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MMT: FUORI DALLA CRISI FUORI DALL’EURO

CON LE PAROLE DI PAOLO BARNARD PER PALAZZOLO 5 STELLE

di Laura Rolleri e Michela Apostoli

E’ dal 2007 che i colletti bianchi ci prendono in giro con le loro previsioni di “segnali positivi per l’anno a venire”. Invece dal 2007 la crisi continua, e anno dopo anno sono gli italiani a pagarla. Come se non bastasse l’ austerity imposta dal Governo ci incatena sempre più in fondo al baratro.

Paolo Barnard, giornalista che ha portato la MMT, (Modern Money Theory), in Italia, ci ha fatto omaggio di due elucidanti frasi che sintetizzano come l’uscita dall’Euro sia sinonimo di uscita dalla crisi:

Se si toglie agli Stati la loro capacità di emettere una moneta, questa capacità rimane solo alle banche. Le banche diventano quindi gli Stati.

Uscire dall’Eurozona è un atto morale, affrontare e gestire la ricchezza che l’Italia ritroverebbe è un atto dovuto ai cittadini. La MMT serve a questo.”

La tesi necessita di un piano concreto da mettere in pratica, la MMT ne ha uno per l’uscita guidata dall’Euro al fine di ridare la sovranità politica ed economica all’Italia. In sintesi i punti fondamentali:

  • Primo passo: lo Stato inizia a riscuotere le tasse e a pagare con la nuova valuta (con la svalutazione della moneta messa in circolo le esportazioni aumentano);

  • I depositi bancari e i mutui rimangono in Euro;

  • Lo Stato protegge dall’inflazione l’importazione attraverso la detassazione dei settori “energivori” su cui pesa maggiormente l’acquisto di petrolio/energia elettrica;

  • Lo Stato rinegozia il debito pubblico estero e gestisce i possibili contenziosi a tutela del mercato interno;

  • Lo Stato usa la spesa pubblica per la creazione di nuovi posti di lavoro;

  • Lo Stato detassa le aree produttive depresse;

Ritenendo sia questo un argomento complesso e delicato nelle sue mille sfaccettature, non ci ergiamo certo a volerne sapere più di altri né tanto meno a dispensare facili soluzioni; semplicemente, in vista del 2° Summit Nazionale MMT che si terrà a Rimini il 20- 21 Ottobre e a Cagliari il 27- 28 Ottobre, riportiamo di seguito un sunto del primo incontro svoltosi ad inizio anno per dare la possibilità a tutti di farsi un’idea più precisa delle tematiche che si andranno ad affrontare.

Del resto, l’informazione è alla base della democrazia.

Ad ognuno poi le dovute considerazioni.

« Rimini, 25- 26 Febbraio 2012.

Protagonisti assoluti i professori Michael Hudson, Stephanie Kelton, Marshall Auerback, William Black e Alain Parguez, riconosciuti per il loro prestigio a livello mondiale; speciali relatori per questo primo Summit MMT che hanno messo a disposizione GRATUITAMENTE la loro conoscenza per offrire un’opportunità alla Nazione di rialzarsi e sventare il COLPO DI STATO FINANZIARIO attualmente in atto.

Il tema è tosto: l’economia reale (e non l’universo parallelo raccontato nei libri di testo universitari o peggio ancora dai media e dai politici).

In un week-end di sole, circa 2.000 persone comuni hanno scelto di ascoltare ospiti di routine di Harvard, Oxford, la Sapienza e celebrati dal Washington Post, parlare di economia; già, quella cosa noiosa e grigia chiamata economia, l’arma del Potere.

Spero pertanto di riportare correttamente principi e programmi della MMT appunto (Modern Money Theory), affinché si diffonda una conoscenza critica della scienza economica senza per forza accettare incondizionatamente quanto è stato esposto da questi signori ma piuttosto usarlo come strumento per farci una nostra idea, verificare ed approfondire l’argomento, fare da passaparola e reagire… aggiungerei velocemente.

L’Italia, hanno spiegato, essere preda di un processo deflattivo economico spaventoso che non si arresterà sino a quando i Poteri Neoliberali, Neoclassici e Neomercantili del nord Europa e degli USA avranno completato il massacro del capitalismo come lo abbiamo sempre conosciuto, (cioè nelle sue normali sfaccettature, positive o negative che siano); qui si parla di un vero e proprio rovesciamento, una spregevole pianificazione dettagliata redatta, assieme a questa crisi, molti anni fa.

