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2012: IL TONFO DELL’ECONOMIA GLOBALE

La crisi economica è inesorabile: una carestia monetaria che investirà in particolare Europa e Stati Uniti. Già dopo le vacanze ci aspetta un lungo periodo di sofferenza e austerità 

Lasciamo per un attimo riposare il calendario Maya, che come tutti ormai sanno finisce il 21 dicembre del 2012. L’andamento dell’economia su scala globale e l’indebitamento nostrano sono seri cenni di uno sconvolgimento epocale dell’economia monetaria. I dati sull’indebitamento delle banche prodotti questa settimana dalla Bank for International Settlements, sembrano confermare che almeno nel settore finanziario il 2012 sarà un anno di cambiamenti epocali.
Il commento dell’economista Loretta Napoleoni, come sempre è molto lucido e tagliente. I suoi articoli e interventi, pubblicati sui blog, come su alcune riviste di larga diffusione, ci parlano di una strada segnata verso il ritorno alla moneta nazionale. Ma al di là della questione del nostro Paese la situazione mondiale è altrettanto grave.
“A livello mondiale, il settore bancario ha accumulato un debito di 5 mila miliardi di dollari, e si tratta di titoli che matureranno nei prossimi due anni. 2.600 miliardi sono detenuti dalle banche europee e 1.300 da quelle Usa. Ciò significa che entro la fine del 2012, costoro dovranno pagarne le cedole e per farlo emetteranno nuove obbligazioni che venderanno sul mercato internazionale dei capitali. Tutto ciò non sarebbe un gran problema se contemporaneamente i governi deficitari europei non facessero la stessa cosa. Ed è nel Vecchio continente che nel 2012 ci sarà la lotta tra stati e banche per accaparrarsi i liquidi. Grecia, Spagna Italia e Portogallo, ma anche  Francia e Germania si scontreranno con i propri istituti di credito.
I primi segnali della carestia monetaria sono già evidenti. Negli ultimi vent’anni le banche hanno usato il mercato obbligazionario per rastrellare fondi che poi hanno dato in prestito a imprese ed individui. La prassi era emettere titoli a breve per prestare soldi a lungo termine. E dato che i tassi d’interesse scendevano, questa strategia ha funzionato. Ma dal 2008 è diventato sempre più difficile coprire nel breve i prestiti concessi nel lungo periodo. Per salvare alcune banche dalla bancarotta sono dovuti intervenire gli stessi governi – già indebitatissimi – e le banche centrali. L’avvento dell’austerity in Europa ha portato alla chiusura dei piani di salvataggio governativi, a questo punto banche e governi se la devono cavare da soli. I mercati attendono i risultati degli stress test delle banche europee nella speranza che siano migliori di quanto ci si aspetta per riprendere a far circolare il contante. Realisticamente, però, il sistema bancario si dividerà in due: da una parte chi ha ancora un buon capitale e dall’altra chi non possiede questa ciambella di salvataggio. Mentre le prime riusciranno ad  attingere al mercato dei capitali, per le seconde la ricerca di liquidità sarà sempre più difficile. Entro il 2012 per sopravvivere molte dovranno fondersi tra di loro, ma alcune chiuderanno i battenti.
Assisteremo ad un riassetto globale del sistema bancario dettato dalla penuria monetaria e dalla concorrenza agguerrita tra banche e stati. Ed è probabile che da questo terremoto finanziario, che ridisegna il sistema bancario internazionale, la Svizzera ne esca solo con qualche graffio dando prova ancora una volta di essere un leader nella gestione del denaro altrui.
Tratto da terranuova.it e daFonte: http://lanapoleoni.ilcannocchiale.it/
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