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LA MAFIA E L’ANTIMAFIA SONO DENTRO DI NOI

1a e 2a parte riprese de “la giornata per la legalità” organizzata dall’ANPI di Palazzolo s/O.

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Non è necessario vedere coppole e lupare per la strada per capire che viviamo in mezzo ad una cultura mafiosa. Da troppo tempo molti dei “campioni” che abbiamo eletto in parlamento, nelle regioni, nei comuni,   si comportano e si sentono al di sopra delle più elementari leggi della trasparenza e della democrazia considerando il mandato ricevuto come un affare privato loro e dei loro “amici”.  Un gradino al giorno e dopo decenni ci si trova sempre più in alto: senza rendersene conto si è andati talmente in alto e cosi lontani da quel punto di partenza chiamato “onestà e legalità” che ora non ricordiamo più nemmeno cosa significhino. Il cittadino si è ormai assuefatto a questi modi di agire a tal punto che smette perfino di vederci qualcosa di sbagliato; molti di noi reagiscono stupiti quando qualcuno fa notare che qualcosa non và.. E intanto si continua a salire, sempre più in alto, non ci viene neanche più il fiatone…

Mafioso è diventato gran parte del tessuto sociale, a partire dalle molte amministrazioni comunali, provinciali , regionali, da sud a nord. Il fenomeno mafioso negli ultimi decenni è aumentato ed intaccato tutto il tessuto sociale, politico e produttivo a causa della nostra negligenza e superficialità, ha intaccato come un inesorabile cancro gran parte della società anche in quelle zone dove prima non c’era.     Non solo, vorremmo far presente che la “cultura maffiosa è diventata modello di vita” anche quì da noi, forse il clientelismo all’interno di certi rapporti interpersonali di scambio  a discapito dell’interesse collettivo e su più livelli della società, non è  forse sintomo di un’atteggiamento di matrice mafiosa? La cultura mafiosa non potrà essere combattuta e sconfitta se noi cittadini per primi non smetteremo di accettare e giustificare, per pigrizia e per comodità, questi atteggiamenti inquinanti.
Il 5 dicembre scorso

nell’evento promosso dall’ANPI di Palazzolo “Io non ci stò – testimoni di legalità” sono venuti a parlarci di queste tematiche quattro personaggi significativi della lotta culturale e pratica alle mafie: Gioacchino Genchi –vicequestore di Palermo (già collaboratore di Falcone e Borsellino), il sindaco antimafia di Castelbuono Mario Cicero, Dario Riccobono – giovane fondatore del comitato Addio Pizzo e Gaspare D’Angelo del comitato Felicia e Peppino Impastato di Bergamo.
Ognuno di loro ha raccontato la propria esperienza nel costruire una cultura dell’antimafia attraverso diversi strumenti per creare un tessuto sociale sano, collaborativo, culturale nel quale la mafia non riesce a mettere le sue radici; è così che la mafia funziona: attacchisce in quelle società che sono stanche, disinteressate, inerti, ignoranti, perché sono facili prede di cui abusare.
Ci hanno raccontato come Castelbuono, piccolo paese siciliano, abbia resistito negli anni all’influenza mafiosa alla quale invece gli altri paesi hanno ceduto. Attraverso le parole di un Genchi che torna bambino ci racconta di come sia cresciuta in lui la voglia di cultura, il senso di giustizia e di legalità: nella frequentatissima libreria del padre dove si trovavano studiosi ma anche gente normale.   Mario Cicero, Sindaco del paese invece ci racconta delle sue iniziative originali per recuperare persone con diversi tipi di disagio, inserendoli in un programma di raccolta differenziata avvalendosi dell’utilizzo di asini: un metodo curioso,  ma anche molto efficace ed economico perché permette di risparmiare soldi che possono essere reinvestiti in altre iniziative   recuperando anche soggetti che potrebbero essere reclutati dalla mafia a causa delle loro condizioni svantaggiate.  Dario Riccobono invece ci parla di un’iniziativa davvero molto interessante pensata da loro, i ragazzi di “addio pizzo”, che hanno avuto la brillante idea di iniziare un progetto chiamato “addiopizzo travel”  cioè delle vacanze pensate per incentivare le attività commerciali legate al turismo – dal Bed&Breakfast alla pizzeria o al negozio – facenti parte della rete “Addio pizzo” e che si sono ribellate alla mafia (alcune sorgono su terreni confiscati ai boss) e che vogliono riconquistare il territorio e lo sviluppo economico nella legalità. Questa iniziativa permette a loro di sopravvivere e da la possibilità anche a noi di contribuire alla lotta per lo sradicamento del fenomeno mafioso. Quello che appunto la mafia  non vuole è l’instaurazione di una cultura e di una collaborazione sociale come queste  attività che invece stanno fiorendo e si stanno sviluppando grazie a persone come Genchi, Cicero e Riccobono.

E la nostra amministrazione comunale come ha risposto ad un messaggio così pieno di legalità? Con la latitanza.

Il Sindaco, nonostante avesse detto all’ANPI che avrebbe partecipato, non si è presentato e non ha mandato nemmeno una nota personale (non ha nemmeno scomodato la segretaria); mentre a mandare una lettera è stata la vicesindaco Turra che non ha potuto partecipare per problemi familiari. L’unico “rappresentante” della maggiornaza presente all’iniziativa è stato il consigliere Nazzareno Pagani. E gli altri? Gli assessori? A noi pare un gesto maleducato e menefreghista, contando l’importanza dell’iniziativa e dei personaggi presenti, facendo oltretutto una pessima figura a livello istituzionale. Probabilmente Sala ha cose più importanti da fare la domenica, magari andare a fare una bella battuta di caccia. Una volta si presenziava almeno per fare bella figura, come Selina Grasso che però a stento ha trattenuto le smorfie di disappunto, mentre al sindaco non importa più nemmeno difendere l’immagine: non ha più nemmeno quella.

Emanuela e Claudio Salogni per Palazzolo 5 stelle

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