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Arcipelago Scec

Laura Rolleri per Palazzolo5stelle

In una notte di mezza estate il nostro gruppo si è ritrovato a chiacchierare con Marco Castrezzati, rappresentante in Lombardia dell’Arcipelago SCEC (Solidarietà Che Cammina), una comunità virtuale che a livello nazionale viene considerata un’associazione di associazioni; un’insieme di “isole” che pur mantenendo la propria autonomia territoriale lavorano e collaborano insieme alla creazione di una rete di economie locali risanate… un circuito virtuoso per cui, risanando la parte si risana l’intero, (qui inteso come comunità sociale ed economica).

Inutile dire sia bastato pochissimo perché ognuno di noi fosse affascinato ed attratto da questo interessantissimo “mondo monetario complementare parallelo”, ai più del tutto sconosciuto.

Marco Castrezzati è partito facendo un preambolo generale sulla situazione attuale, (vasto ma necessario per meglio inquadrare lo spirito dell’Arcipelago SCEC), e più approfonditamente sull’Euro, la moneta in corso forzoso adottata da ormai 17 Paesi membri avente un valore nominale determinato dalla fiducia commerciale che ciascuno Stato le riconosce.

Idealmente crearla non costa nulla; assume piuttosto un valore indotto nel momento in cui viene intesa come merce di scambio di proprietà della BCE (in quanto da quest’ultima stampata), a cui di contro si paga un interesse, altrimenti detto (contrariamente a quello che dovrebbe essere), “prezzo del denaro”.

Ecco dunque spiegato il collasso dell’intero sistema economico studiato a puntino affinché tracolli del genere accadano periodicamente: una bolla del debito infinita, fatta di prestiti, finanziamenti, derivati, BOND (e chi più ne ha più ne metta), nella quale si rinuncia ai servizi nel nome della solvibilità verso enti esterni che dettano legge in casa nostra.

L’economia attuale è stata costruita a mo’ di un grande imbuto in cui qualsiasi ricchezza creata scivola sino ad arrivare in un punto ben preciso.

Il sistema odierno si fonda sullo squilibrio, sapientemente creato e mantenuto con cura maniacale, sfoderato al momento giusto per garantire l’approvvigionamento di materie prime, sfruttare manodopera a basso costo, produrre a meno ancora e vendere a tanto di più.

In questo modo saremo sempre costretti a ricercare una crescita innaturale e continua che porta inevitabilmente allo sfruttamento esasperato delle risorse del pianeta; il processo di globalizzazione dal canto suo sta facendo da protagonista a questo scenario inquietante dinanzi al quale sono state sottratte con l’inganno dai vari trattati internazionali e accordi (spesso segreti), la sovranità monetaria, politica, territoriale, alimentare e della salute di ciascuno Stato membro.

In questa sede Marco Castrezzati si è soffermato non tanto sulla ormai risaputa privazione delle prime due, quanto piuttosto sull’inconfutabile tesi secondo cui “un popolo che è dipendente per i suoi fabbisogni alimentari dall’estero è un popolo fragile e costantemente sotto ricatto”.

Verrebbe da chiedersi, com’è possibile essere arrivati a tanto?

Beh, basti pensare all’estrema cementificazione che fa scomparire ogni anno migliaia di ettari di terreno altrimenti destinabili all’agricoltura e al verde, alla spinta per la privatizzazione di beni comuni come l’acqua, al sorgere smisurato di centri commerciali per la grande distribuzione del cibo che costringono i piccoli a chiudere bottega, a pratiche apparentemente ecosostenibili come gli impianti per le energie rinnovabili per le quali diverse società nel mondo, attratte da lauti guadagni, fanno incetta di terreni agricoli, ecc.

Inoltre se davvero siamo quello che mangiamo, oggi non sprizziamo certo di salute: nel contesto in cui viviamo le materie prime sin dall’origine non hanno più le qualità nutritive del passato, le multinazionali del farmaco sono allo stesso tempo i più grandi produttori di concimi chimici, l’industrializzazione del settore, le colture intensive, l’impoverimento e l’inquinamento dei terreni hanno portato i prodotti a perdere progressivamente quell’energia di cui il nostro corpo ha bisogno continuamente; questo, nonostante l’agricoltura di qualità sia un bene irrinunciabile per tutti i popoli della Terra.

