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SERGIO MARCHIONNE & C…ompagnia bella: NON CI SONO ITALIE…

E’ chiaro, il titolo non indica una dichiarazione di Sergio Marchionne, è solo una constatazione dopo le vicende non concluse del futuro della Fiat e del resto dell’industria in Italia.

Gli indicatori partono da molto lontano, addirittura dal famoso 31 luglio 1992 quando con un referendum creato e ben manipolato sotto il segno della disinformazione generale si eliminava di fatto dalle buste paga dei lavoratori quel meccanismo chiamato contingenza che adeguava i salari all’inflazione salvaguardando il potere d’acquisto, proseguendo poi con l’accordo interconfederale del 23 luglio 1993 con l’assenso “tacito” dei sindacati pur avendo pareri contrari di moltissimi lavoratori;  per completare l’opera si introduceva un elemento democratico (a parole) “la concertazione” il cui ruolo avrebbe consentito alle parti in causa di trovare accordi senza spargimenti di sangue, il tutto ben frullato sarebbe servito soprattutto come cura alle eventuali crisi produttive e di competitività  e all’abbattimento dell’inflazione,  tutto questo a beneficio dei lavoratori e di tutto il paese…. Infatti, analizzando gli avvenimenti conseguenti, in nome della concertazione si è incominciato a smantellare lentamente la socialità dei servizi essenziali, quei pochi diritti e benefici che i lavoratori si erano conquistati con molte lotte. Ma la soluzione dei problemi di competitività si sono trasformate in maggiori profitti per le imprese, la concertazione si è trasformata in decisioni unilaterali, i benefici per il paese sono mutati in un debito pubblico immane. Sul fronte industriale invece come riportano le ultime vicende di Mirafiori, il perpetuarsi di crisi croniche e quindi di “passaggi imposti e obbligati” ecc.

Complimenti, bel passo avanti!

Per i più attenti lo sviluppo futuro della situazione era logico e tracciato già quasi vent’anni fa, lo smantellamento dei diritti e dei salari sarebbe stato corroso più facilmente nelle trattative sindacali con due componenti su tre, governo e imprenditori da una parte e sindacati (in parte compiacenti) dall’altra.

Ma torniamo a noi, attualmente nel bel mezzo di una crisi mondiale “di sistema” la multinazionale Fiat Chrysler capeggiata da Sergio Marchionne, insieme ad altre realtà industriali, cercano ancora di “grattare” tutto quello che gli è permesso, quello che riescono, fregandosene completamente dell’Italia, degli italiani e delle famiglie che vivono del salario da lavoro dipendente, ricorrendo a ricatti di basso stile a cui abbiamo assistito con la vicenda di Pomigliano, ma in fondo cosa importa se in Italia si rimane con meno lavoro, l’importante è tornare a fare profitto, anche all’estero ed a ogni costo, magari con finanziamenti e incentivi a pioggia come è stato in passato da parte del governo italiano (cioè sempre noi), dando ai cittadini l’illusione che così si possa migliorare e…. fanculo anche la concertazione che pure è servita a spianare la strada.

Evidentemente la responsabilità di questo sfacelo non’è solo di Marchionne & c., loro sono i raccoglitori di quello che hanno seminato negli ultimi 20 anni, centra parte dello stato italiano, si, centrano anche i nostri “illustri” governanti, passati e attuali, che invece di preoccuparsi di redigere forme di economie virtuose a favore dello sviluppo si occupano essenzialmente di prestare servizio ai colossi internazionali del potere economico e finanziario creando connivenze  con affari poco chiari per la gente in nome del liberismo (oramai fallito come il vecchio comunismo sovietico) in pieno stile feudale.

Vorrei in’oltre dire a tutti coloro che credono di aver votato per uno stato liberale quale dovremmo essere ora, che il nostro paese non gode giuridicamente di questo tipo di stato, non è neanche quello, è più liberal-fascista, lo stato liberale prevede Stato di diritto basato sul principio di legalità: anche gli organi dello Stato devono rispettare le norme giuridiche” e ciò non sembra ricalcare l’andamento attuale dei nostri dipendenti chiamati a governare.

Di recente a Palazzolo si è svolta una conferenza pubblica a cui ha partecipato come relatore il Dott. Gioacchino Genchi, noto esponente antimafia diventato famoso per il cosidetto “caso Genchi” sulle intercettazioni telefoniche, non che voglia fare di tutta l’erba un fascio, ma mentre Genchi spiegava e raccontava gli intrecci della mafia mi è saltata alla mente una straordinaria analogia con i poteri delle multinazionali e delle banche, una struttura per far profitto, la sola differenza è che la struttura della mafia è in contrapposizione e resa non riconosciuta legalmente dalle istituzioni.

I vertici delle multinazionali sembrano agire allo stesso modo, solo con effetti esponenzialmente amplificati, il loro primo obbiettivo è fare profitto, facendosi proprie o spazzando via se occorre le piccole imprese, fanno, decidono di come saranno le nostre vite senza chiederci se siamo d’accordo, anzi, come si è visto con l’accordo della Fiat di Pomigliano, anche ricattando i lavoratori, “o così oppure niente investimenti” sconfinando oramai dal liberismo alla repressione, non importa, i mezzi usati giustificano il fine.

Ora, da cittadino e lavoratore mi chiedo se veramente questi “signori” pensano di darcela a bere con tutti quei discorsi e proclami vecchi e ripetuti da un quarto di secolo che in questo modo tutto si risolverà, divulgati a mezzo stampa, televisione, radio, controllati indirettamente o di loro proprietà senza dare possibilità di reale confronto democratico … alla faccia!!!, due dita negli occhi alla sbandierata democrazia.

Allora, quale credibilità dovrebbero avere dei personaggi di questo stampo?

Questi non sono benefattori come vorrebbero farci credere, sono la feccia, vecchi feudatari massoni assoldati per perpetuare gli elementi più bloccanti per lo sviluppo, le vecchie e sorpassate logiche industriali e di potere,  SONO SENZADUBBIO DEGLI IPOCRITI NEMICI DELLO SVILUPPO E DELL’UMANITA’!!!

Intanto godiamoci i benefici di queste politiche economiche per il 2011.

Angelo Borgogni.

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Una Risposta

  1. Confermando quanto scritto nell’articolo, referendum Fiat: esito scontato, ma a sorpresa, in controtendenza alla grande propaganda pro favorevoli e al voto con la pistola alla tempia, nonostante tutto, vincono i “si” degli impiegati che non sono toccati dall’accordo… ….nonostante tutto!!!

    la corda è ben tesa e non reggerà per sempre.

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