Dal 2002 i parlamenti di ogni singolo Stato sono stati gradualmente esautorati dalle direttive comunitarie, oggi non hanno più alcun potere decisionale, l’opera del governo è un’irrilevante farsa dietro cui stanno gli ordini precisi dei mercati che oggi dettano i destini delle nostre imprese e dei nostri posti di lavoro per il successo delle loro speculazioni finanziarie.

Che Paese è quello che non riesce a garantire alla popolazione un posto di lavoro dignitoso per il quale (se si è fortunati) non si debba essere costretti a fare i salti mortali e non per i propri agi ma per pagare i debiti, per portare a casa 700,00 € al mese con una famiglia di 4 persone alle spalle?

Le imposte si sono spostate dai beni immobiliari alla forza lavoro, ormai si spende solo tramite la concessione di prestiti, non si riesce più a risparmiare nulla, addirittura i nostri giovani, ha detto testualmente “l’Onorevole” Mario Monti: “devono scordarsi il posto fisso, del resto che noia!”

Cos’altro caro Presidente dei miei stivali?!? Dobbiamo per caso abituarci anche all’idea di non avere una casa e vederci negato il diritto alla pensione?!?

Ma soprattutto dove sono i sindacati?!?!? Morti.

La Costituzione?!?!? Scavalcata.

Dove sono i mass media, l’informazione?!?! Inesistenti: tutti sapevano di questo Summit, da Tremonti alla Commissione di Bruxelles, da Repubblica a La7, la RAI, Mediaset, tutti.

Eppure manco il Gazzettino di Sant’Angelo di Romagna ha parlato dell’evento…forse questo dovrebbe farci alzare le antenne al cielo.

Lo chiamano progresso ma stiamo vivendo con le scoperte dei secoli scorsi, siamo andati sulla Luna (sarà davvero così come l’hanno mostrata? Rimane ad oggi l’unico pianeta visitato?) e ancora stiamo a litigare con internet che spesso e volentieri va a rilento, danneggiamo l’ambiente senza ritegno, permettiamo che un continente viva al di sotto della soglia di povertà e ancora parliamo di benessere… se volessimo fare un paragone intorno al XVII secolo il mondo era afflitto dalla schiavitù, in compenso noi oggi abbiamo l’Euro.

Prima di quest’ultimo ogni Stato si identificava con la propria moneta sovrana scelta come metro di misura in totale autonomia; aveva di conseguenza come unici obiettivi la finanza funzionale, (piena occupazione, stabilità dei prezzi, pieno sviluppo), stabiliva da sé l’ammontare di tasse e tariffe, decideva come effettuare i pagamenti, e vantava l’esclusivo potere di emettere valuta e le relative leggi in materia fiscale.

Il vantaggio che ne derivava è che uno Stato, anche se indebitato, non sarebbe mai potuto fallire perché avrebbe sempre potuto emettere moneta fissando il proprio tasso d’interesse senza prenderla in prestito ad altri con conseguente maggior spazio di manovra politica ragionevole per il proprio Paese.

I governi che non dispongono di una moneta sovrana, (Eurozona o Stati in cui vigeva ad esempio il sistema aureo), hanno sacrificato la loro autonomia: devono prestare più attenzione, difendere le proprie riserve, convertire la propria valuta in quella di un altro Paese rischiando la bancarotta, perdendo il controllo dei tassi d’interesse e diventando pertanto dipendenti da altri.

L’Euro è una moneta estera per tutti i 17 governi che la usano perché non sono loro ad emetterla, i poteri decisionali di cui godono ad esempio gli USA, il Giappone, il Canada, l’Australia, e l’Inghilterra (il cui debito pubblico è 9 volte superiore al PIL), sono solo un triste ricordo; ora i Paesi europei devono sottostare ai tassi d’interesse stabiliti dal mercato che decide quanto far spendere, come, quando e perché.

C’è poi da fare un’importante distinzione tra la banca centrale di ogni Nazione, che una volta creava denaro per sostenere la spesa pubblica (in materia di infrastrutture, sanità, igiene, istruzione, ambiente ecc.); e quella delle banche commerciali che ad oggi sono le uniche a finanziare le nostre necessità, e quelle del governo, generando credito (debito per lo Stato).

