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AGGIORNAMENTO SITUAZIONE CENTRO COMMERCIALE QUINTANO

Pubblichiamo per intero la lettera inviataci da Claudio Sala del comitato contro il centro commerciale di Quintano. Ecco il punto della situazione:

Il TAR di Brescia ha recentemente respinto il ricorso del Comune di Palazzolo sull’Oglio contro l’autorizzazione commerciale concessa a ZERBIMARK dal comune di Castelli Calepio per la realizzazione del megacentrocommerciale di Quintano.

Il comune di Palazzolo ricorrerà al Consiglio di Stato, ma la questione torna preoccupantemente di attualità perché il sindaco di Castelli Calepio, Flavio Bizzoni, durante l’ultimo consiglio comunale e poi in una recente intervista a L’Eco di Bg (vd. copia sul retro) dichiara di orientarsi a portare a termine l’operazione, pur non condividendola pienamente, sentendosi in qualche modo costretto per “continuità amministrativa”.

Ricordiamo che l’autorizzazione fu concessa a ZERBIMARK il 05 Giugno 2009 (il giorno prima delle elezioni comunali) e riconosciamo quindi le gravi responsabilità in capo alla precedente amministrazione per le scelte effettuate, fino, appunto, alla decisione gravissima ed estremamente scorretta di rilasciare l’autorizzazione proprio il giorno prima delle elezioni ponendo l’amministrazione entrante di fronte ad un fatto compiuto.


Allo stesso tempo però  la presa di posizione dell’amministrazione attuale ci prende un po’ di sorpresa e ci sembra sostanzialmente un voltafaccia rispetto alle posizioni precedentemente assunte. Se da una parte è vero che durante la campagna elettorale non dichiararono nulla di definitivo riguardo all’operazione ZERBIMARK, è però altrettanto vero che l’attuale sindaco ed altri esponenti della nuova amministrazione sottoscrissero molte delle osservazioni contro il megacentrocommerciale sia in consiglio comunale che in sede di conferenza dei servizi. Il sindaco Bizzoni, partecipò all’ultima riunione del Comitato, a Quintano, ed intervenne dicendo che vi era una sola strada per bloccare il megacentrocommerciale: “cambiare l’amministrazione”.

Per cui, innegabilmente, parte del consenso ricevuto dall’attuale amministrazione, forse quella determinante per l’elezione, va ricondotto anche alle diverse posizioni espresse rispetto all’operazione megacentrocommerciale e se ne dovrebbe obbligatoriamente tener conto.

Dalle dichiarazioni del sindaco apprendiamo che si intende raggiungere con l’operatore un nuovo accordo, migliorativo per i benefici ai cittadini e su un progetto meno impattante per il territorio, ma, in sostanza, resterebbero confermate le dimensioni dell’insediamento.

Valuteremo, una volta rese pubbliche, le eventuali migliorie, ma se non cambiano in modo sostanziale le superfici di vendita previste, continuiamo a ritenere il Megacentrocommerciale di Quintano un’operazione sbagliata, sproporzionata ed anacronistica.

Devastante, per le pesanti ricadute non solo in termini di cementificazione, inquinamento e traffico, ma soprattutto per l’impatto che produrrà, per decenni, sulla vita delle comunità, sulle relazioni sociali, sulle forme del lavoro; le frazioni e i quartieri vicini rischiano di diventare dormitori alla periferia del centro commerciale.

Inoltre riteniamo che sia ora di finirla, che i cittadini, sia quelli di Castelli Calepio che quelli dei comuni limitrofi, debbano sempre essere posti di fronte a scelte già fatte senza alcun coinvolgimento democratico. Pertanto, nonostante il recente pronunciamento del TAR e le nuove prese di posizione dell’amministrazione, non siamo in alcun modo rassegnati e riproponiamo una forte mobilitazione popolare contro l’operazione.  Invitiamo tutti coloro i quali hanno espresso preoccupazione per questo nuovo assurdo intervento sul nostro territorio a produrre adesso il massimo impegno personale per contrastarlo e, per fare il punto sulla situazione, discutere e decidere iniziative,

invitiamo tutti gli interessati ad un incontro pubblico

GIOVEDI’ 29 APRILE alle ORE 20,45

Presso la Sala Polivalente a Quintano

in via San Giuseppe , vicino alla chiesa


La Sala Polivalente si trova vicino alla chiesa di Quintano, sotto i portici del condominio dove c’è l’ambulatorio.

Il Comitato contro il megacentrocommerciale

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5 Risposte

  1. Palazzolo sta facendo di tutto per contrastare questo centro e se lo faranno ugualmente prenderà le giuste contromisure.
    tanti sono i modi per contrastare il mostro urbanistico della Marmella.
    sicuramente via Romana , via valle Calepio sono nel comune di Palazzolo e anche via Meucci e via Formiche…
    ciao s’cècc

  2. Ok và bene niente centro commerciale,ma perfavore tirate fuori una proposta seria per quell’area che così com’è fa schifo ,è piena di scorie di vario tipo e non serve a nessuno.
    Parliamo di inquinamento ? Perchè quella schifezza piena di ETERNIT e di AMIANTO non inquina forse ?
    L’area con o senza centro commerciale và assolutamente bonificata,quindi parliamo di questo e il Sig. Sala contrasti con proposte concrete ed alternative…non ne ho mai sentita una.
    Solo no al centro commerciale ? Non mi basta.

