• Iniziative

    INCONTRI 5 STELLE Tutti i venerdi verso le 20.45 ci troviamo al "Sampa Bar", a S.Pancrazio (fraz. di Palazzolo) in via Firenze n.141. Passate parola! ---------------------------------------
  • Network

  • M5S: Camera e Senato

  • La palazzolo virtuosa

    consumo critico, volontariato, arte... Leggi gli articoli
  • BATTAGLIE

  • Proposte

    FOTOVOLTAICO 5 STELLE
    - fotovoltaico per tutti, le proposte...



    EMERGENZA CONTROCORRENTE
    - Bozza di progetto alternativo al bar galleggiante


    RIFIUTI
    - Documento RIFIUTI ZERO consegnato all'assessore all'ecologia Lancini


    ENERGIA
    - Sportello per il risparmio energetico


    TRASPORTI
    - Bus navetta comunale


    OBIETTIVI RAGGIUNTI
    - Autorizzazione permanente ripresa consigli comunali

    - E-mail pubbliche di consiglieri e giunta

    - Data di convocazione commissioni on line e sui pannelli elettronici in p.zza Giovanni XXXIII

    - Mobilitazione cittadini per mozione acqua pubblica bocciata da tutto il consiglio comunale

    - Risolte alcune segnalazioni cittadine (problema luminarie san pancrazio accese per oltre un mese 24h/24h, rimozione manifesti abusivi M. Peroni, questione parcheggi san pancrazio, vicenda ''famiglia West'' etc...)

    (Leggi tutto)

    (Leggi tutte le proposte discusse sul blog)

    >>Invia la tua proposta/segnalazione per migliorare il comune di PALAZZOLO SULL'OGLIO a palazzoloa5stelle@
    gmail.com
    , la inseriremo in homepage.
  • Statistiche

    • 302,101 accessi
  • Categorie

”CAPIRE IL POTERE” DI NOAM CHOMSKY

Pubblico alcuni stralci del libro CAPIRE IL POTERE di Noam Chomsky. Chomsky parla di ambiente, mobilitazione cittadina e capitalismo toccando alcuni temi molto cari al Movimento 5 stelle. I più curiosi potranno leggere o scaricare tutto il libro in formato PDF in fondo all’articolo. Buona lettura…

[…]La democrazia sotto il capitalismo

un uomo: Lei ha detto che per salvare l’ambiente ci sarà bisogno di una pianificazione sociale cui partecipino tutti. Mi domando: il decentramento dei poteri non entra in qualche modo in conflitto con la possibilità di salvare l’ambiente? Voglio dire, non lo si può fare senza qualche tipo di accordo centralizzato, non crede?

In primo luogo, gli accordi non richiedono tutti un’autorità centralizzata; solo alcuni tipi di accordo la richiedono. Si presume, almeno, che il decentramento dei poteri porterà a decisioni che risponderanno agli interessi dell’intera popolazione. L’idea è questa: le politiche determinate da un apparato decisionale tendono naturalmente a riflettere gli interessi di coloro che hanno il potere di prendere le decisioni, cosa che è del tutto plausibile. Quindi se la decisione è presa da un’autorità centrale, rappresenterà gli interessi del particolare gruppo che si trova al potere. Ma se il potere è distribuito in una vasta parte della popolazione – se la gente comune può partecipare effettivamente a una pianificazione sociale – allora è presumibile che tale pianificazione rifletta i suoi veri interessi. E l’interesse principale della popolazione è la salvaguardia della specie umana. L’interesse dei grandi gruppi economici è il profitto: quindi si tratta di interessi profondamente diversi.

un uomo: E quale tipo di meccanismo per la pianificazione sociale crede che potrebbe funzionare? Certo non sarà entusiasta della nostra forma di governo.

Non c’è niente di sbagliato nella nostra forma di governo; o meglio, qualcosa di sbagliato c’è, ma quello che è veramente sbagliato è che manca la sostanza. Vedete, finché ci sarà il controllo privato dell’economia, non importano le forme di governo, perché i governi sono impotenti. Si potranno avere partiti a cui la gente aderisce mobilitandosi per determinare una linea d’azione, ma sulla politica questo avrà sempre un ruolo marginale.

