non può certo essere assicurata dall’attuale Commissione e dall’attuale  Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Internazionale   Ms Ashton.

Abbiamo bisogno di una nuova “governance” delle relazioni internazionali che rifletta l’idea di Altiero Spinelli che “… quando, superando l’orizzonte del vecchio continente, si abbraccino in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l’umanità, bisogna pur riconoscere che la Federazione Europea è l’unica concepibile garanzia che i rapporti con i popoli asiatici e americani si possano svolgere su una base di protezione dei diritti del lavoro e di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica dell’intero globo.”

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