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MES: “MECCANISMO EUROPEO SUCCHIA-SOLDI”

Vedi anche: “i tedeschi non sono scemi come noi” (durata 8:57sec)

Di Michela Apostoli per Palazzolo5stelle

Il MES, meccanismo europeo di stabilità, è un organismo finanziario europeo che raccoglie dai 17 Stai membri un plafond iniziale ed aumentabile di 700 miliardi di Euro. E’ gestito da 17 supergovernatori inviolabili, non perseguibili legalmente.
Scopo del MES è prestare agli Stati membri i soldi che gli stessi Stati membri gli hanno dato. Sotto pagamento d’interessi e cessione di sovranità, facendo cioè imporre al Popolo misure di usterity come l’aumento delle tasse.

Cosa accade al DEBITO degli Stati,semplificando

1) SITUAZIONE INIZIALE:
Lo Stato ha un DEBITO PUBBLICO creato per spesa pubblica ecc… e relativi INTERESSI NR.1

2) Lo Stato si indebita ulteriormente per contribuire al plafond del MES con relativi INTERESSI NR.2

3) SITUAZIONE FINALE: lo Stato chiede 100 al MES ed impegnandosi per la restituzione paga gli INTERESSI NR.3

 

Nella SITUAZIONE FINALE:
– il DEBITO da 100 è aumentato a 200
– gli INTERESSI da NR.1 sono giunti a NR.3
CHI CI GUADAGNA?

IL CREDITORE che incassa gli INTERESSI NR.1, NR.2, e NR.3. cioè le solite BANCHE FINANZIARIE PRIVATE a cui gli Stati europei, che non hanno piu’ moneta propria, devono chiedere i soldi.
Il MES è l’ennesimo strumento dell’Europa sovranazionale per indebitare sempre più gli Stati, acquisirne sovranità e quindi schiavizzarli. Il MES non è il meccanismo europeo di stabilità, ma l’ennesimo meccanismo europeo che succhia-soldi all’economia reale.

Obiettivo trasparenza raggiunto!

Claudio Cominardi per Palazzolo5stelle

Giovedì 27 settembre si svolgerà il primo consiglio comunale in diretta streaming a cura dell’amministrazione palazzolese.

La soddisfazione è  grande, in quanto ci sentiamo parte attiva di questo risultato. Per oltre 3 anni abbiamo costantemente documentato con la nostra videocamera tutte le sedute, alcune delle quali protrattesi fino a notte fonda. Ci sentiamo fieri perché riteniamo di aver in qualche modo contribuito ad informare i cittadini  rispetto a quel che accadeva nel palazzo, consapevolizzando parte dell’opinione pubblica cittadina.

Con un pizzico di presunzione mi piace pensare che dall’esterno delle istituzioni siamo riusciti in parte a cambiare volto della politica palazzolese. Giusto per fare due esempi: l’ex sindaco Alessandro Sala – recentemente dimissionario dalla carica di consigliere comunale -, il quale inizialmente si oppose alle riprese delle sedute consigliari, sembra ormai un lontano ricordo. I rappresentanti della precedente maggioranza che bocciarono la mozione in difesa dell’acqua pubblica sono diventati minoranza sparuta.

La trasparenza è uno dei pilastri della democrazia, così come la partecipazione e l’ascolto da parte di chi ci rappresenta. Da questo punto di vista non possiamo che essere compiaciuti d’aver offerto le nostre competenze sulle riprese a costo zero, e che le stesse siano state prese in considerazione ed applicate.

Mi sento quindi di ringraziare tutti coloro i quali hanno reso possibile il raggiungimento dell’obiettivo trasparenza, in particolare a chi si è sorbito le “maratone” in consiglio comunale al nostro fianco.

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P.s.:gli amici di Gussago5stelle stanno portando avanti un’analoga battaglia. Stasera hanno appena bocciato una mozione del M5S volta a modificare il regolamento comunale che ad oggi vieta espressamente le riprese dei consigli e delle commissioni. A differenza della nostra amministrazione, la trasparenza nel Comune di Gussago non è di casa. Esportiamola! Facciamogli sentire il nostro sostegno.

Comitato Rab incontra Matteo Renzi a Brescia

#ADESSO Spegniamo gli inceneritori!

Sabato sera sono stato al comizio di Matteo Renzi a Brescia. Ecco due brevissimi episodi emblematici sulla chiarezza degli obiettivi di alcuni esponenti del PD.