Il fatto è che il potere sta sempre altrove. Supponiamo che noi qui riuniti convincessimo tutti i cittadini del paese a votarci come presidenti, che ottenessimo il 98 percento dei voti e avessimo la maggioranza assoluta in entrambe le Camere del parlamento, e incominciassimo a decretare riforme sociali di cui vi fosse estremo bisogno, auspicate dalla maggior parte della popolazione. Domandatevi semplicemente: che cosa accadrebbe? Se l’immaginazione non vi soccorre, date uno sguardo ai casi reali. Vi sono luoghi nel mondo che hanno un numero di partiti politici superiore al nostro, come alcuni paesi dell’America Latina, che sotto questo aspetto sono molto più democratici di noi. Bene: quando in quei paesi i candidati riformisti popolari vincono le elezioni,  nno al governo e cominciano a introdurre le riforme promesse, normalmente accadono due fatti. Uno: un colpo di stato militare appoggiato dagli Stati Uniti. Ma supponiamo che non ci sia il colpo di stato; allora si verifica uno sciopero del capitale: i capitali fuggono dal paese, gli investimenti calano e l’economia si ferma. Questo è il problema che ha dovuto affrontare il Nicaragua negli anni ottanta, che a mio avviso non può essere risolto e non lo sarà mai.

Come sapete, i sandinisti hanno tentato di introdurre un’economia mista: hanno cercato di varare riforme sociali a beneficio della popolazione, ma hanno dovuto anche far appello alla comunità finanziaria per impedire una fuga dei capitali che avrebbe distrutto il paese. Per cui la maggior parte dei fondi pubblici, di quei pochi che vi sono, viene utilizzata sotto forma di bustarelle versate ai capitalisti per indurii a continuare a investire in Nicaragua. Il problema è che i capitalisti preferiscono non investire se non detengono il potere politico: piuttosto mandano in malora la società. Perciò prendono il denaro versato per convincerli e lo depositano in banche svizzere o in banche di Miami, perché a loro avviso il governo sandinista ha semplicemente sovvertito l’ordine delle priorità. Quei tipi odiano la democrazia quanto la odia il nostro Congresso: vogliono che il sistema politico sia in mano alle élite economiche, quando tornerà a esserlo allora lo chiameranno “democrazia” e riprenderanno a investire, e finalmente l’economia tornerà a funzionare.

La stessa cosa avverrebbe qui se avessimo un candidato riformatore che riuscisse a ottenere un qualche grado di potere legale: avremmo disinvestimenti, sciopero dei capitali, grave depressione economica. E la ragione è molto semplice: nella nostra società, il vero potere non è detenuto dal sistema politico, ma dall’economia privata; è lì che vengono prese le decisioni su che cosa deve essere prodotto, in quale quantità, che cosa deve essere consumato, dove si deve investire, chi può avere lavoro, chi controlla le materie prime e le risorse in genere, e via di questo passo. E finché le cose resteranno così, i mutamenti in seno al sistema politico possono creare qualche differenza – non dico che non contino nulla – ma si tratta di differenze molto piccole.

Se pensate alla logica di un sistema come questo, potrete rendervi conto che finché il potere resterà concentrato in mani private, tutti, tutti, devono avere un impegno supremo: garantire che i ricchi siano contenti. Perché se non lo sono, nessun altro potrà avere qualcosa. Perciò se siete un senzatetto che dorme nelle strade di Manhattan, diciamo, la vostra prima cura deve essere quella che i privilegiati nelle loro dimore siano contenti: perché se lo sono investono, e allora l’economia funziona e il resto anche, e qualcosa potrà sgocciolare fino a voi. Ma se non sono contenti tutto si ferma, e non c’è più niente che possa sgocciolare fino a voi. Per cui se siete un senzatetto in mezzo a una strada, dovete soprattutto preoccuparvi della felicità e del benessere dei privilegiati nelle loro case sontuose e nei loro ristoranti alla moda. Sostanzialmente questa è una metafora dell’intera società. Supponiamo che il Massachusetts aumenti le imposte sugli utili d’impresa. La maggior parte della popolazione è favorevole, ma è facile prevedere quello che succederà. Gli uomini d’affari scatenerebbero una campagna di stampa affermando – con ragione, perché non sono bugie – «Voi
aumentate le tasse sui nostri affari, volete dissanguare i ricchi, ma scoprirete che i capitali se ne andranno altrove, non ci saranno più posti di lavoro, niente di niente». Anche se non in modo così esplicito, questo equivale grosso modo a dire: «Se non ci farete contenti non avrete niente, perché qui i padroni siamo noi; voi vivete qui, ma questo posto è nostro».