Se la creazione di credito è maggiore rispetto a quella di moneta (oggi è così perché non emettiamo più valuta), si assiste ad un’inflazione dei titoli di mercato: i prezzi di azioni, immobili ecc. salgono diminuendo il nostro potere d’acquisto nei loro confronti; cresce pertanto la ricchezza dei banchieri a discapito delle retribuzioni con conseguente guerra di classe che vede la finanza contro l’economia; (ecco perché in Italia negli ultimi anni non ci sono stati aumenti di prezzi o di stipendi… servono piuttosto più soldi per comprarsi una casa, bene che dovrebbe invece essere una garanzia per tutti).

L’aumento della disponibilità monetaria di controparte farebbe invece alzare i prezzi ma solo quelli al consumo, non dei titoli; nella peggiore delle ipotesi dunque avremmo inflazione dei prezzi e minor potere d’acquisto della moneta (ma più reddito nelle tasche).

Al giorno d’oggi lo Stato vende il suo debito (inteso come idea di spesa pubblica) sotto forma di BOND alle banche commerciali e più soldi queste prestano più interesse deve sborsare poi il governo per ripagare il suo debito sottraendo quindi denaro a beni e servizi ai cittadini; è questa chiamata “deflazione da debito” intesa come inizio di una fase di austerità: la totale distruzione della base industriale che sta colpendo oggi soprattutto il sud dell’Europa.

Il capitalismo industriale ha dunque ceduto il passo al capitalismo finanziario: lo Stato spende più per la finanza piuttosto che per la spesa pubblica e la situazione per le imprese e le famiglie si aggrava perché le banche commerciali da quando c’è la crisi non danno più la possibilità di generare nuovo credito per gli investimenti.

Il peggio è che se il governo non dispone dei mezzi necessari per restituire gli interessi che mano a mano vanno a sommarsi in un crescendo poco stabilizzante per l’economia, la banca commerciale privatizza le infrastrutture statali che andranno così in mano alla finanza senza nemmeno aver battuto ciglio: rendiamoci conto della frode senza eguali, non si parla di un reddito guadagnato ma di un furto vero e proprio… gli interessi sono diventati l’utile della nuova aristocrazia, i banchieri!

Così facendo si va incontro al default, il momento cioè in cui la finanza si appropria indegnamente del dominio pubblico che non è “la privatizzazione” dove il compratore paga alzando poi il prezzo di quei servizi per rientrare dalla spesa… qui ormai si spende in maniera smisurata indistintamente per tutto, quasi fosse un privilegio!

Per intenderci, ad un amministratore delegato corrotto fanno comodo “cattivi mutui” per i quali chi non riesce a pagare è disposto a sborsare tassi d’interesse sempre più alti; più insolvenze ci sono meglio è: pensate a cosa serve ad una banca per creare denaro: niente!

Non servono soldi in cassa per garantire a noi il prestito: si paga alla Banca d’Italia il così detto Euribor, la Banca d’Italia gira la spesa alla BCE che s’intasca il maltolto, la banca commerciale schiaccia un pulsante e vi ritrovate direttamente sul conto per via elettronica i soldi concessi dal finanziamento, (sempre che vi siate prostrati a sufficienza); in cambio si riservano solo il diritto di accaparrarsi una vita intera (la vostra) per farseli restituire in comode rate ad interessi eccessivi (Euribor + Spread) o ad interessi da usura (magia degli interessi composti) nel caso vi faceste rifinanziare il debito.

E questo avviene in egual misura per i cittadini così come per lo Stato, bisognoso di quel denaro per il benessere dell’intera società… gira e rigira guarda un po’, alla fine ci smeniamo due volte!

Sarebbe invece opportuno differenziare i tassi a seconda della natura del rischio (alto o basso), in modo da non attirare, grazie all’appetibilità della spesa contenuta in base al pericolo di insolvenza, solo i bidoni, (che immancabilmente sono gli unici a cui si erogano grandi somme di denaro e per colpa dei quali gli interessi poi lievitano indistintamente per tutti).

Tutto ciò, reso possibile ad esempio nel campo degli immobili anche dalle valutazioni gonfiate, crea un contesto criminogeno pericoloso al quale si dovrebbe porre fine, nella stessa maniera in cui si dovrebbe impedire agli amministratori delegati di lasciare affondare le proprie banche dopo averle fatte naufragare.

