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AFGHANISTAN, INTERESSI DI PACE

Dopo l’ 11 settembre,  l’Afghanistan , si è trovato inerme di fronte al forte “vento democratico” che spira da occidente.

Il Direttore del Centro Studi Internazionali, sarà presente al convegno che si terrà a Palazzolo Sabato 8 Ottobre.

In una recente intervista ha spiegato, rispondendo alle voci che vogliono il nostro paese sul territorio Afgano con altri obbiettivi oltre a quelli dichiarati,  che la “missione di pace”, non ha alcun interesse che non sia l’intervento umanitario.Dal fronte afgano arrivano attraverso Internet decine di filmati, realizzati da reporter di guerra o girati dagli stessi soldati. Filmati che mostrano il vero volto della guerra, lo stesso che abbiamo conosciuto attraverso i film sul Vietnam: l’odio per un nemico che va sterminato, il disprezzo per i civili, la macabra ironia guerresca, il frastuono delle battaglie, la paura dei soldati che urlano e imprecano, i jet che bombardano a tappeto i villaggi, il fumo nero degli incendi, le trincee e i sacchi di sabbia, i bazooka e le bombe a mano. Questa è la guerra in Afghanistan. Una guerra che qualcuno continua sfacciatamente a chiamare “missione di pace”.

Washington ha installato al potere a Kabul il fedele ex consulente locale della compagnia petrolifera Usa Unocal e del Pentagono, Hamid Karzai, e, nel 2004, gli ha procurato la vittoria elettorale sostenendolo apertamente come unico candidato possibile e pagandogli la campagna elettorale.
Ciononostante, l’autorità del suo governo non si è mai estesa fuori da Kabul.
Le province sono rimaste sempre in mano ai signori della guerra e dell’oppio: sanguinari criminali e fondamentalisti conservatori che, avendo fatto da ascari agli Usa contro i talebani, si sono garantiti l’intoccabilità e nel 2005 – con la violenza e la corruzione e con il placet Usa – sono finiti anche in Parlamento.
“Gli Stati Uniti hanno abbattuto un regime criminale solo per sostituirlo con un altro regime criminale”, ha detto la parlamentare afgana Malalai Joya.

L’intervento in Afghanistan è costato 3.2 miliardi di euro al nostro paese e  per ora non ha portato nulla di democratico in quel territorio.

Mi chiedo come si possa dire che l’unico interesse sia quello umanitario quando il business della ricostruzione è un affare da 15 miliardi di euro in piena espansione, gestito in gran parte dagli Stati Uniti (tramite UsAid). Alcuni ospedali e scuole costruite mangiandosi i soldi degli appalti sono dopo pochi anni inagibli perchè baracche pericolanti.

Un emerito sconosciuto, l’attuale ministro per lo Sviluppo economico, ha firmato un memorandum con il ministro degli Esteri afghano,  un memorandum che getta le basi per l’aggiudicazione – senza gara pubblica di alcun tipo – di enormi appalti a vantaggio di non meglio specificate “aziende italiane”, ivi compresa l’assegnazione di interi distretti geografici a dette entità nella zona militarmente occupata dai nostri servizi.

Il primo settore di cooperazione sancito dal ‘Memorandum’ che poi è un contratto internazionale entrato direttamente in attuazione dal giorno della firma, è quello degli idrocarburi e dei minerali con la missione del ministero di promuovere gli investimenti del settore privato per lo sviluppo della ricerca, l’esplorazione e la produzione di idrocarburi e in particolare del marmo, la costruzione di gasdotti, la promozione della formazione di personale in loco. Si legge che il “governo afghano fornirà il clima necessario adatto per gli investimenti e di sicurezza”: la guerra sta dando i suoi frutti e l’Italia si siede al banchetto del bottino per dare in pasto i suoi tozzi e la sua porzione a non meglio definite “imprese italiane”.
Segue poi l’elettrificazione dei villaggi e il pompaggio dell’acqua per aziende italiane “di rilievo” e la costruzione dell’aeroporto di Herat.

Ecco in dettaglio gli ambiti di cooperazione:

Idrocarburi e risorse minerarie, incluso petrolio e gas naturale.  La cooperazione sarà supportata dal ministrero dello Sviluppo Economico (Mise) e attraverso investimenti  privati;
Impianti di generazione di energia, incluso fotovoltaico e pompe da acqua;
Sviluppo dell’aeroporto di Herat, per una migliore connessione con le rotte nazionali e internazionali;
Potenziamento  della tratta Herat – Chest-i-Sharif: il ministero dello Sviluppo  Economico contribuirà insieme al Ministero degli Affari Esteri per  favorire investimenti privati o partnership pubblico-private necessari  alla costruzione della strada in questione, che è di primaria importanza  nel garantire il collegamento tra Herat e Kabul;
Industria del marmo: il Mise intende supportare la realizzazione di un distretto del  marmo e di un centro servizi a Herat dove implementare programmi di  assistenza tecnica; in questo senso è prevista la partecipazione delle  aziende afghane del comparto al prossimo International Exhibition  Marmomacc 2011 di Verona;
Industria tessile: è prevista la  possibilità di creare un distretto e un centro servizi ad Herat per  implementare lo sviluppo del settore;
•  Agricoltura, industria  alimentare e imballaggio: il Mise si impegna ad implementare attività  specifiche relative a tecniche di produzione agricola, catene di  fornitura, lavorazione, imballaggio e deposito dei prodotti;
Sviluppo del comparto delle pietre preziose e semi preziose e cemento;
• “Trenchless technology”: installazione di condutture “senza scavo”, con minimo impatto ambientale.

Partecipa alla delegazione commerciale guidata dal ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani, anche : Eni, Enel, Enea, Gruppo Trevi (perforazioni petrolifere), Gruppo Maffei (estrazioni minerarie), Iatt (pipeline sotterranee), Fantini (segatrici per marmo), Assomarmo, Margraf e Gaspari Menotti (estrazione del marmo) e AI Engineering (costruzioni).

Direttore del Cesi,  non venga a casa nostra a prenderci in giro, la ringraziamo preventivamente

Matteo Piantoni per Palazzolo 5 Stelle

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