E tale messaggio, in sostanza, viene diffuso, naturalmente non in questi termini, ogni volta che si presentano misure di riforma sociale. La stampa dice che si mettono in pericolo i posti di lavoro, che diminuiranno gli investimenti, che nel mondo degli affari c’è un calo di fiducia. Si tratta di un modo delicato per dire che, se non si tiene buono il mondo degli affari, la comunità non avrà alcun beneficio. […]

Scarica il libro in formato PDF

a cura di Fabio Di Benedetto

BEPPE GRILLO A LODI

Beppe Grillo in Piazza a Lodi a sostegno del moVimento 5 stelle per la Lombardia e al suo candidato Presidente, Vito Crimi. . Clicca qui per la seconda parte.

Di seguito un articolo di Beppe e degli amici di cesena 5 stelle con una prima bella notizia: FIRME RACCOLTE in Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto!!!

——————-

>> Oggi voglio darvi due notizie. Una buona e l’altra ottima. Il MoVimento 5 Stelle ha raccolto le firme per presentarsi alle Regionali in Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. Non era un risultato scontato. E’ una prima piccola grande vittoria.
L’ottima notizia è invece la decomposizione del sistema che sta accelerando. La Protezione Civile e Fastweb/Telecom sono solo l’inizio. E’ una vecchia generazione di ladri e di personaggi senza valori che ci sta lasciando aggrappata alla zattera delle leggi ad castam, delle omissioni e dei silenzi dei media, degli inciuci. I partiti sono arrivati a destinazione e non lo sanno ancora. Avranno un brutto risveglio. Ogni appiglio è buono per ritardare gli elicotteri, anche copiare (ma solo a parole) il Programma del MoVimento 5 Stelle. Dall’UDC di Cuffaro che vuole “onestà e trasparenza”, agli impuniti del PDL che parlano di “liste pulite”, alle anime morte del PDmenoelle con il no al nucleare e alle rinnovabili (con Bersanertor sponsor dell’acqua privatizzata e degli inceneritori).
Grazie ai ragazzi e ragazze di tutte le età che hanno preso freddo e spesso indifferenza per raccogliere decine di migliaia di firme autenticate. Anche per rispetto a loro, la Bonino dovrebbe prendere atto che un partito esiste solo in presenza del consenso dei cittadini. Dopo le leggi ad personam non sono necessarie leggi ad partitum. (di Beppe Grillo)

>> “E’ di stamane la notizia che Emma Bonino, a nome dei Radicali Italiani, ha iniziato uno sciopero della fame e della sete per protestare contro il governo che non interviene sulla raccolta firme per la presentazione di liste per le elezioni regionali. Cito testualmente quanto affermato dalla Bonino che chiede l’intervento del Governo “con strumenti per porre un argine a questa discriminazione, magari abolendo le firme quando un partito ha dei deputati in Parlamento, dimezzando il numero delle firme da raccogliere o allungando i tempi a disposizione come già fatto in passato”. Abolire la raccolta firme se un partito politico è rappresentato in Parlamento? e perchè mai? Non sono già sufficienti i privilegi che hanno? Probabilmente, dato che le firme vanno presentate questo fine settimana, i radicali non ne hanno raccolte a sufficienza e chiedono l’intervento del governo per potersi presentare senza il numero di sottoscrittori necessari. Il MoVimento 5 stelle la raccolta firme, iniziata ai primi di gennaio, l’ha conclusa lo scorso fine settimana. I nostri ragazzi si sono fatti giorni e giorni al freddo, sotto la pioggia e la neve per raccogliere le firme di cittadini che ci autorizzassero a presentarci alle Regionali di marzo 2010. Siamo stati ai banchetti per due mesi ed eravamo gli unici. Dov’erano gli altri partiti? Come hanno raccolto le firme necessarie? Adesso vengono a lamentarsi e chiedono l’intervento del governo?Vergogna! Ho una sola cosa da dire al riguardo: “Cari partiti, STIAMO ARRIVANDO!” Un grazie di cuore a tutti i cittadini che sono venuti a firmare.”
Lista Cesena 5 Stelle

