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I DENUCLEARIZZATI: Le energie

L’energia elettrica è una piccola quota dell’energia che utilizziamo.

Quasi un terzo dell’energia importata serve per produrre l’energia elettrica, ma un terzo abbondante serve per riscaldare acqua, produrre calore che potremmo avere senza usare fossili né nucleare. Solo eliminando gli sprechi attuali nei consumi per far raffreddamento e riscaldamento delle case avremmo un risparmio di energia estremamente più elevato di quello che nei prossimi anni potrebbe darci, forse, il nucleare. Lo stesso vale per il sistema trasporti che è fra i più energivori.

La stragrande parte di energia non è elettrica, il nucleare affronta solo la questione elettrica, che è una piccola quota del problema (circa il 15 %).

Possiamo quindi dire che, se raddoppiassimo le centrali nucleari magicamente domani mattina, già pronte per produrre; copriremmo meno di un terzo della domanda di energia.

Sapendo che, la domanda di energia continuerà ad aumentare, grazie ai nuovi paesi in via di sviluppo cosi popolosi, ed il continuo afflusso di gente dalle situazioni disagiate del pianeta verso i paesi occidentali, possiamo affermare che l’utopia del nucleare sia di coprire il 20% dell’energia richiesta.

Se tenessimo conto del fatto che, dall’estrazione fino alla produzione di energia elettrica, il nucleare consuma altre energie derivanti dal petrolio, e dal carbone, parliamo di un 20% lordo…

Si sente spesso che abbiamo un costo dell’energia elettrica molto più alta dei francesi; è sia vero che falso. Il costo dell’energia elettrica italiana è dovuto all’inadeguatezza del nostro sistema elettrico ed in particolare delle nostre linee: abbiamo linee che hanno uno spreco del 12, 13 % nel trasferimento dell’energia.

Importiamo energia elettrica dalla Francia perchè le centrali nucleari sono “rigide”, producono energia anche quando non serve; perciò di notte ce la vendono sotto-costo. Il cosiddetto basso costo del nucleare francese è un sottoprodotto del nucleare militare, e questo argomento spererei di non doverlo neanche affrontare nel mio paese.
L’Italia, con i bacini idroelettrici, ha maggiore flessibilità, possiamo modulare la produzione, e ci conviene importare l’energia elettrica quando è “buttata via”.

Insomma una questione economica, di risparmio.
Non si dice però che anche noi esportiamo energia elettrica alla Francia. L’Italia ha una potenza superiore al consumo di punta, ed è in grado di fronteggiare la domanda.

La Francia invece produce molta energia elettrica ma è vulnerabile nel picco. la Francia ha imposto a molte aziende il riscaldamento con energia elettrica e, in un inverno freddo come 2 anni fa, non è stata in grado di coprire il suo fabbisogno, sono intervenute Germania e Italia.

In questo caso notiamo non una scelta economica, ma una mancanza di offerta energetica, che si traduce, in situazioni di maggior bisogno per la gente di tornare allo sfruttamento di gas, petrolio o altre fonti.

Tutto questo fa capire come il nucleare non è una scelta per il futuro, neanche se produttivo domani mattina, figuratevi se si dovesse aspettare anche  15-20 anni.

Non abbiamo ancora parlato di aspetti ambientali, costi, e sicurezza di una centrale nucleare. Temi che affronteremo nei prossimi mercoledì.

Matteo Piantoni per Palazzolo5 stelle

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