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LA GUERRA DEGLI IPOCRITI

C’è solo una cosa più infame del fare la guerra: fare la guerra senza nominarla. In questo modo le nostre democrazie aggiungono ai maggiori difetti dei passati regimi un’ ulteriore vergogna, l’ipocrisia. L’ipocrisia è il più subdolo degli inganni: davanti all’ipocrita non si hanno difese.

Così noi siamo nati e cresciuti nell’occidente libero del pianeta, nella convinzione di appartenere alla terra dei buoni, dove regna la democrazia. Ma basta chiamarla missione internazionale, missione umanitaria, e tutto si risolve. Viviamo nel più subdolo dei regimi, quello che nasce nella menzogna e si nutre di menzogna.  Perché l’ipocrisia, come ben sapevano i saggi della Grecia classica, è la madre di ogni male. L’Italia è in guerra, con le altre democrazie libere dell’occidente, contro uno stato sovrano col quale di recente aveva firmato un trattato dove si garantiva l’impegnoa non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica della controparte o a qualunque altra forma incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite. Uno stato retto da un dittatore, odioso e psicopatico come ce ne sono molti, anche tra i numerosi dittatori nostri “amici”che non correranno nessun rischio fino a che ci farà comodo; come amico era fino a ieri lo stesso dittatore Libico oggi in disgrazia. Un cattivo perfetto, per noi che siamo i buoni, per noi che bombardiamo sì, ma con umanità.

Nicolas Sarkozy solo pochi mesi fa offriva aiuti militari a Ben Alì per soffocare nel sangue l’inizio della rivolta tunisina. David Cameron e Barack Obama non hanno mica bombardato i carri armati del re del Barhein, che  continua a sparare sulla gente che protesta pacificamente, mentre l’Onu dorme. Zapatero e Berlusconi non hanno offerto le loro basi per imporre un’urgente No Fly Zone sopra il cielo di Gaza mentre Israele bruciava la popolazione civile con il fosforo bianco. Piero Fassino, responsabile esteri del Pd, durante la strage di Gaza, esprimeva solidarietà a Israele. Nessuno convoca il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per ordinare lo stop ai droni di Obama che un giorno sì e l’altro pure fanno strage fra i civili in Pakistan. Gli esempi diventerebbero decine, smettiamola di raccontarci barzellette: le guerre non sono mai mosse da scopi umanitari. Se non ci siamo ancora bevuti il cervello,sarà utile cercare i motivi altrove.

La Libia è tra le più grandi economie petrolifere del mondo, con circa il 3,5% delle riserve mondiali di petrolio, più del doppio di quelle degli Stati Uniti.
L’“Operazione Libia” fa parte della più ampia agenda militare in Medio Oriente e Asia centrale, che consiste nel detenere il controllo di oltre il 60% delle riserve mondiali di petrolio e gas naturale, compresi gli oleogasdotti.
“I paesi musulmani tra cui Arabia Saudita, Iraq, Iran, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Yemen, Libia, Egitto, Nigeria, Algeria, Kazakhstan, Azerbaijan, Malaysia, Indonesia, Brunei, possiedono tra il 66,2 e 75,9 per cento delle riserve petrolifere totali.
Con 46,5 miliardi di barili di riserve accertate, (10 volte quelle dell’Egitto), la Libia è la più grande economia petrolifera del continente africano, seguita da Nigeria e Algeria (Oil and Gas Journal). Al contrario, le riserve accertate di petrolio degli Stati Uniti sono dell’ordine dei 20,6 miliardi di barili (dicembre 2008) secondo la Energy Information Administration: (US Crude Oil, Natural Gas, and Natural Gas Liquids Reserves).
Le più recenti stime pongono le riserve di petrolio della Libia a 60 miliardi di barili. Le sue riserve di gas a 1.500 miliardi di m3. La sua produzione è tra 1,3 e 1,7 milioni di barili al giorno, ben al di sotto della propria capacità produttiva.
Il petrolio è il “Trofeo” della guerra USA-NATO
La pianificata invasione della Libia servirebbe gli interessi delle imprese stesse, come l’invasione e l’occupazione dell’Iraq del 2003. L’obiettivo  è quello di prendere possesso delle riserve di petrolio della Libia, destabilizzare la National Oil Corporation (NOC) e, infine, la privatizzazione dell’industria petrolifera del paese, vale a dire trasferire il controllo e la proprietà delle ricchezze petrolifere dalla Libia alle mani straniere.
La Libia è un premio economico. “La guerra fa bene agli affari”. Il petrolio è il trofeo di una guerra USA-NATO. Wall Street, i giganti petroliferi anglo-statunitensi, i produttori di armi USA-UE, sarebbero i beneficiari occulti di una campagna militare condotta da USA e NATO contro la Libia.

La cosa più sconcertante è che come ogni guerra i costi ricadono sulle finanze pubbliche, quindi sui cittadini , mentre gli stratosferici guadagni finiscono nelle tasche di pochi ricchissimi privati ; senza tener conto delle devastazioni,uccisioni,mutilazioni.

E’ paradossale che  popoli che hanno la sfortuna di nascere  su terre ricchissime di petrolio, gas, metalli preziosi, siano condannati dalle loro stesse  ricchezze ….. se gli andrà” bene” saranno “solo schiavi”.

Insomma , è sempre la solita…. sporca storia.

Claudio Salogni per Palazzolo5stelle

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Una Risposta

  1. semplicemente così, non c’è nulla da aggiungere…
    proviamo a chiederci come mai all’italia dopo aver perso la partnership con la libbia ci sono rimasti gli immigrati e il resto d’europa invece fa la voce grossa con altri sistemi…
    io non ho la soluzione ma un’idea ce l’ho.

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