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IL MIO AMICO IMMAGINARIO ESISTE E FA RIFIUTI ZERO A PALAZZOLO

Ho un amico immaginario che stimo. Ha la mia età (28 anni) ed è Palazzolese, è dotato di una coscienza ambientale che non ha pari.

Il mio amico immaginario mi ha spiegato come fa “rifiuti zero” in un paese che ha una percentuale di raccolta differenziata intorno al 40%, dove si ricicla solo: carta, plastica, vetro e alluminio. Per poter differenziare tutti i rifiuti ha catalogato ogni materiale di scarto ad uso domestico: polipropilene (PP), poliaccoppiato (PI), polietilene (PE), alluminio (ALL), vetro (VE), carta , acciaio (ACC) ecc…  Il tutto in una tabella dettagliata che ne individua la sigla, come riconoscerlo, il grado di differenziazione ecc.. praticamente si tratta di una scheda tecnica del rifiuto. Rifiuto che pian piano inizia  a “guadagnarsi “ l’accezione di risorsa.

Il mio amico immaginario che esiste mi ha spiegato che per fare rifiuti zero non è sufficiente riciclare, bisogna ridurre il problema della spazzatura alla fonte. Dice che la formula per fare rifiuti zero sta nelle 3 “R”: riduzione , riutilizzo, riciclaggio.

Riduzione: acquistare prodotti alla spina elimina l’imballo.

Riutilizzo: donare vestiti che non si usano più, oltre ad essere una forma di beneficenza,  evita di trasformare in rifiuto qualcosa di utile.

Riciclaggio: differenziare il rifiuto al fine di ottenere altre materie chiamate “materie prime seconde”, riducendo il consumo delle risorse del pianeta e dell’energia per la loro estrazione.

Mi spiega che per  seguire la filosofia “Zero  waste”, deve – contro il proprio volere – violare delle norme, questo perché l’amministrazione comunale non mette a disposizione della cittadinanza gli strumenti per  riciclare tutti i prodotti differenziabili. In conseguenza di ciò, si ritrova costretto a portare abusivamente i poliaccoppiati in un comune limitrofo che  li ricicla, in caso contrario sarebbero destinati all’inceneritore.

Per il mio amico immaginario che esiste, rifiuti zero, oltre ad essere una filosofia, è una battaglia contro un sistema, è una lotta quotidiana contro il malcostume ambientale ed un impegno costante nello smaltire ad impatto zero. Per esempio, smaltisce anche l’organico buttandolo nella buca del letame in campagna,  separa il polietilene, che è una plastica “pregiata”, per  donarlo a delle associazioni no-profit, e molto altro ancora.

Il mio amico immaginario che esiste mi infonde fiducia, mi fa pensare che se la gente  vuole un mondo migliore non deve solo desiderarlo ma diventare protagonista del cambiamento attraverso il suo comportamento. Poi, guardo quel che accade a Terzigno:  cittadini manganellati dalla Polizia di Stato perché vogliono difendere il loro territorio dalle inquinantissime e tumorali discariche, e mi sale lo sconforto.

Il mio amico immaginario che esiste ci insegna che il cambiamento deve partire dalla responsabilità individuale, frutto di una coscienza civile che dovrebbe alimentare il sentire comune, un sentire comune armato di consapevolezza, rispetto per l’ambiente ed amore per la vita. Solo così potranno cambiare le cose.

Un ringraziamento speciale all’amico ignoto.

A cura di Claudio Cominardi per Palazzolo5stelle

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