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DATE DA BERE AGLI ASSETATI (PURCHE’ ABBIANO LA CARTA DI CREDITO)

In tre mesi, dal 22 aprile al 19 luglio 2010, il Comitato Referendum per l’Acqua Pubblica ha raccolto 1.402.035 firme per l’abrogazione di tutte le norme che hanno privatizzato l’acqua in Italia. Un successo superiore a qualsiasi altra campagna referendaria, ancora maggiore se si pensa che dal comitato promotore erano stati volutamente esclusi tutti i partiti.

Questo risultato senza precedenti rischia ora di cadere nel dimenticatoio a causa dello scarso interesse che i media nazionali dedicano al tema della privatizzazione dell’acqua

Per tenere vivo il dibattito sull’acqua come bene pubblico e raccontare le ragioni del referendum:

Ecco alcuni dei tanti brani contenuti nell’AcquAgenda distribuito da un noto mensile, i cui autori sono molto popolari grazie alla trasmissione Zelig: Diego Parassole e Riccardo Piferi.

Un giorno l’acqua finirà!
«Poco male!» direte voi:
«Si va al super e se ne comprano altre sei bottiglie».

Ma non è così semplice: perché quella che finirà sarà tutta l’acqua potabile a disposizione del mondo. Noi ci comportiamo come se l’acqua fosse un bene infinito. E invece ce n’è sempre meno. Ne sparisce un po’ tutti giorni. Il lago di Tiberiade, quello famoso dove Gesù andava a fare quattro passi, è quasi completamente secco; adesso lo puoi attraversare a piedi anche tu, anche se sei ateo. I grandi fiumi, sempre più spesso sono aiminimi storici: il Nilo, l’Indo, il Gange.
Il fiume Giallo e il Colorado invece non arrivano più al mare…
I salmoni, per risalirli, navigano su internet.

Perché? Per le decine di dighe che portano acqua ai campi da irrigare, alle industrie, alle centrali nucleari. Ma soprattutto perché i ghiacciai, i nostri serbatoi di acqua dolce, causa il riscaldamento della crosta terrestre, si sciolgono sempre più in fretta. E diminuiscono la portata dei fiumi.
I 2/3 dell’acqua dolce del Pianeta sono custoditi dai ghiacciai. Sono loro che danno l’acqua ai fiumi d’estate… No ghiacciai, no fiumi!

Ormai c’è più ghiaccio nella Coca- Cola dei McDonald’s che nel ghiacciaio Lambert in Antartide (il ghiacciaio più esteso del mondo).
Solo il 3% dell’acqua presente sulla Terra è potabile.
Per questo motivo le multinazionali cercano di comprare più acqua possibile: acquedotti, laghi, fiumi, persino nuvole, e li privatizzano.

L’acqua è il business del futuro.
Ormai è quotata in borsa e un investitore che ha fatto «un buco nell’acqua» è uno che sta facendo un sacco di soldi.
Sì, perché qualcuno, quell’acqua, prima o poi, la comprerà. E al prezzo che decideranno loro. Con conseguenze non proprio piacevoli.
Per esempio in Gran Bretagna, dopo che la Thatcher decise di affidare l’acqua ai privati, due milioni di famiglie si trovarono a non avere i soldi per pagarsi le bollette.
Poi dicono che gli inglesi si lavano poco! A guardare le cifre sulle bollette si fa fatica a dargli torto.

Se continuerà così come finiremo?
Ci laveremo a secco?
«Ciao! Dove vai?»
«Vado in tintoria a ritirare mio marito!»
«Ah, anche tu lo lavi a secco?»

Oppure, per risparmiare acqua, in famiglia si fa la doccia solo quando si mangia la pasta: uno cucina, l’altro si insapona. Poi il primo scola e l’altro si sciacqua.
Irrigare il giardino sarà fantascienza.
Niente alberi, niente ombra: i giardini avranno solo le piante grasse e i sette nani in canottiera per il caldo.

Quando qualcuno avrà un mancamento, per strada, sentiremo:
«Presto, un bicchiere d’acqua!!»
«Ma sei matto?! Dagli due schiaffoni e speriamo bene!!»

La gente andrà a Lourdes… ma più che altro per bere gratis.
E ogni volta che ci riuscirà, dirà: «Miracolo!»

E anche andare in bagno sarà un problema: il 30-40% di acqua che consumiamo, è quella dello sciacquone.
10-15 litri ogni volta. E quando l’acqua costerà troppo useremo la cassettina del gatto, col gatto che ci guarda un po’ seccato perché usiamo il suo water.
Ma non è niente rispetto a come ti guarderà quando comincerai a lavarti come lui: leccandoti con la lingua.

Cosa possiamo fare per non arrivare a questo?
Andare a votare, quando ci sarà, al referendum contro la privatizzazione dell’acqua.

Poi, se anche questo sarà inutile…
Smetteremo di lavarci e organizzeremo un grande sciopero.
Come quelli dei metalmeccanici degli anni ’70.
Con una differenza: loro scioperavano incrociando le braccia, noi smetteremo di lavarci per 2 settimane, andremo in comune con le braccia alzate e faremo sentire la voce delle nostre ascelle. Combatteremo la privatizzazione con l’unica arma biologica ed ecosostenibile allo stesso tempo.

Ricordatevi: l’acqua è come l’amore, ti rendi conto di quant’è importante quando non ce l’hai più!

fonte: terranuova.it

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