  3. per massimo
    forse non lo sai o non ti ricordi ,ma il mostro deve nascere sul territorio di Castelli Calepio, non di Palazzolo e quindi Sala e l’amministrazione nostra più che opporsi come sta già facendo non vedo cos’altro possa fare.
    non sarebbe meglio rompere i maroni al nuovo sindaco di Castelli Calepio che in campagna elettorale aveva detto qualcos’altro?
    almeno così sembra.
    lasciamo fuori il nostro sindaco almeno da quello che non gli compete e di cui non è responsabile.
    altrimenti non ci capiamo più.
    se è da bonificare non è compito di Palazzolo.
    peccato che stasera ho il consiglio comunale altrimenti sarei venuto al Quintano a sentire il comitato.
    Bisognerà stare attenti pure a dove scaricheranno le fognature questi signori.
    nella precedente nostra amministrazione c’era stato un passaggio in consiglio nostro per l’accordo con Castelli Calepio per questo, ma poi i bergamaschi hanno mandato a monte tutto e c’era già il progetto con Sogeim con soldi spesi per farlo.
    si sono rimangiati tutto per andare con Italacque.
    domandate anche questo.
    la strada di collegamento tra la rotonda che va a Telgate e quella che va a Grumello seppur in territorio bergamasco l’ha pagata per un terzo Palazzolo,per un terzo la provincia di Brescia e per il restante terzo la provincia di Bergamo
    quindi a bergamo hanno fatto i furbetti anche con i soldi degli altri.beati loro che son così bravi.
    e scaricano i problemi a brescia anche con la futura cava di prestito che sorgerà subito dopo il confine di brescia in territorio di Telgate(tanti milioni di metri cubi).
    con i camion che utilizzeranno la strada tutta della provincia di Brescia che porta alla rotonda della via Gavazzolo con costi che graveranno su Brescia per le manutenzioni per il passaggio di carichi pesanti con la ghiaia.
    dove sono gli ambientalisti?possibile che non dicono nulla in merito?
    o se si fanno le cose in casa d’altri non interessa?
    ciao s’cècc è s’cète

  4. La lega dovrebbe opporsi, al nord sta succedendo.

    Dal Corriere:
    Il vento del Nord soffia contro gli outlet
    Dopo Cota anche Zaia si oppone all’espansione dei centri commerciali a difesa dei piccoli negozi e dei centri storici
    L’ITALIA DELLO SHOPPING

    Il vento del Nord soffia contro gli outlet

    Dopo Cota anche Zaia si oppone all’espansione dei centri commerciali a difesa dei piccoli negozi e dei centri storici

    L’outlet di Serravalle
    L’ultimo, gigantesco outlet l’hanno aperto a Mondovì, provincia di Cuneo: 85 negozi, più la gelateria, il self-service, la pizzeria, il fast-food, il ristorante, la caffetteria; le cascine finte, i portici finti con il golf sul tetto, e «Power Station» con le pompe di benzina; di che mandare in rovina i piccoli commercianti, zoccolo duro della Lega. Eppure, alle ultime regionali, aMondovì la Lega ha avuto un balzo impressionante: 23,5%, primo partito, con Cota sopra il 50 e la Bresso sotto il 45. Perché i centri commerciali mettono in difficoltà i commercianti leghisti; ma sono leghisti pure molti clienti. A Serravalle Scrivia, sede del più grande outlet d’Europa, invece ha vinto la Bresso; la Lega però ha superato il 14%. Qui la sostituzione della piazza e del paese con il centro commerciale è completa: gli abitanti portano all’outlet i cani e i bambini, visitano la «Hall of Fame» con le foto degli ospiti illustri – Gigi D’Alessio e Lele Mora, Nina Moric e Barbara Chiappini -, e quando sotto i similportici ricevono una telefonata – «dove sei?» – rispondono: «A Serravalle».

