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CONTRO LA DITTATURA DELL’EURO: intervista a Paolo Becchi

CONTRO LA DITTATURA DELL’EURO di Michela Apostoli e Laura Rolleri per Palazzolo 5 stelle

La crisi”, termine a cui ormai chiunque è assuefatto, come ogni problema dovrà pur avere una soluzione! (per quanto scomoda questa possa essere per la lobby del potere finanziario). Criticare lo stato attuale e le politiche di austerity dei governi europei senza proporre soluzioni a poco servirebbe.

Poniamo quindi i dubbi che ci assillano al Professor Paolo Becchi, docente di Filosofia del Diritto all’Università di Genova, che ci parla spesso tramite il blog di Claudio Messora.

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  1. Nel sistema monetario su stampo della Fed americana, la moneta nasce dal debito, cioè: la Fed stampa moneta in cambio di obbligazioni (debito) stampate dal governo americano. Per legge ciò non può accadere in Europa, ma Draghi, a capo della BCE, ha aggirato l’ostacolo dando liquidità alle banche all’1% e chiedendo loro di acquistare il debito dei governi. Quindi indirettamente la BCE ha agito come la Fed. È evidente come una moneta che nasce dal debito sia un concetto paradossale. La moneta dovrebbe nascere dall’economia reale. La moneta dovrebbe essere un mezzo di scambio di beni e servizi (dati i limiti del baratto). Questo meccanismo inoltre alimenta la spirale del debito delle nazioni, in costante aumento, debito che i governi fanno pagare all’economia reale attraverso tasse che finiscono ad organismi sovranazionali europei e da questi a banche finanziarie private, che si fanno ripagare il default speculativo finanziario dall’economia reale (cittadini, famiglie, imprese che lavorano, producono beni e servizi e … pagano le tasse).

Alla luce di questa distorsione dell’economia attuale, Lei come reimposterebbe il rapporto moneta/economia reale?

Hai messo bene in luce l’attuale situazione. Un vero e proprio groviglio ormai difficile da dipanare. Come reimpostare il rapporto tra moneta ed economia reale? Beh, è una domanda che andrebbe rivolta a un economista più che a un filosofo del diritto come il sottoscritto. Anche se, per la verità, la mia impressione è che molti economisti oggi brancolino nel buio. Basti pensare a come di solito la crisi attuale venga presentata come una conseguenza dell’enorme indebitamento pubblico dei cosiddetti PIGGS ( Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna), considerati come Stati incapaci di controllare un’eccessiva spesa pubblica. Mentre l’enorme indebitamento pubblico in realtà è esploso perché gli Stati sono stati costretti ad intervenire per il salvataggio delle banche e della finanza privata. Si confondono gli effetti con le cause. E la causa di molte nostre sciagure è proprio una moneta: l’Euro, che è stata imposta ad economie molto diverse tra loro, con il risultato che oggi sta sotto gli occhi di tutti: i Paesi forti (la Germania) sono diventati ancora più forti e quelli più deboli, come il nostro, hanno perso di competitività, si sono ulteriormente indebitati. Ecco, io credo che la moneta, per poter ritornare ad esprimere i bisogni dell’economia reale di un Paese, dovrebbe essere la moneta di quel Paese. Al contrario di quanto avvenuto con l’Euro, che certo ha avuto un effetto positivo per la Germania, provocando per quel Paese una svalutazione competitiva, ma per noi è solo servita a far aumentare le importazioni e diminuire le esportazioni, con un peggioramento complessivo della bilancia commerciale. Tutto si potrà dire dell’Euro, tranne che la sua introduzione sia stata un bene per la nostra economia reale. Noi al momento siamo legati a una moneta troppo forte per la nostra economia e che pertanto la danneggia. È come agganciare la carrozza di un treno Continua a leggere

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