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RAZZISMO A VILLA CARCINA

manifesto leghista razzista

Brescia è divenuta ormai il teatro dei più deprecabili atti di razzismo nei confronti dei più deboli. Dopo il sindaco di Trenzano, i comuni di Castelmella, Coccaglio, Montichiari ecc…, apprendo che si è unito a questo coro profondamente razzista anche il comune di Villa Carcina. Ci riferiamo all’assessore alla sicurezza, STEFANO DE CARLI. Poco più che ventenne, la sua unica occupazione è quella di attuare rastrellamenti. Quello che l’assessore vorrebbe attuare, attraverso un’ordinanza, sono veri e propri rastrellamenti sui pulman di linea che passano attraverso questa comunità.

Le fermate sarebbero 4 e i vigili avrebbero il compito di salire sul mezzo e DARE LA CACCIA al clandestino irregolare. Questa scena fa tornare alla mente i rastrellamenti da parte dei tedeschi e scene di razzismo nell’America degli anni 50. L’assessore ha anche il (DE)merito di andare a caccia di clandestini casa per casa, nelle ore notturne, aspettando sull’uscio che siano stati effettuati i controlli. NON SOLO, aggiungiamo anche che l’aumento delle ore di lavoro per la polizia locale, ha provocato un esborso maggiore da destinare a questi ultimi. Denaro che sarebbe dovuto essere destinato all’assistenza sociale. Tutto questo accade in uno dei comuni, dove sono stati confiscati 2 dei 18 immobili di matrice MAFIOSA, che trovano nella Val Trompia, terreno fertile per il commercio di armi e droga. Ma forse il giovane assessore Stefano De Carli non è stato informato… così mentre lui si occupa di rastrellamenti la mafia opera indisturbata. Un caloroso applauso ad un altro politico che avrebbe dovuto fare tutt’altro!.

Questo è quanto si apprende dal gruppo nato in Facebook chiamato “Basta Razzismo da parte degli assessori bresciani leghisti“, e come non essere d’accordo, specialmente quando questi zelanti sceriffi padani tralasciano la vera crmiminalità per inseguire due o tre spauriti extracomunitari per fare propaganda elettorale di “bassa lega”.

Sulla sinistra del nostro articolo abbiamo messo un manifesto apparso in una strada a Brescia, poi staccato (Foto DI ELISABETTA REGUITTI) che sul Fatto quotidiano del 23 febbraio scrive questo articolo (fonte: www.bresciapoint.it):

Sali sul pulmino per stanare il clandestino

Stefano Carli
Sembra la brutta scena di un film di guerra: soldati tedeschi che salgono su di un bus alla ricerca di qualcuno da arrestare. L’epoca è un’altra, la situazione è diversa anche se l’intento di attuare rastrellamenti è lo stesso. Ed è ciò che sta per accadere in una cittadina dell’operoso, ricco e cattolico profondo nord d’Italia. Meno di dieci chilometri (più o meno) di strada percorsi in pochi minuti dai pullman di linea e durante i quali verranno effettuati i controlli dei documenti dei viaggiatori a bordo dei mezzi che transitano nel comune bresciano di Villa Carcina: quattro fermate in tutto (da nord a sud del paese) per un tragitto obbligato per quanti, ogni giorno, dalla città raggiungono la Valle famosa per la sua intensa e redditizia industria armiera e per le numerose officine metalmeccaniche. Questo è quanto prevede la circolare interna emessa dall’assessorato alla Sicurezza e diffusa in questi giorni tra gli agenti (in tutto sei) della polizia locale. Che per due volte al giorno, a sorpresa, dovranno salire sui bus per svolgere la loro caccia agli irregolari. Ma cosa indurrà gli agenti a selezionare i passeggeri? Il colore della pelle o l’aspetto da immigrato, visto che questa è l’ennesima azione di controllo concepita in casa Lega ad opera dell’assessore competente Stefano de Carli. Poco più che ventenne giovane leva leghista la cui unica attività lavorativa è fare l’assessore in questo Comune di 11 mila anime il cui 10 per cento circa è rappresentato da cittadini stranieri.

Ma tornando ai controlli a sorpresa in itinere, al momento nessuno sembra aver calcolato la gravità di un provvedimento di questo genere sul piano delle limitazioni delle libertà personali. Ciò che conta è il trofeo: individuare un passeggero irregolare tra quei circa 5 mila lavoratori – per lo più stranieri – che ogni giorno raggiungono i comuni della Val Trompia (in totale 18) per lavorare come operai.

É un atto fascista – accusa Valter Sa-resini, consigliere comunale di Villa Carcina della lista Liberamente a sinistra – certi controlli fanno tornare alla mente il triste passato, quando essere ebrei significava essere equiparati a criminali”. Lo stesso esponente dell’opposizione osserva come si voglia instaurare un clima di terrore e caccia all’uomo che non ha precedenti. Un esempio su tutti è che fino a quattro mesi fa la polizia locale del paese non fosse neppure armata. Ma dopo l’insediamento della nuova giunta (3 assessori su 4, sindaco escluso, sono leghisti) si è provveduto spendendo circa 11 mila euro. E poi ci sono i pattugliamenti e i controlli notturni anche nelle abitazioni a caccia di “clandestini” ai quali partecipa personalmente anche l’assessore de Carli, fermandosi però sulla soglia delle abitazioni controllate. Nel frattempo le ore straordinarie della polizia locale sono raddoppiate con un maggiore esborso di risorse ai danni di quelle, al contrario, da destinare all’assistenza sociale.

Sembra insomma che scovare eventuali irregolari sia la vera emergenza in queste zone strategiche nella produzione e commercio di armi e altri traffici, droga compresa. Non è un caso forse se dei 18 immobili sequestrati alla mafia 6 fossero proprio in Val Trompia di cui 2, come ricordano gli abitanti, proprio nel comune di Villa. Si trattava infatti di capannoni confiscati alla mafia individuati in diverse operazioni giudiziarie che hanno dimostrato come i clan calabresi operino proprio nella ricca e industriale valle bresciana dove da sempre si pratica la caccia. Oggi anche al clandestino.

da: Il Fatto quotidiano

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