Honorè De Balzac recitava: “dietro ad ogni grande fortuna c’è un grande crimine” beh, aveva ragione: se di questi tempi una banca fallisce (o viene salvata) il CEO, l’amministratore delegato, si arricchisce con i buoni uscita senza essersi assunto alcun rischio; questo è un saccheggio legalizzato bello e buono (come sentenziato dal Premio Nobel 2001 per l’economia Gorge Akerlof), fomentato da incentivi perversi grazie ai quali le frodi si moltiplicano in un mercato che non ha più la benché minima parvenza di concorrenza: deregolamentazione (leggi che non tutelano nessuno se non lasciare carta bianca a chi compie il reato), depenalizzazione (se si ruba non si va in galera) e desupervisione (non esiste più la funzione del controllo né quella contabile, ne consegue una smisurata remunerazione dei dirigenti).

L’Europa dunque sembra un mostro in contrasto alle regole dell’economia moderna, ma perché?

Innanzi tutto leviamoci dalla testa l’idea secondo cui l’Euro sia stato introdotto per portare alla mera unione monetaria; stiamo parlando di una valuta intesa come Nuovo Ordine sociale totalitarista le cui fondamenta risalgono al periodo tra le due guerre con l’intento iniziale di marginare le manie espansionistiche tedesche, portato avanti col trattato di Maastricht al fine di ridurre il potere economico degli Stati dell’Unione facendoli entrare con il valore del Marco, ed attuato in parte da Francois Mitterand, un monarchico di estrema destra allora presidente della Repubblica francese che odiava la classe medio-bassa.

Ai tempi dell’introduzione dell’Euro i timori d’inflazione della Bundesbank e le paure di un’unione troppo allargata vennero sopraffatti dalla Germania nazionalista di Helmut Kohl che aspirava a meglio contrastare il dollaro, e da quella industriale delle aziende il cui unico intento era quello di aprirsi ad un’expo più vasta.

Così fu, da noi ad esempio i prezzi raddoppiarono con conseguenze catastrofiche sulla nostra esportazione, (prima estremamente concorrenziale); gli altri Paesi minimizzarono anch’essi la svalutazione e caddero nella situazione in cui ancora oggi vertiamo tutti pericolosamente, quasi fossimo dei nuovi mercati coloniali imperialisti per l’industria francese e tedesca: idealmente l’Eurozona è divisa nelle operose formiche del nord in opposizione alle pigre cicale del sud ma non è vero ad esempio che l’Italia è spendacciona e fannullona; loro gioiscono del nostro deficit perché siamo noi il loro mercato e più cerchiamo di essere competitivi abbassando i salari e adottando misure austere più blocchiamo la crescita stessa della nostra Nazione; le cicale, se così le vogliamo chiamare, sono piuttosto banchieri e tecnocrati!

I BOND europei non sono altro che un cartello delle banche francesi e tedesche; il sistema sembra colpito da un virus… proprio come la peste nera ora si diffonde in tutta Europa.

La BCE potrebbe bilanciare questa nociva disparità finanziando con dei fondi i governi in crisi, oppure aiutando tutti gli Stati membri staccando ad es. un assegno annuo pari al 10% del PIL dell’Eurozona su base pro-capite, ma evidentemente non interessa poi molto equilibrare e stabilizzare la situazione: tutti sapevano che fine avrebbe fatto la Grecia: il 90% del debito del Paese culla della civiltà è in mano alla Germania e alla Francia!

A seguito di questi progetti sono scomparsi gli Stati sovrani che vantano le loro radici nella democrazia, nel parlamento… il potere è stato trasferito ad un élite di tecnocrati superpartes (ignoranti) a livello sovranazionale, bramosi di controllo assoluto reso possibile dalla privatizzazione dello Stato, dall’avergli fatto perdere ricchezza, indebitandolo, mettendolo a rischio, creando deflazione permanente, riducendo la spesa pubblica, abolendo la Nazione, distruggendo il consumismo affinché la gente accettasse come inevitabile condizione di vita la povertà.

Qualche nome di politici e uomini d’affari di casa nostra che ci hanno fregati per benino con questa unione monetaria? Esistono prove documentate per D’Alema, Prodi, Ciampi, Draghi, Monti e chissà ancora quanti altri hanno lucrato e ancora stanno mangiando sulle nostre spalle.

Ad aggravare la situazione nel 2000 Gerhard Schroder, attraverso politiche restrittive del lavoro (minori sussidi per i disoccupati, facili licenziamenti, limitazione dei poteri sindacali, ecc.), fece impennare la disoccupazione, ma non per molto: questo impatto devastante venne trasferito altrove e ben presto tutti i paesi dell’Eurozona si ritrovarono piegati.