    Ora il nuovo governatore Cota ha stabilito che così non si può andare avanti. Un’ordinanza dovrebbe bloccare sei progetti: una nuova apertura e cinque ampliamenti. «Avrebbero dato il colpo di grazia ai negozi di vicinato e ai mercati rionali» ha spiegato l’assessore che l’ha firmata, William Casoni, Pdl. Ma la più alta concentrazione di centri commerciali non è in Piemonte. È del Nord-Est il primato nel rapporto tra abitanti e metri quadri di grande distribuzione. Il «Veneto Designer Outlet» è a Noventa, in provincia di Vicenza: qui Zaia ha preso il 64,3% e la Lega supera il 35; ben sopra il Pdl, tre volte il Pd. L’«Outlet Unieuro» è invece in un’ex zona rossa, aMarcon, in provincia di Venezia. Qui ancora alle regionali 2005 il candidato di centrosinistra Carraro aveva staccato Galan di undici punti. Stavolta Zaia ha vinto 52 a 37, e la Lega è arrivata al 28. Anche in Veneto, commercianti leghisti preoccupati dai megamarket, ed elettori leghisti che vanno a farci la spesa o a passare la domenica con le famiglie. Che farà il nuovo governatore? «Da noi il problema è già superato dalle regole del mercato – risponde Luca Zaia -. Il calo dei clienti dei centri commerciali è costante. La Lega ha fatto la battaglia in passato, quando il piano commerciale del Veneto che prevede un centro ogni 150 mila abitanti è stato ampiamente disatteso: in alcune zone ce n’è uno ogni 30 mila».

    I veneti si sono ingegnati: la legge distingue il «centro commerciale», con un unico ingresso, dal «parco commerciale», capannoni con ingressi separati; il primo vende scarpe, il secondo attrezzi per il bricolage, il terzo vestiti, il quarto vini e cibi, un tunnel li collega e la norma è aggirata. «Ma ora le cose stanno cambiando – dice Zaia -, come per i capannoni industriali: ne hanno costruiti troppi, e ora tanti sono vuoti. Il Veneto è terra di piccoli paesi: 581 comuni, tremila abitanti di media. Siamo fatti per l’osteria e il negozio sotto casa, la vita a ” chilometro zero”; non per il moloch da metropoli postindustriale. Abbiamo 62 milioni di turisti l’anno, di cui soltanto 13 a Venezia: dobbiamo rafforzare il sistema commerciale nei borghi medievali e nelle città murate, aiutare la pizzeria e il negozio di abbigliamento, il banco di souvenir e il ristorante tipico». Dice Zaia che la priorità della giunta regionale è una nuova legge per i centri storici. «Troveremo il modo di dare sollievo ai piccoli commercianti, con gli incentivi, con l’esenzione dalle tasse regionali. In cambio dovranno abbassare i prezzi: perché vanno capiti anche i consumatori, che cercano il centro commerciale per comprare una t-shirt a 8 euro anziché 80, per prendere un hamburger con pochi soldi anziché delikatessen da gourmet che non si possono permettere. Io invece sogno che i veneti tornino amangiare i loro piatti tipici nelle osterie, a prezzi umani. Mi piace il consumo identitario, legato ai prodotti locali, attento alla qualità. Una fetta di salame, un pezzo di formaggio comprato dal negoziante sotto casa, che ha servito i nostri padri e i nostri nonni, ha un altro sapore». Di questo passo, ci si dovrà occupare della crisi dei centri commerciali; che è una delle motivazioni con cui la giunta piemontese prepara la stretta, appunto per salvare i gestori dei megamarket che già ci sono.

    Zaia sostiene che anche nel campo della grande distribuzione bisogna distinguere: «Un conto è l’imprenditore locale, che investe sul territorio. I soldi spesi da lui bene o male restano nella comunità. Un altro conto sono gli outlet aperti dalle multinazionali. Chi fa acquisti là remunera investimenti di fondi californiani o di magnati stranieri, e spesso cade vittima dell’illusione di spendere meno, per poi scoprire desideri che neppure sapeva di avere. E poi queste città finte tendono a diventare “down-town”, con gravi problemi di sicurezza come le città vere, comprese, la sera, droga e prostituzione. Lo so che tante famiglie ci vanno nel weekend, perché non sanno cosa fare. Ma preferisco imitare Klagenfurt, che ha trasformato la sua archeologia industriale in una serie di piccole botteghe. E diffondere l’esempio di Mestre, dove con il nuovo Centrobarche è nato un quartiere pedonale dove i veneziani di terraferma vanno a comprare i prodotti tipici». Anche la grande distribuzione, però, si sta adeguando alla filosofia del «chilometro zero». Nella piazza artificiale di Mondovicino c’è la gastronomia «Eccellenze del Piemonte», con la toma di Murazzano, la robiola di Roccaverano, il dolcetto di Dogliani e gli altri prodotti che piacciono al Carlin Petrini di Slowfood. E accanto alle cascine finte ce n’è una vera, la Cascina Viot, riadattata a sede per mostre «di artisti del posto» o almeno collegati con l’ormai inevitabile «territorio».

  5. non pensate che intanto qualcuno( qualche centinaio di persone)ci lavorera dentro questo centro commercialee potrà forse continuare a pagarsi il mutuo e quantaltro serve pèr tirare avanti pèr me una persona come la propieta zerbimark va messa su un piedistallo e ringraziata se in questo periodo di vacche magre(pèr noi poveri operai i richi i soldi li anno comunque) investono decine di milioni di euro quando potrebbero starsene a monte carlo tanto pèr citarne una a trombare tutto il giorno o quasi alla faccia di noi poveri operai
    forse mi sbaglierò però pensateci…..un saluto da chi è senza lavoro da un anno ciao a tutti da roby

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