Giovane dirigente del Pd bresciano: “nel nostro programma per le comunali vogliamo incrementare la differenziata e spegnere l’inceneritore, andiamo nella direzione rifiuti zero”. Poi getta la sigaretta a terra. Gliela faccio raccogliere, giusto per partire con il piede giusto. Dopo pochi minuti…

Matteo Renzi: “sono favorevole ai termovalorizzatori, ci sono in tutta Europa e non fanno venire il cancro.”

Qui di seguito l’articolo del Comitato che ho avuto il piacere di conoscere e documentare durante il confronto con Renzi sulla sua visione inceneritorista.

Claudio Cominardi per Palazzolo5stelle

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Fonte: Rete Antinocività Bresciana

Questa sera gli attivisti della rete antinocivita’ durante il comizio di Renzi hanno esposto lo striscione ” L’oncologa non è un ‘alchimista, l’inceneritore uccide non è un punto di vista”. Da alcuni giorni sta’ circolando in rete un filmato su Matteo Renzi. Il candidato alle primarie del PD nel video si accanisce contro un’affermata oncologa , la Dottoressa Patrizia Gentilini, dell’Associazione Medici per l’Ambiente apostrofandola come “apprendista alchimista”.

Secondo Renzi la dottoressa sbaglia ad affermare che i cosidetti termovalorizzatori siano causa di tumori ai danni delle popolazioni residenti nelle immediate vicinanza.

La Dott.sa Gentilini era stata lo scorso 17 maggio a Brescia , ospite di un convegno organizzato dall’ordine dei Medici, dove veniva presentata la Monografia Ambiente e Tumori. Pur essendo un lavoro rivolto in primo luogo agli Oncologi ed alla classe medica in particolare, la Monografia tocca tematiche di interesse generale anche per il vasto pubblico quali, ad esempio, i rischi per la salute, in particolare il cancro, rappresentati dall’inquinamento delle matrici ambientali (aria, acqua, suolo) e delle catene alimentari che coinvolgono Brescia in modo rilevante.Nella ricerca prodotta dagli oncologi italiani si tenta di offrire prospettive diverse ed ” innovative ” del concetto di cancerogenesi e, di conseguenza, della necessità di promuovere nuove modalità di approccio per il controllo della malattia, partendo dalla riduzione delle esposizioni ad inquinanti ambientali della popolazione ed attuando una vera e propria Prevenzione Primaria.

Sul portale della RAB sono disponibili gli interventi audio del convegno a questo indirizzo.
http://www.antinocivitabs.org/senza-categoria/monografia-ambiente-e-tumori-ascolta-gli-interventi-dei-relatori/

Il democratico e ” innovatore ” Matteo Renzi nel video non solo definisce l’oncologa  “apprendista alchimista” ma rifiuta di ascoltare le tesi di una scienziata che porta argomenti della comunità scientifica e cerca furiosamente di zittirla alzando la voce e insultandola.http://www.youtube.com/watch?v=mNCn9q74AAc

La risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sulla revisione del sesto programma d’azione in materia di ambiente e la definizione delle priorità per il settimo programma d’azione in materia di ambiente ha messo al bando gli inceneritori ( cosi’ vengono chiamati dal Parlamento Europeo e non termovalorizzatori come facciamo solo noi in Italia…);  la proposta di risoluzione al Parlamento europeo recita : “è del parere che il settimo PAA debba prevedere la piena attuazione della legislazione sui rifiuti, in particolare il rispetto della gerarchia, garantendo coerenza con le altre politiche dell’UE; ritiene che esso debba fissare obiettivi di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio più ambiziosi, tra cui una netta riduzione della produzione di rifiuti, un divieto di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati, […].

A noi questo sembra innovativo. Un cambio di prospettiva e paradigma non indifferente.
Che cosa ha invece di innovativo il candidato Renzi? l’impressione è che cerchi di svecchiare (o rottamare se preferite usare un termine a lui noto e che evidentemente gradisce visto che si tratta di aumentare la quantita’ dei rifiuti…) una classe dirigente ormai indigesta ai piu’ senza pero’ veramente ” innovare ” pratiche ed idee.