Ci troviamo quindi oggi in una condizione di estrema dipendenza e debolezza che porta intere popolazioni alla mercé di enti sovranazionali e di strutture che non hanno al centro l’uomo, bensì la sopraffazione ed il profitto.

Da qui la voglia di sradicare queste dipendenze al fine di costruire un nuovo modello che garantisca a tutti ciò di cui hanno bisogno, la necessità di creare una comunità in cui ci si senta partecipi e rappresentati, un ambiente funzionale che ripristini l’interscambio tra i commercianti, i produttori locali e gli acquirenti.

Giacinto Auriti, docente di diritto internazionale, ideò in Abruzzo la prima moneta complementare italiana (SIMEC), sorella di altrettanti circa 4.000 esemplari nel mondo volti a favorire ed incrementare le varie realtà locali.

Ben presto in quasi ogni regione si volle fare altrettanto per poi decidere in comune accordo di unire le forze e stabilire uno statuto unico e precise regole di emissione mantenendo le radici di ciascuna zona inserendole però in un contesto più allargato a livello nazionale.

Indirizzate le ricerche verso uno strumento che si adattasse maggiormente alle esigenze e alla realtà giuridica italiana, nacque lo SCEC, di fatto una riduzione di prezzo che liberamente gli associati dell’Arcipelago decidono di “donarsi” reciprocamente.

Necessitando di un metro monetario si è dunque stabilito che 1 SCEC = 1 € inteso appunto come buono sconto incondizionato, non imponibile IVA, che va dal 5 al 30%, effettuato all’interno del circuito da associati per associati.

A questo punto ci siamo chiesti in pratica come funzionasse; la risposta è parsa più semplice di quanto ci aspettassimo:

  1. L’Arcipelago stampa per ogni associato 100 SCEC mensili (cosa che per ora avviene solo idealmente in quanto il “raggio d’azione” è ancora limitato) non riconvertibili in €.

  2. Per associarsi gratuitamente basta andare sul sito www.arcipelagoscec.net e scegliere se farlo come ordinari o come fruitori.

I primi saranno coloro che accettando lo SCEC faranno il loro dono alla comunità, (i detentori di Partita IVA), ai quali spetta la decisione dell’ammontare dello sconto nell’ottica: “mi riduco il margine di guadagno per un benessere collettivo”.

Ai secondi, (gli acquirenti), saranno invece accreditati 100,00 € di SCEC sul conto home banking in modo tale da poter garantir loro la possibilità di spenderli nei negozi convenzionati.

ESEMPIO:

Io “fruitore” vado in una bottega registrata come “accettatrice”, compro il pane che costa 10,00 € pagandolo con 8,00 € e 2 SCEC (in questo caso il negoziante ha deciso di effettuare agli associati un buono sconto del 20%).

A sua volta l’accettatore potrà riutilizzare quei 2 SCEC all’interno del circuito con altri negozi convenzionati e così via.

Sarà poi premura del comune “chiudere” il giro garantendo che gli SCEC vengano spesi all’interno del circuito, tramutando questi buoni sconto in servizi per i cittadini; trattenuta sul territorio, la ricchezza può così fluire ed essere reinvestita proprio dove è stata creata (il IV Municipio di Roma a tal proposito può essere preso come valido esempio seguito a ruota dalla recente Parma a 5 Stelle).

Far ripartire l’economia locale, il piccolo artigianato, l’agricoltura a Km zero permette di distribuire liquidità, cioè risorse al nostro contesto sociale attivando attività che diversamente sarebbero de localizzate secondo le logiche di mercato speculative.

Il tutto rientra in un’ottica solidale, certo, ma anche economica in senso stretto dato che il tutto mira a contenere i prezzi dei prodotti senza comprimere il giusto guadagno del produttore; un bel progetto di trasformazione insomma, portato avanti dalla speranza che un mondo migliore possa e debba esistere.

Qualcuno diceva: “Il destino non viene da lontano ma cresce dentro ciascuno di noi”… speriamo ora che il racconto di questa notte di mezza estate non rimanga solo un sogno.

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Una Risposta

  1. Articolo molto interessante

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