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Quintano, storia di una bonifica

Dal Comitato contro il MegacentroCommerciale di Quintano

L’area delle ex-Fonderie del Quintano è sito contaminato (anagrafe Regione Lombardia n. 3825).Fuori (chiunque lo vede) c’è una montagna di amianto, sotto (non si vedono) ci sono migliaia di tonnellate di terra inquinata.

Per legge i siti contaminati non possono essere oggetto di variante urbanistica devono prima essere bonificati.

I cittadini che per 25 anni hanno subito l’inquinamento delle fonderie e per altri 20 quello delle polveri di amianto, hanno il sacrosanto diritto alla bonifica dell’area; i proprietari dell’area (che per legge ne hanno il dovere) in questi anni, insieme alle amministrazioni comunali che si sono avvicendate, hanno trasformato quel diritto in ricatto negando l’inquinamento quando si trattava di ottenere una variante, ammettendolo, con la promessa della bonifica, quando serviva il consenso.

Quell’area dal 1996 doveva essere bonificata e riqualificata utilizzandola per evitare il consumo di nuove aree verdi per lo sviluppo della comunità.

La bonifica abbinata al megacentrocommerciale non solo è un ricatto: è anche un inganno.

Altro che bonifica: il megacentrocommerciale sono 20.000 auto al giorno per 20 anni. E dopo 20 anni, è la storia dei centri commerciali dismessi, avremo un nuovo sito da bonificare (con che soldi e quale nuovo ricatto?).

Basta inganni: bonifica subito e senza ricatti


Storia di una bonifica promessa e non mantenuta

L’area delle ex-fonderie Quintano è un sito inquinato.

La prima relazione che lo certifica è del 1989 (2.1). La denuncia di quei fatti portò alla condanna penale degli amministratori.

Solo nel 2003 però si inizia a parlare di bonifica. Il 14.02.2003, in funzione di una prima variante per il centro-commerciale, la giunta approva un “piano di caratterizzazione” in base al quale si eseguono dei prelievi, i cui risultati sono discussi nella conferenza dei servizi del 06.05.2003 (2.2) nella quale l’ARPA segnala l’incompletezza delle operazioni eseguite ed avverte che le analisi sui dati raccolti sono in corso. Qualche giorno dopo invia i risultati che attestano il superamento dei limiti per piombo e zinco (2.3).

A questo punto (perchè ????) le indagini si bloccano.

La Regione nel settembre 2004 inserisce l’area nell’anagrafe dei siti da bonificare (2.4). La Provincia, un mese dopo, chiede al Comune l’aggiornamento della pratica (2.5). Nonostante questo Zerbimark nel 2005 inizia ad utilizzare, come deposito, uno dei capannoni (2.6). La Provincia richiama Comune e Zerbimark al rispetto delle normative e fa chiudere il deposito (2.7). Nel 2007, nella fase iniziale dell’iter per arrivare al megacentrocommerciale, la Provincia ribadisce il concetto (2.8).

Il Comune non raccoglie e a novembre 2007 approva la variante del megacentrocommerciale senza che la pratica relativa alla bonifica sia aggiornata. La questione torna d’attualità, sollevata dal Comitato, alla conferenza dei servizi in Regione nel 2008 (2.9). In quella sede,però, la Regione accetta, senza approfondire, una dichiarazione del proponente e del comune sulla salubrità dei luoghi (2.10) e chiuderà la conferenza dei servizi dando parere favorevole all’apertura del megacentro che il Comune di Castelli Calepio concede a Zerbimark, nel giugno 2009.

A marzo 2010 parte una nuova procedura con la richiesta di ampliamento del megacentrocommerciale che è quella in discussione in questi giorni. Prima di portare la questione in consiglio comunale viene attivata la procedura di assoggettabilità a VAS della variante. Il comitato partecipa alla conferenza e segnala, tra le altre, la questione inquinamento del sito (2.112.12) che invece viene sostanzialmente (e sorprendentemente) negato nel rapporto preliminare e nella successiva integrazione al rapporto preliminare (documenti predisposti per la VAS) dove si dichiara addirittura la salubrità dei luoghi (2.132.14). Solo nelle ultime settimane, probabilmente per la preoccupazione di possibili conseguenze per i contenuti non rispondenti al vero di quei documenti, il sindaco convoca il Comitato ad una riunione (2.15) durante la quale viene finalmente ammesso l’inquinamento del sito e si danno garanzie sulla volontà di bonifica garantendo che non si inizieranno i lavori prima che la stessa sia certificata (2.16).

Il comitato ribadisce che, per legge, la bonifica di un sito inquinato deve avvenire prima di qualsiasi trasformazione urbanistica e chiede pertanto la sospensione di ogni procedura in atto (2.17).

Intanto, nonostante le garanzie affermate, senza neppure chiedere la necessaria autorizzazione, i lavori sono iniziati ed il comitato puntualmente segnala (2.18).

Come fidarsi ancora delle promesse di questi attori?

VOL3_6

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