Questa sera , in uno dei suoi passaggi Renzi ha detto ” voglio un paese che dia una speranza di futuro ai suoi bambini “.  Lo ha detto nella citta’ che nel 2011 ha avuto il record di tumori infantili. Per questo oggi siamo andati in giro anche noi con il camper. Per dire ADESSO spegniamo l’inceneritore.

Arcipelago Scec

Laura Rolleri per Palazzolo5stelle

In una notte di mezza estate il nostro gruppo si è ritrovato a chiacchierare con Marco Castrezzati, rappresentante in Lombardia dell’Arcipelago SCEC (Solidarietà Che Cammina), una comunità virtuale che a livello nazionale viene considerata un’associazione di associazioni; un’insieme di “isole” che pur mantenendo la propria autonomia territoriale lavorano e collaborano insieme alla creazione di una rete di economie locali risanate… un circuito virtuoso per cui, risanando la parte si risana l’intero, (qui inteso come comunità sociale ed economica).

Inutile dire sia bastato pochissimo perché ognuno di noi fosse affascinato ed attratto da questo interessantissimo “mondo monetario complementare parallelo”, ai più del tutto sconosciuto.

Marco Castrezzati è partito facendo un preambolo generale sulla situazione attuale, (vasto ma necessario per meglio inquadrare lo spirito dell’Arcipelago SCEC), e più approfonditamente sull’Euro, la moneta in corso forzoso adottata da ormai 17 Paesi membri avente un valore nominale determinato dalla fiducia commerciale che ciascuno Stato le riconosce.

Idealmente crearla non costa nulla; assume piuttosto un valore indotto nel momento in cui viene intesa come merce di scambio di proprietà della BCE (in quanto da quest’ultima stampata), a cui di contro si paga un interesse, altrimenti detto (contrariamente a quello che dovrebbe essere), “prezzo del denaro”.

Ecco dunque spiegato il collasso dell’intero sistema economico studiato a puntino affinché tracolli del genere accadano periodicamente: una bolla del debito infinita, fatta di prestiti, finanziamenti, derivati, BOND (e chi più ne ha più ne metta), nella quale si rinuncia ai servizi nel nome della solvibilità verso enti esterni che dettano legge in casa nostra.

L’economia attuale è stata costruita a mo’ di un grande imbuto in cui qualsiasi ricchezza creata scivola sino ad arrivare in un punto ben preciso.

Il sistema odierno si fonda sullo squilibrio, sapientemente creato e mantenuto con cura maniacale, sfoderato al momento giusto per garantire l’approvvigionamento di materie prime, sfruttare manodopera a basso costo, produrre a meno ancora e vendere a tanto di più.

In questo modo saremo sempre costretti a ricercare una crescita innaturale e continua che porta inevitabilmente allo sfruttamento esasperato delle risorse del pianeta; il processo di globalizzazione dal canto suo sta facendo da protagonista a questo scenario inquietante dinanzi al quale sono state sottratte con l’inganno dai vari trattati internazionali e accordi (spesso segreti), la sovranità monetaria, politica, territoriale, alimentare e della salute di ciascuno Stato membro.

In questa sede Marco Castrezzati si è soffermato non tanto sulla ormai risaputa privazione delle prime due, quanto piuttosto sull’inconfutabile tesi secondo cui “un popolo che è dipendente per i suoi fabbisogni alimentari dall’estero è un popolo fragile e costantemente sotto ricatto”.

Verrebbe da chiedersi, com’è possibile essere arrivati a tanto?

Beh, basti pensare all’estrema cementificazione che fa scomparire ogni anno migliaia di ettari di terreno altrimenti destinabili all’agricoltura e al verde, alla spinta per la privatizzazione di beni comuni come l’acqua, al sorgere smisurato di centri commerciali per la grande distribuzione del cibo che costringono i piccoli a chiudere bottega, a pratiche apparentemente ecosostenibili come gli impianti per le energie rinnovabili per le quali diverse società nel mondo, attratte da lauti guadagni, fanno incetta di terreni agricoli, ecc.

Inoltre se davvero siamo quello che mangiamo, oggi non sprizziamo certo di salute: nel contesto in cui viviamo le materie prime sin dall’origine non hanno più le qualità nutritive del passato, le multinazionali del farmaco sono allo stesso tempo i più grandi produttori di concimi chimici, l’industrializzazione del settore, le colture intensive, l’impoverimento e l’inquinamento dei terreni hanno portato i prodotti a perdere progressivamente quell’energia di cui il nostro corpo ha bisogno continuamente; questo, nonostante l’agricoltura di qualità sia un bene irrinunciabile per tutti i popoli della Terra.

