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PALAZZOLO: RETI WI-FI – A CHE PUNTO SIAMO?

Uno dei punti che stanno a cuore  a noi 5 stelle è  l’esigenza di far circolare liberamente ed in modo gratuito le informazioni tramite la rete internet.

Le realtà già sviluppate in gran parte, del continente europeo, pone l’Italia anche in questo caso agli ultimi posti per la diffusione di questo servizio; in altri stati d’Europa è già un diritto avere la connessione ad internet, vedi Svizzera, Svezia, Finlandia, ecc.

Negli Stati Uniti, così come in molte nazioni europee, il Wi-Fi gratis è ovunque. Invece in Italia spesso i collegamenti wireless non solo sono a pagamento a tariffe che sorprendono i turisti stranieri, ma spesso sono esclusivamente relegati presso alberghi e villaggi turistici, mentre in bar, ristoranti, piazze o altri luoghi pubblici mancano completamente.

Tutto ciò fa emergere sempre più l’Italia come un’ anomalia fra il resto dei paesi sviluppati.

Ci sono molte cose da dire al riguardo, per approfondimenti invito i nostri lettori a ricercare altre realtà in rete per rendersi conto e chiedere quindi ai nostri dipendenti il diritto all’informazione a 360 gradi ( qui mi rivolgo direttamente a quelli di Palazzolo s/O ) e che ci stanno negando l’opportunità di crescere al pari del resto d’Europa.

Angelo Borgogni per Palazzolo 5 stelle

 

Da settembre si stà censendo le reti Wi-Fi pubbliche italiane. Si tenterà di dare un’organizzazione più coerente ai tanti progetti avviati da singoli comuni e altre istituzioni. L’iniziativa è dovuta all’Unione delle Province Italiane (UPI), in collaborazione con il Ministero per la Pubblica Amministrazione e Innovazione, presieduto da Renato Brunetta.

Conseguenze imprevedibili del Wi-Fi ubiquo: nerd in spiaggia.

La necessità di un censimento si spiega facilmente. Al momento le reti Wi-Fi pubbliche e gratuite sono molto poche, in Italia. Da una parte il problema è dovuto alla scarsa diffusione della banda larga: se un comune non l’ha a disposizione, naturalmente non può offrirla ai cittadini tramite Wi-Fi.

Dall’altra però ci sono tante istituzioni che potrebbero offrire il servizio ma non lo fanno. Le ragioni sono diverse, più o meno valide. Si va dalla mancanza di fondi alla semplice distrazione, passando dall’eccesso di norme e burocrazia: ma il punto comune è sempre quello, e cioè che non si dà ancora la giusta importanza a questi elementi.

O in altre parole gran parte dei nostri amministratori non si rende conto che la diffusione della banda larga è un elemento senza il quale si compromette lo sviluppo del territorio. Ne è consapevole il presidente dell’UP Corrado Ghirardelli, secondo cui gli hot-spot sono come “gli Autogrill in autostrada”. Il problema però è che “la maggior parte dei comuni italiani non ha nemmeno l’autostrada, cioè l’infrastruttura Internet veloce, a cui vanno attaccate le antenne Wi-Fi”, ha spiegato a La Repubblica.

Aspettiamo che il governo sblocchi i fondi promessi per sviluppare le infrastrutture che ne sono prive”, ha poi aggiunto Girardelli, chiamando in causa quindi anche il Ministero.

Il censimento delle reti esistenti è certamente un progetto utile, che servirà a creare una base da cui partire per l’ammodernamento. Sembra però di vedere un cane che cerca di mordersi la coda, tra chi accusa la mancanza della cultura giusta e chi rimprovera l’assenza d’investimenti pubblici. Intanto la nostra infrastruttura invecchia ogni giorno di più, in attesa del necessario lifting.

fonte:Tratto da http://www.tomshw.it/cont/news/reti-wi-fi-italiane.

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