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BANDIERA ITALIANA E COSTITUZIONE L’UNICA DEVOZIONE

Sabato 18 settembre ad Adro si è manifestato per la rimozione dei simboli di partito dalla scuola pubblica. Palazzolo5stelle c’era, o meglio, eravamo presenti come privati cittadini. Riteniamo sconveniente protestare nei confronti di un simbolo presentandosi con un altro, le bandiere di partito alimentano il pregiudizio da parte di chi non la pensa allo stesso modo, e così è stato. Come al solito c’erano i politici di professione che come dei segugi inseguono la notizia per non perdere l’occasione di farsi intervistare e mettersi in mostra. Nonostante questi rituali partitici, la manifestazione ha avuto una grande adesione da parte dei cittadini liberi da qualsiasi etichettatura, ed a loro vanno i complimenti per la passione civile. Abbiamo raccolto un paio di interviste da parte di due manifestanti, un giovane di Adro (Enrico Capoferri), per dimostrare che è sempre sbagliato generalizzare sulla cittadinanza, e a Dario Parazzoli, rappresentante di “Qui Milano Libera” che è un’associazione famosa grazie al suo “massimo” rappresentate Piero Ricca.

P5*: Ci puoi raccontare in breve le tappe della manifestazione, un intervento significativo o una frase che ti ha particolarmente colpito?
Enrico: Tappe della manifestazione: Ritrovo in piazza del mercato, la LINFA piazza il suo gazebo con il volantino e i 250 tricolorini plastificati che poi distribuirà ai manifestanti, il PD si colloca lì di fronte, nel centro della piazza (Con Saponaro, e Civati, Puglisi e Penati che prenderanno parola oltre a Silvio Ferretti rappresentante locale) 40% dei manifestanti con gli striscioni orbitante attorno ai 2 gazebo, 60% riversato a ridosso delle transenne, verso il paese. Dei 1200 partecipanti, nemmeno 200 sono adrensi, secondo una stima ad occhio.
C’é l’ANPI-Nuova Resistenza, CGIL Brescia, Popolo Viola Brescia, SeL Brescia, Qui Milano Libera con Piero Ricca, Vito Crimi delle 5 stelle, il 28 Maggio, il magazzino 47, rifondazione, c’é una bandiera dell’UDC, 5 o 6 dell’IDV.
Il magazzino 47 ha “rotto gli argini” per primo riuscendo ad incamminarsi con un drappello di persone verso il polo scolastico dove ha iniziato a riporre i tricolori.
Intanto nella piazza il PD (con un pessimo audio che a 15 metri rendeva difficoltoso l’ascolto) continuava gli interventi, e c’era ancora gente.
P5*: Qual’è stata la reazione degli abitanti al corteo e alla manifestazione in generale?
Enrico: Ci son stati scontri verbali con cittadini adrensi adirati, sfociati nello sfoggio di ottusa inciviltà di stampo leghista. Nulla più di uno scontro verbale.
La cittadinanza, se escludiamo quel centinaio molto abbondante di adrensi già manifestanti, non si é addentrata nella piazza e si é limitata a puntare il dito contro “l’invasore esterno”.
Un po’ tutti verso le 11 e poco ci siamo avviati verso il nuovo polo scolastico, senza causare disagi alla circolazione, ed alla spicciolata abbiamo riposto il nostro tricolore lungo la ringhiera.
Prima di tornare sentivo qualche mamma-arpia che sbraitava di non usare i bambini per fini politici, alla quarantina di pacifici manifestanti situati ad una decina di metri dal cancello.
Tornando incrocio Penati che si reca alla scuola, poco dopo torna anche lui sconsolato. Pare che le pressioni delle mamme lo abbiano fatto desistere dal pronunciare l’intervento che si era preparato.
P5*: La gelmini ha dichiarato la sera stessa della manifestazione che i simboli dovranno essere rimossi: pensi che il problema quindi sia risolto o che ci sia il bisogno di fare qualcos’altro?
Enrico: Penso che la battaglia non sia affatto finita qui, e non mollerò di un centimetro.
P5*: Secondo te gli adrensi come reagiranno se i simboli dovessero essere rimossi?
Enrico: Sinceramente non mi interessa di come reagiranno se VIENE RIPRISTINATA LA LEGGE purché essa rimanga in vigore perché é l’ultima tutela che ci resta oggi!
“ADRO: Scuola o allevamento di trote?” é la chicca della giornata, ma non ricordo particolari interventi efficaci dato che in 5 giorni di riunioni non stop di buoni interventi ho la testa piena.
P5*: E se non dovessero rimuoverli cosa farete?
Enrico: Se non dovessero rimuoverli non intendo lasciar detto come ho intenzione di agire ma sicuramente con gesti eclatanti!
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Di seguito l’intervista in forma discorsiva di Dario Parazzoli (Qui Milano Libera)

Sabato 18 Settembre,
Si va ad Adro a ribadire ai gerarchi leghisti che la scuola pubblica è di tutti, che i balilla devono essere rilegati al passato, che fare politica sui bambini è infame e non solo inopportuno. Che il controllo delle menti sia sempre stata una necessità per il consolidamento dei regimi è un dato storico, che questo governo stia tagliando cultura, istruzione e monopolizzando l’informazione è storia proiettata nella realtà. Noto con piacere che tutte le opposizioni erano presenti alla manifestazione, di solito noi cittadini ci troviamo soli o con poche associazioni a difendere la costituzione, a ribadire che la mafia deve essere non solo combattuta ma rifiutata e non invitata a parlare in giro, a ricordare che un po’ di etica è necessaria. Ma come ai primi segnali di primavera sbucano i bucaneve, così ai primi segnali di elezioni sbucano le bandiere del PD, è un processo naturale, la fine del letargo, che definisce l’idea di partecipazione che i dirigenti del principale partito di opposizione relativa hanno per i propri elettori: “Quando ci Serve”. Si capisce infatti che l’organizzazione è arrugginita, non abituata alla piazza, i relatori sono costretti a parlare in un microfono collegato ad una cassa inesistente, solo le prime tre o quattro file riescono a sentire qualcosa; in ogni modo la passione e la determinazione tra tutti i manifestanti è stata tanta, una piccola realtà di provincia ha scoperto all’improvviso di essere parte di una comunità e non una comunità a parte. Un abitante di Adro durante una discussione è arrivato a dire “Siamo ad Adro, non in Italia” ma è indubbio che la città è divisa e che ci sono molte opinioni diverse. Il nocciolo è questo, e un consiglio che vorrei dare all’associazionismo di Brescia e provincia è di farsi vedere, conoscere. Spesso la lega è l’unica realtà aggregativa presente in quei territori e bisogna levargli questo monopolio. Questa storia finirà bene perchè è capitata in un periodo delicato dove la lega ha bisogno di tenere il profilo basso per incamerare riforme, come quella del federalismo fiscale, ben più importanti per loro. Ma tocca a noi tenere alta l’attenzione, tutto l’anno e non solo in pre-campagna elettorale.
Dario Parazzoli (Qui Milano Libera)

Emy S. e Claudio C. per Palazzolo5stelle
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