Ci troviamo quindi oggi in una condizione di estrema dipendenza e debolezza che porta intere popolazioni alla mercé di enti sovranazionali e di strutture che non hanno al centro l’uomo, bensì la sopraffazione ed il profitto.

Da qui la voglia di sradicare queste dipendenze al fine di costruire un nuovo modello che garantisca a tutti ciò di cui hanno bisogno, la necessità di creare una comunità in cui ci si senta partecipi e rappresentati, un ambiente funzionale che ripristini l’interscambio tra i commercianti, i produttori locali e gli acquirenti.

Giacinto Auriti, docente di diritto internazionale, ideò in Abruzzo la prima moneta complementare italiana (SIMEC), sorella di altrettanti circa 4.000 esemplari nel mondo volti a favorire ed incrementare le varie realtà locali.

Ben presto in quasi ogni regione si volle fare altrettanto per poi decidere in comune accordo di unire le forze e stabilire uno statuto unico e precise regole di emissione mantenendo le radici di ciascuna zona inserendole però in un contesto più allargato a livello nazionale.

Indirizzate le ricerche verso uno strumento che si adattasse maggiormente alle esigenze e alla realtà giuridica italiana, nacque lo SCEC, di fatto una riduzione di prezzo che liberamente gli associati dell’Arcipelago decidono di “donarsi” reciprocamente.

Necessitando di un metro monetario si è dunque stabilito che 1 SCEC = 1 € inteso appunto come buono sconto incondizionato, non imponibile IVA, che va dal 5 al 30%, effettuato all’interno del circuito da associati per associati.

A questo punto ci siamo chiesti in pratica come funzionasse; la risposta è parsa più semplice di quanto ci aspettassimo:

  1. L’Arcipelago stampa per ogni associato 100 SCEC mensili (cosa che per ora avviene solo idealmente in quanto il “raggio d’azione” è ancora limitato) non riconvertibili in €.

  2. Per associarsi gratuitamente basta andare sul sito www.arcipelagoscec.net e scegliere se farlo come ordinari o come fruitori.

I primi saranno coloro che accettando lo SCEC faranno il loro dono alla comunità, (i detentori di Partita IVA), ai quali spetta la decisione dell’ammontare dello sconto nell’ottica: “mi riduco il margine di guadagno per un benessere collettivo”.

Ai secondi, (gli acquirenti), saranno invece accreditati 100,00 € di SCEC sul conto home banking in modo tale da poter garantir loro la possibilità di spenderli nei negozi convenzionati.

ESEMPIO:

Io “fruitore” vado in una bottega registrata come “accettatrice”, compro il pane che costa 10,00 € pagandolo con 8,00 € e 2 SCEC (in questo caso il negoziante ha deciso di effettuare agli associati un buono sconto del 20%).

A sua volta l’accettatore potrà riutilizzare quei 2 SCEC all’interno del circuito con altri negozi convenzionati e così via.

Sarà poi premura del comune “chiudere” il giro garantendo che gli SCEC vengano spesi all’interno del circuito, tramutando questi buoni sconto in servizi per i cittadini; trattenuta sul territorio, la ricchezza può così fluire ed essere reinvestita proprio dove è stata creata (il IV Municipio di Roma a tal proposito può essere preso come valido esempio seguito a ruota dalla recente Parma a 5 Stelle).

Far ripartire l’economia locale, il piccolo artigianato, l’agricoltura a Km zero permette di distribuire liquidità, cioè risorse al nostro contesto sociale attivando attività che diversamente sarebbero de localizzate secondo le logiche di mercato speculative.

Il tutto rientra in un’ottica solidale, certo, ma anche economica in senso stretto dato che il tutto mira a contenere i prezzi dei prodotti senza comprimere il giusto guadagno del produttore; un bel progetto di trasformazione insomma, portato avanti dalla speranza che un mondo migliore possa e debba esistere.

Qualcuno diceva: “Il destino non viene da lontano ma cresce dentro ciascuno di noi”… speriamo ora che il racconto di questa notte di mezza estate non rimanga solo un sogno.