Le sentinelle non erano ai loro posti di guardia, (troppa fede nell’autoregolazione), ormai i leader politici non sono più interessati all’economia reale, il capitalismo è morto, gli economisti corrotti; e se anche le banche ora perdono denaro non è per colpa del deficit pubblico ma per il collasso dell’intero sistema in cui la democrazia è sospesa: ricordiamo che il problema non è il debito, quanto piuttosto la valuta del debito.

Per i motivi sopra esposti è però probabile che non ci lascino uscire dall’Euro tanto facilmente: i mercati finanziari si pensa alzerebbero i tassi del credito che vanta l’UE nei nostri confronti tramite il rating sentenziato da agenzie delinquenti… in ogni caso comunque saranno obbligati ad accettare l’estinzione di quest’ultimo in Lire o niente!

E se noi ci ritirassimo dalla NATO?!?

Qualcuno d’altro canto è convinto che intraprendendo la strada dell’uscita dall’Euro saremmo tagliati fuori proprio come un Paese del terzo mondo, ma rendiamoci conto che la nostra economia è già come quella dello Zimbabwe!

Tutti i dati ufficiali europei sono falsi.

Come recitato nel 2011 da Roberto Benigni al Parlamento Europeo http://www.youtube.com/watch?v=UQNBHEnwUe4 l’Italia è unica nella sua storia, nei suoi borghi antichi, nelle città che hanno dato alla luce i più famosi artisti in ogni campo… siamo il Paese del Rinascimento da cui è sempre partito tutto (purtroppo anche i migliori cervelli); siamo gente onesta NOI, in gamba, capace, con una cultura invidiabile alle spalle; ognuna delle nostre regioni ha talmente tanto da dare che sarebbe un peccato proseguire per un solo giorno ancora con questa sudditanza.

Dovremmo ribellarci allo smembramento ed alla svendita del patrimonio nazionale, riappropriarci delle nostre aziende trasferite selvaggiamente all’estero, dei nostri beni, della nostra storia; non dovremmo mostrare più paura nel futuro di quella che già dovremmo avere del presente!

La rivoluzione non deve limitarsi ad essere interna alla politica, (cosa abbastanza improbabile), quanto piuttosto partire dal basso, dai cittadini, perché solo attraverso la democrazia, con dei referendum e riforme di iniziativa popolare potremo cambiare qualcosa; se i media non ci supportano chi meglio di ciascuno può rappresentare un’informazione cosciente e consapevole?!?

Utopie?

Credo dipenderà da noi, solo da noi.

Lasciare l’eurozona dovrebbe essere l’ultima alternativa ma forse non resta molta scelta… non sarà certo l’attuale fantoccio che abbiamo come Presidente del Consiglio con la sua recita sul tirare la cinghia a salvarci dalla crisi; di certo non sarebbe un processo semplice né immediato, ma comunque possibile (vedi la Slovenia).

Per rendere attuabile ciò dovremmo riguadagnare la nostra sovranità reintroducendo la Lira in monopolio così da autofinanziarci senza limiti imposti, (non saremmo più costretti a rispettare il patto di stabilità), la Banca d’Italia potrebbe quindi avere di nuovo il controllo sui tassi d’interesse ed assicurare che il sistema bancario remi a favore dell’economia e non contro (eliminando ad es. i derivati); indispensabile creare poi posti di lavoro per aumentare la produzione e di conseguenza il benessere della collettività (e non quello delle banche).

Garantendo disoccupazione ed imposte e tasse minime (riducendo ad es. l’IVA) la gente avrebbe di nuovo soldi da risparmiare e da spendere, con la crescente domanda di prodotti si risolleverebbe l’industria e forse l’estenuante lotta per l’esportazione si ridimensionerebbe assumendo perlomeno, con un aumento dei redditi, tratti più civili.

Al momento del cambio, nella peggiore delle ipotesi, ci sarebbe una forte svalutazione (in tal caso sarebbe ideale svalutare anche il debito), ma la nuova Lira, fronteggiate le sopraccitate questioni, potrebbe addirittura guadagnare terreno, l’inflazione sarà corretta da adeguate politiche di gestione, gli altri potrebbero volere addirittura i nostri titoli, sui governi dell’eurozona ci sarebbe molta pressione ed altri Stati ci seguirebbero a ruota (Portogallo, Spagna, Grecia e forse addirittura la Francia…si ricordi che anche la coalizione in Germania è fragile in quanto imposta dal partito liberale delle aziende).

