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L’Onu e i diritti delle donne in Italia

Una delle tante cose avvenute quest’estate è l’emissione e la diffusione di un rapporto redatto dal  comitato Cedaw dell’Onu  sulla situazione dei diritti delle donne in Italia , con le relative raccomandazioni allo Stato di intervenire legiferando, stanziando fondi, e di presentare entro due anni un rapporto degli interventi effettuati.

In tutta risposta, il rapporto in lingua inglese non è ancora stato tradotto, se non  in via ufficiosa da blogger volontari, e persino il  sito ufficiale del Ministero delle Pari Opportunità non ne fa menzione.

Qui sotto in corsivo potrete trovare il riassunto del contenuto del rapporto effettuato dai Giuristi Democratici per la Cedaw , nel frattempo vi segnaliamo alcuni degli avvenimenti  degli ultimi mesi, che si vanno ad aggiungere ad un quadro già di per se problematico. Ad esempio sono stati messi  a rischio chiusura,  o in alcuni casi chiusi, i centri antiviolenza a causa delle mancata distribuzione dei 18 Milioni di Euro già stanziati;

Mentre  in provincia di Milano un’azienda in crisi ha deciso di licenziare parte del personale, cosa di per sé triste ma ancora di più se si pensa che tutte le persone licenziate sono donne perché “così potranno stare a casa a badare ai figli”, e che alla manifestazione di protesta fuori dai cancelli dell’azienda non si sono presentati i colleghi uomini.

Ancora una volta è stata lesa così, non solo la dignità femminile ma anche la solidarietà di classe, e fra i sessi.

Nella nostra capitale, si è ritenuto più opportuno investire su un libretto con i consigli della nonna piuttosto che impegnarsi, ad esempio, attraverso la sensibilizzazione nelle scuole. Infatti, con il patrocinio del Comune di Roma è stato diffuso l’oramai famoso  “Decalogo Antistupro” un opuscoletto di color rosa con titolo “ Vademecum per la tua sicurezza – Sicurezza, un lusso che noi donne, oggi vogliamo permetterci” Un lusso? Oggi? E inoltre, gli uomini non hanno diritto alla sicurezza? I consigli, poi,  sono implicite colpevolizzazioni delle donne: “non vestirti in modo appariscente”, “Guida tenendo la destra ma non accostarti troppo al marciapiede di strade isolate”, della serie : se lo fai te la sei cercata.

“In Italia le donne sono rappresentate come oggetti sessuali. Questa una delle principali critiche sollevate all’Italia dal Comitato delle Nazioni Unite che ha il compito di monitorare l’attuazione della Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) negli Stati che l’hanno ratificata.

Secondo le Nazioni Unite, in Italia persistono profondi stereotipi che hanno un impatto schiacciante sul ruolo della donna e sulle responsabilità che essa ha nella società e in famiglia. Complici le dichiarazioni pubbliche dei politici, che non fanno altro che incrementare tale profondo dislivello tra i sessi.

Tali stereotipi pongono le donne in una situazione di svantaggio, incidendo negativamente sulle scelte degli studi e della professione che esse vogliono intraprendere e diminuendo le possibilità di accesso ai “piani alti” del mercato del lavoro, della vita politica e del ‘decision-making’.

Altro capitolo è quello delle violenza contro le donne. Nonostante la nota positiva per l’adozione della legge 11/2009 che introduce il crimine di stalking, il Comitato esprime la propria preoccupazione per l’alto numero di violenze perpetrate su donne e bambine, per la mancanza di dati sulle violenze contro immigrate, Rom e Sinti e per la persistenza di attitudini socio-culturali che “condonano” la violenza domestica. In particolare, stupisce e preoccupa l’alto numero di donne uccise da partner o ex-partner, indice del fallimento dell’autorità nel suo fondamentale compito di protezione delle donne.

Ecco perché il Comitato ONU chiede al Governo di presentare entro due anni un rapporto sulle misure intraprese contro stereotipi e violenza di genere e raccomanda al nostro paese di adottare tutte le misure legali, amministrative, politiche ed educative necessarie a ridurre tali stereotipi. In particolare, le Nazioni Unite chiedono che lo Stato intervenga sulle immagini sessiste divulgate dall’industria della pubblicità e dai media, nelle quali donne e uomini sono spesso raffigurati in modo stereotipato.

Sul piano del mercato del lavoro, il Comitato rileva la costante disparità di salario e di trattamento tra uomini e donne e le scarse misure introdotte dallo Stato per conciliare vita e lavoro. In particolare, colpisce l’alto numero di madri che abbandonano il posto di lavoro dopo la nascita del figlio e la bassissima fruizione da parte dei padri italiani del congedo parentale (solo il 10%). Per questi motivi, tra le raccomandazioni fatte al Governo, si chiede che vengano introdotte urgentemente misure che incrementino il numero di donne impiegate e che portino all’abolizione sostanziale della pratica dei “dimissioni in bianco”.

Infine, il Comitato raccomanda di valorizzare e coinvolgere la società civile – e in particolare le associazioni di donne – nel cammino verso un’effettiva uguaglianza di genere nel nostro paese, attraverso consultazioni periodiche e trasparenti e la promozione di un dialogo costruttivo”

Elena Vezzoli per Palazzolo5stelle.it

Per ciò che riguarda la comunicazione televisiva e pubblicitaria c’è materiale per un blog intero, ci piaceva riassumere la situazione con questo video trovato in rete:

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