LA BELVA IMPAURITA ATTACCA IL M5S

BECCHI A LA7 DIFENDE LA DEMOCRAZIA DEL M5S

di Michela Apostoli per Palazzolo 5 stelle

La belva impaurita è il potere: teme di fronte al MoVimento 5 Stelle e quindi attacca. Usa le solite, noiose, vecchie armi. Diffamazione. Distruzione dall’interno. Destabilizzazione del principio cardine del MoVimento: la democrazia.
Invece questo “nuovo temibile” è un’unità a tre facce, forte proprio di questo. Citando le parole del professor Paolo Becchi: il MoVimento è “ Una mente fine, una pancia invidiabile ed un cuore grande”.
Il cuore vivo è il numero sempre maggiore – e che quindi incute paura – di cittadini che credono nel cambiamento, nella democrazia, nello Stato e nella libertà, “perfino” di parola.

L’intervista a Paolo Becchi

L’inedito di P. Becchi per Palazzolo5stelle

Megacomposter di Telgate e gli interessi del sindaco

Il 6 settembre c’e’ stata la riunione a Telgate dei sindaci di tutti i paesi interessati al megaimpianto di compostaggio della Berco.
Era presente anche il vicesindaco di Castelli Calepio (il Sindaco ovviamento per conflitto di interessi non poteva essere presente in quanto la sua famiglia è proprietaria di una parte sostanziosa della Berco), ed era l’unico che adduceva osservazioni favorevoli all’impianto.

I sindaci si sono accordati per un tavolo comune di tecnici per stilare le osservazioni tecniche da mandare in provincia/regione.
Entro il 20 settembre verrà fatto un tavolo comune coordinato da Fabio Turani (Comitato anti cava/discarica) che è il tecnico informato di tutto il procedimento.
L’impegno comune per contrastare il progetto è attivato, speriamo nella buona riuscita dei tavoli di lavoro.
E’ stato fatto il primo passo, adesso aspettiamo gli esiti e prepariamoci alla battaglia, il movimento contro la Cava/discarica è all’erta siamo pronti a tutto …..
Annarosa Gualandris per Palazzolo 5 stelle

Il 18 Brumaio di Napolitano I ed il Movimento a 5 stelle

AGLI ITALIANI RIMANGONO LE PROSSIME ELEZIONI
di Michela Apostoli per Palazzolo 5 stelle

“Populisti”, “Euroscettici”, “Disfattisti”, perfino “I Nuovi Fascisti”: con questi appellativi sono oramai presi a pesci in faccia i cittadini italiani che a diritto invocano uno Stato democratico, contro il potere dei “Banchieri”.
Democrazia vogliono, sostegno all’economia reale, possibilità di una vita dignitosa, di un lavoro.
A loro non rimangono che due carte da giocare: il voto e le prossime elezioni.
Il professor Paolo Becchi fa un’acuta e lungimirante sintesi della subdola e silenziosa espropriazone che i poteri finanziari hanno fatto della sovranità italiana.

L’inedito di Paolo Becchi concesso a Michela Apostoli per Palazzolo 5 stelle

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Il 18 Brumaio di Napolitano I ed il Movimento a 5 stelle
di Paolo Becchi