La MMT, (Modern Money Theory promossa in Italia dal giornalista Paolo Barnard), sulle basi dei principi di John Maynard Keynes ed Abba Lerner, traendo spunto anche da alcune idee di Karl Marx, dal canto suo offre una visione dell’economia diversa rispetto a quella classica, da intendersi come politica economica nazionale salva vite, salva Stato e salva democrazia.

Alla base di tutto, come già spiegato, sta la moneta sovrana, fondamentale per garantire autonomia ed una politica che miri alla piena occupazione in quanto un senza lavoro, con tutti i costi indiretti ad esso connessi, è inteso come un onere inutile a carico dello Stato che si ripercuote sull’intera società (aumentano i disagi personali, familiari, la spesa per i servizi sociali, forse il tasso di criminalità, ecc.); meglio rischiare l’inflazione che avere simili problemi; (del resto negli anni ’90 nonostante l’aumento dei prezzi e la conseguente diminuzione del potere d’acquisto della moneta c’era forse crisi?).

Un tecnocrate identifica la soluzione a questa piaga sociale nella creazione di un ambiente migliore per le aziende riducendo ad esempio le tasse e smantellando la regolamentazione convinto che questi limiti siano l’unico motivo che impedirebbero ad un imprenditore di assumere.

In realtà la chiave è la domanda, purtroppo ora dimezzata (per usare un eufemismo) dalla bolla del debito cha lascia tutti senza un credito da spendere o da investire.

Cosa allora può creare reddito?

Secondo i fondatori di questo movimento, la spesa pubblica: il governo deve mantenerla alta (indebitandosi) per offrire a sua volta la piena occupazione; logico, una piccola percentuale di disoccupati è inevitabile in qualsiasi economia, l’importante secondo la MMT è fare in modo che ai soggetti senza lavoro sia garantita ed assegnata dallo Stato un’occupazione temporanea utile non solo per il cittadino che riceverà un salario “di transizione” in attesa di nuovo impiego, ma anche e soprattutto a beneficio della collettività.

Capite dunque che la favola del pareggio di bilancio a cui punta l’attuale governo è una farsa: per un’economia a favore delle imprese e delle famiglie è indispensabile che lo Stato sia in deficit, solo così contabilmente dai bilanci settoriali e nella realtà delle cose i cittadini saranno in “attivo”.

L’unico limite alla spesa pubblica sono le riserve materiali vere e proprie necessarie alla realizzazione delle infrastrutture (cemento, terra, acciaio, ecc.), perché d’altro canto il governo con moneta sovrana può emetterne quanta ne vuole! servendosi poi dei BOT o delle tasse per tenere in equilibrio l’economia, (se ad esempio è bassa aumenterà queste ultime diminuendo la spesa e viceversa).

Vediamo dunque che anche la favola della lotta all’evasione fiscale non è altro che un pretesto per accaparrarsi facili consensi tra la gente ignara del fatto che il prelievo fiscale non compaia nei bilanci dello Stato ma serva invece a regolare l’intero sistema economico come metro di misura per stabilire i tassi d’interesse e NON a finanziare la spesa pubblica.

Pertanto un governo che ha a disposizione moneta sovrana non potrà mai nascondersi dietro alla scusa “non ci sono soldi per fare questo o quello”… emettendo valuta e con le INDISPENSABILI corrette politiche sociali-fiscali, tutto si può; sanità, energia, ambiente e territorio sono temi troppo importanti per essere lasciati in balia delle forze di mercato!

Abbiamo dunque visto che per la MMT il deficit è normale, anzi, indispensabile; tutto sta nel gestirlo correttamente: il governo può finanziare la spesa senza ricorrere a prestiti (vendendo titoli) ma semplicemente emettendo la propria moneta; i tassi d’interesse sarebbero inferiori, e tramite la piena occupazione (non oltre) affiancata dalla stabilità dei prezzi, l’inflazione sarebbe sotto controllo.

Personalmente non ho abbastanza conoscenze per dire se gli strumenti di questi 5 economisti che hanno messo in pratica l’MMT risanando l’Argentina saranno efficaci, nemmeno loro possono assicurare il successo; ma sembra davvero incombente il momento di decidere se riprendere in mano le redini del nostro Paese riappropriandoci della democrazia perduta o lasciarlo nelle mani di questo palese complotto meschino ed illegale.”

LINK:

http://democraziammt.info/site/

ALLAGATO :

Volantino 2° Summit MMT

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