Ci avviciniamo al termine: scadenza del mandato presidenziale di Napolitano, e fine della sedicesima legislatura dell’Italia repubblicana, spezzata dal passaggio da Berlusconi a Monti. Eppure si lavora per continuare a “bloccare” il sistema, nonostante – e forse proprio attraverso – le imminenti scadenze, le imminenti elezioni. Napolitano dichiara che continuerà a “vigilare” sul rispetto degli impegni presi nei confronti dell’UE. Re Giorgio non sarà più Presidente, ma lascia un’eredità al suo successore (e chi potrebbe essere, se non Monti? Ciampi fece un cursus honorum del genere: da Presidente del Consiglio a Capo dello Stato).
Le elezioni che si terranno – sembra dire il Presidente della Repubblica – non contano: tutti i partiti dovranno comunque accettare la continuità del programma del governo Monti. Le elezioni dovranno servire (paradossalmente) ad assicurare la continuità di un governo che continua a presentarsi come esperienza “a tempo”. Monti insiste nel dire che il “governo tecnico” è stata una “parentesi”: «L’esperienza del governo tecnico è limitata nel tempo […]. Superata l’esperienza del governo tecnico resterà l’eredità dell’importanza delle competenze nell’attività politica».
Potrà anche non esserci, forse, un “Monti-bis”, ad una condizione: che ciò possa favorire il mantenimento di quel “blocco” costituzionale fondato sull’intervento diretto del Presidente della Repubblica e sull’allineamento dell’Italia all’asse europeo – a cui non possiamo che dare il nome di Terza Repubblica –.
Continuiamo pure a chiamare quello di Monti un “governo tecnico”, sapendo che si tratta di un eufemismo: non esiste, in tutta la storia repubblicana, un governo tecnico durato quasi una mezza legislatura . I governi tecnici della prima repubblica venivano chiamati “balneari” perché consentivano in breve tempo – lo spazio, appunto, di una vacanza al mare – di ricompattare la stessa maggioranza , modificando qualche equilibrio interno. Ciò che è avvenuto con Monti non ha nulla a che vedere con un “riposizionamento” della maggioranza: al contrario, esso ha spostato e rifatto una maggioranza. Il suo è il primo governo della Terza Repubblica.
Casini, di recente, ha sostenuto il “passaggio” a questa nuova forma di governo. Dopo aver infatti dichiarato: «Per noi dopo Monti c’è Monti. Il cammino non va interrotto», ha spiegato il senso della sua affermazione: «Per noi evocare Monti significa dire qualcosa che va ben oltre il nome del presidente del Consiglio». Non è un “nome” ad essere in gioco, da qui al prossimo Aprile, ma un “sistema politico” preciso, definitosi negli ultimi due anni.
Occorre dunque fare un passo indietro, alla “strana” estate del 2010. In un mese, dietro lo scontro con Fini – e lo scandalo giornalistico della “casa di Montecarlo” –, si risolse allora l’autentico e reale conflitto politico: quello tra Berlusconi ed il Presidente della Repubblica Napolitano. A fine agosto, fu Berlusconi ad uscire sconfitto, a cedere di fronte alla ferma posizione del Capo dello Stato di non sciogliere anticipatamente le Camere dopo l’estate. Il Presidente del Consiglio perdeva, così, il controllo del rapporto tra Governo e Parlamento, nonché della propria maggioranza. Si veniva ad erodere, progressivamente, il meccanismo fondamentale della forma di governo parlamentare, fondato sul rapporto fiduciario Parlamento-Governo.
Nel “parlamentarismo razionalizzato” disegnato dalla nostra Costituzione e definitosi, dopo il ’93, con l’elezione sostanzialmente diretta del Capo del Governo, infatti, la fiducia significa anzitutto la necessità che il programma del Governo possa essere attuato e realizzato attraverso il Parlamento, con la conseguenza che, se tale attuazione entra “in crisi”, il Governo deve avere la possibilità di sciogliere le Camere e ricorrere nuovamente alla consultazione elettorale.
Nell’agosto 2010 questo “congegno” è stato bloccato dal Presidente della Repubblica, che è intervenuto dichiarando di voler impedire lo scioglimento del Parlamento sino alla fine della sua legislatura. Ciò non era, certo, sufficiente a provocare le dimissioni di Berlusconi, ma ne costituiva la premessa necessaria: si obbligava, infatti, il Presidente del Consiglio a governare senza poter disporre di alcuno strumento di pressione reale sulla propria maggioranza parlamentare. Soltanto questo spiega quella concitata “compravendita” di deputati (spiega, cioè, le defezioni dei “frondisti” del Pdl, la fuga degli “scajoliani”, le continue “conte” dei numeri, spiega Scilipoti e Calearo) che, tra ottobre e dicembre 2011, salvò il Governo dal voto di sfiducia ma che fu, al contempo, l’ultimo atto prima della sua fine.
Occorreva, dunque, chiudere l’esperienza Berlusconi. Ed è di un anno più tardi – ancora in estate – la mossa successiva: l’improvvisa “follia controllata” dello spread, che inizia a salire nei primi giorni di luglio (244), poi ridiscende, ed a partire da agosto ricomincia ad impennarsi, senza più fermarsi, fino a raggiungere il picco nella seconda settimana del novembre 2011(quota 553).
Più degli scandali sessuali, lo spread segnava la fine di Berlusconi, in quanto minava alle fondamenta il suo potere economico ed i suoi stessi interessi aziendali. Berlusconi rassegnava così le sue dimissioni nascondendole come un atto di responsabilità nell’interesse del Paese di fronte alla crisi economica ed alla necessità di adottare soluzioni radicali e di emergenza. In realtà, la sua uscita di scena è dipesa da un rovesciamento politico dei rapporti tra Governo e Presidente della Repubblica, da un conflitto acuto – ma silenzioso – tra due poteri o, più correttamente, tra due diversi modelli costituzionali: l’evoluzione del sistema parlamentare verso il “premierato”, da una parte (Berlusconi), ed il suo rovesciamento in senso “presidenziale”, dall’altra (Napolitano).
Le “consultazioni” aperte da Napolitano dopo le dimissioni di Berlusconi corrispondevano soltanto in apparenza alla “prassi costituzionale” tipica della prima Repubblica. Il sistema, infatti, era già stato “bloccato” l’anno precedente: non si sarebbe mai andati alle elezioni, e la nomina di Monti a Senatore a vita anticipava, ancora con Berlusconi Presidente del Consiglio, la formazione di un nuovo Governo.
E con la nomina di Monti, si è definitivamente compiuto il passaggio al “Governo del Presidente”, una stagione politica inedita nel nostro Paese. Un Governo legittimato politicamente dal Capo dello Stato, la cui linea di azione viene dettata dall’esterno, dagli interessi economici di Bruxelles.
Vengono così a coincidere, finalmente, le due forze fondamentali che in questi due anni hanno cambiato la nostra Costituzione con un atto di forza, nel rispetto formale della legalità ma senza alcuna legittimazione democratica: la forza politica del Capo dello Stato, e la forza economica di quella “dittatura europea” di banchieri e finanzieri, appartenenti ad esclusivi clubs e gruppi di decisione e pressione. Per due anni, il Governo si impone a forza di decretazioni d’urgenza e di una disciplina “bulgara” imposta al Parlamento.
Sembra che il “colpo di Stato” abbia funzionato. I partiti tentano di riposizionarsi, ma continuano a perdere credibilità e consensi. Crollano il Pdl e la Lega Nord. Il Pd pensa di potersi inserire in questa “terra di nessuno”, eppure si trova in scacco: o con Monti o contro Monti, anzitutto. Non c’è altra scelta. Il congegno sembra dunque funzionare. Ma non è così.
I “tecnici” non hanno previsto quello che doveva necessariamente accadere: che il popolo italiano si ribellasse, divenisse finalmente rivoluzionario, comprendesse le umiliazioni a cui questa “Terza Repubblica” lo sottopone. Doveva accadere che un vero movimento di opposizione al potere, al sistema di Bruxelles, alla speculazione parassitaria, alla moneta unica, minacciasse la “pace” politica imposta a colpi di spread.
Si lavora, dunque, per riparare a questo “errore di previsione”. Per fare in modo che le prossime elezioni assicurino la continuazione della “Terza Repubblica”. E, per farlo, è necessaria una cosa soltanto: impedire che il voto si converta in opposizione al sistema di potere; neutralizzare, cioè, il Movimento a 5 stelle, che oggi incarna l’unica autentica protesta al potere, le uniche parole d’ordine per restituire dignità al popolo italiano: fuori dall’euro e dall’Europa, affermazione di una autentica democrazia al posto di una “casta” tecnocratica di politici e banchieri.
Come neutralizzare, dunque, il Movimento? Le tecniche di “manipolazione” sono quelle “classiche”, dalle più elementari a quelle più complesse.
Prima di tutto, creare spaccature la suo interno: il “fuori onda” in televisione di Favia di questi ultimi giorni ne rappresenta un esempio talmente banale da non dover neppure essere commentato (e già, del resto, pare si sia scoperto che lo “scoop” sarebbe stato “concordato” da Favia). La stampa si schiera: “Repubblica”, che ha progressivamente sposato la causa della Terza Repubblica, ha iniziato a guidare la campagna di diffamazione contro il Movimento a 5 Stelle.
Seconda tecnica: definirlo, qualificarlo, ricondurlo ad una “categoria” politica già nota e dispregiativa. Si veda, ad esempio, il recente intervento di Monti: «L’Europa è minacciata dai populismi». E spiega: «c’è il rischio che all’interno dell’Unione Europea, mentre la costruzione dell’Europa si perfeziona, le difficoltà dell’Eurozona facciano emergere una grande, crescente, pericolosa sensibilità nelle opinioni pubbliche dei vari paesi con tendenze all’antagonismo». “Populismo”, “tendenza all’antagonismo”: si ricorre a definizioni del tutto vuote ma connotate emotivamente per squalificare una forza politica reale, autentica.
Terza tecnica: “anticipare” i risultati del voto, pronosticarli, prevederli, in modo da influenzarli e determinarli (è la tecnica chiamata della “profezia che si autoadempie”, o che “si autoavvera”, tipica della speculazione finanziaria). Da qui i “sondaggi” – basti l’esempio di quello realizzato Mannheimer il 9 settembre –: “italiani tentati dal governo tecnico”, governo di solidarietà nazionale, “strana” maggioranza, etc.
Quarta tecnica: controllare i meccanismi “tecnici” che disciplinano il voto, ossia lavorare sulla legge elettorale e sul periodo in cui tenere le elezioni. Forse uno scioglimento anticipato delle Camere consentirebbe a Napolitano di gestire con una certa tranquillità ed uno “spazio di manovra” il dopo-voto. Forse Re Giorgio, in questo, è stato ostacolato dall’innesco della polemica sulla trattativa Stato-Mafia, e potrebbe rinunciare al voto anticipato: bisogna sempre salvare le apparenze, la “neutralità” del ruolo del Capo dello Stato. La modifica o meno della legge elettorale, poi, si gioca tutta sulla necessità di impedire al Movimento 5 stelle di divenire una forza parlamentare attiva.
Queste le tecniche che vediamo oggi e continueremo a vedere all’opera nei prossimi mesi, con l’obiettivo di soffocare l’opposizione degli italiani a questa “svolta” costituzionale dettata dal Presidente della Repubblica e dall’Europa. Ed il Movimento a 5 stelle, come potrà reagire? Se esso è, come davvero sembra, una forza reale nel Paese, se esso davvero rappresenta ed incarna le istanze della di una fetta sempre più consistente di italiani e di giovani destinati ad un futuro di miseria, nulla potrà fermarne la forza elettorale. Il problema, se mai, è un altro.
Eleggere dei rappresentanti in Parlamento, non significa necessariamente “vincere” la propria battaglia politica. La democrazia parlamentare tende per sua natura al negoziato, al compromesso, alle “manovre”: c’è sempre il pericolo, il rischio, di restare intrappolati e neutralizzati da coalizioni di partito e maggioranze complesse, trasversali, che riescano ad assicurare la continuità del nuovo “sistema” anche contro un Movimento ben rappresentato alle Camere. È questo che il Movimento deve evitare: di oscillare, quale semplice forza d’opposizione, tra le correnti che sosterranno una soluzione in continuità con l’asse Napolitano-Monti.
Il Movimento non deve, in altri termini, essere soltanto un’opposizione, una forza di protesta, un’espressione del dissenso e della “delusione” degli italiani nei confronti dei partiti. La delusione, l’astensione, il voto di protesta non impediranno, infatti, da soli, il consolidamento della “Terza Repubblica” (la quale, anzi, si è in larga parte legittimata, con l’intervento del “custode” della Costituzione, proprio grazie al “vuoto” dell’astensionismo e del dissenso ai partiti politici allora al governo).
È vero: in Parlamento, il movimento non potrà che svolgere il ruolo dell’opposizione, ma ciò non dovrà “istituzionalizzarlo”: non dovrà perdere la sua carica intransigente, anti-sistema. Dovrà essere nell’aula ma sempre fuori, al di là del Palazzo.
Il Movimento 5 Stelle ha ora bisogno di una dottrina positiva e definitiva. Non sarà un partito proprio perché non sarà destinato al compromesso. I partiti hanno ideologie astratte, che servono loro come la carta da giocare sul tavolo del negoziato politico. Le “ideologie” sono fatte per essere compromesse con altre “ideologie”. I movimenti non hanno ideologie: hanno un bersaglio, un obiettivo. I movimenti sono a senso unico: non possono perdersi per strada, non possono scegliere di “girare” a destra o a sinistra. Per questo non si possono compromettere. Per questo il Movimento a 5 Stelle deve rimanere movimento, deve essere sempre in divenire, non deve fermarsi mai. Per questo, quale che sarà il risultato elettorale del 2013, non dovrà ripensarsi come forza di opposizione o di maggioranza.
Non è questa la sua natura, non è questo il suo bersaglio. Ciò che dovrà realizzare è portare l’Italia fuori da questa trappola per topi – da questo sistema politico ed economico dettato dall’Europa –, e restituire agli italiani la loro sovranità.

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