LIBERE DI NON USCIRE

Dal Corriere della Sera:

«Sull’autobus a quell’ora c’ero rimasta soltanto io. All’improvviso il conducente ha fermato il mezzo, è corso verso di me e mi ha violentata». Così, tra le lacrime, una donna di 41 anni, origini somale, naturalizzata italiana, ha trovato alla fine il coraggio di raccontare agli uomini della Squadra Mobile lo stupro subìto la sera del 31 gennaio scorso, lungo la via Prenestina: «Erano più o meno le dieci e mezza, stavo tornando a casa, non ho potuto reagire, non sono riuscita a sottrarmi a quella belva». (Continua a leggere tutto l’articolo qui).

Allora, ricapitoliamo. Non puoi uscire da sola la sera, non puoi passeggiare senza un accompagnatore, non puoi prendere i mezzi pubblici dopo una certa ora, non puoi neanche sentirti sicura in automobile perché quando torni a casa magari ti aspetta lo stupratore nascosto nell’autorimessa. Io stessa mi ritrovo pesantamente limitata, anche nel mio lavoro, a causa di questa penalizzazione nei miei spostamenti.

Chiariamo una cosa: è ora di cominciare a considerare i concetti di pari opportunità e di violenza come temi strettamente legati fra loro: non ci sarà mai parità finché metà del genere umano non avrà non solo le stesse opportunità ma anche le stesse condizioni di sicurezza e di mobilità dell’altro. Perché anche l’essere libere di spostarsi da sole è un elemento di indipendenza.
E non venitemi a dire che l’insicurezza è aumentata anche per i maschi perché le differenze statistiche su chi siano le vittime di violenza parlano molto chiaro.

La violenza sulle donne è un tema profondamente legato alla cultura di genere e il non accorgersene, gridando semplicemente all’offesa, è un atteggiamento ipocrita ed offensivo.
Dove sono le campagne educative di massa? Dove il divieto della non mercificazione del corpo femminile sui media? Dove l’insegnamento di educazione sessuale, magari nelle scuole della cosidetta rivoluzione (o involuzione?) Gelmini ?

Quando i numeri parlano chiaro, non esistono tragici incidenti fatali, esistono cause e conseguenze. E chi, potendo, non fa niente per eliminare le prime è moralmente corresponsabile di ciò che accade.

a cura di Giorgia Vezzoli
http://vitadastreghe.blogspot.com

RAZZISMO A VILLA CARCINA

manifesto leghista razzista

Brescia è divenuta ormai il teatro dei più deprecabili atti di razzismo nei confronti dei più deboli. Dopo il sindaco di Trenzano, i comuni di Castelmella, Coccaglio, Montichiari ecc…, apprendo che si è unito a questo coro profondamente razzista anche il comune di Villa Carcina. Ci riferiamo all’assessore alla sicurezza, STEFANO DE CARLI. Poco più che ventenne, la sua unica occupazione è quella di attuare rastrellamenti. Quello che l’assessore vorrebbe attuare, attraverso un’ordinanza, sono veri e propri rastrellamenti sui pulman di linea che passano attraverso questa comunità.

Le fermate sarebbero 4 e i vigili avrebbero il compito di salire sul mezzo e DARE LA CACCIA al clandestino irregolare. Questa scena fa tornare alla mente i rastrellamenti da parte dei tedeschi e scene di razzismo nell’America degli anni 50. L’assessore ha anche il (DE)merito di andare a caccia di clandestini casa per casa, nelle ore notturne, aspettando sull’uscio che siano stati effettuati i controlli. NON SOLO, aggiungiamo anche che l’aumento delle ore di lavoro per la polizia locale, ha provocato un esborso maggiore da destinare a questi ultimi. Denaro che sarebbe dovuto essere destinato all’assistenza sociale. Tutto questo accade in uno dei comuni, dove sono stati confiscati 2 dei 18 immobili di matrice MAFIOSA, che trovano nella Val Trompia, terreno fertile per il commercio di armi e droga. Ma forse il giovane assessore Stefano De Carli non è stato informato… così mentre lui si occupa di rastrellamenti la mafia opera indisturbata. Un caloroso applauso ad un altro politico che avrebbe dovuto fare tutt’altro!.

Questo è quanto si apprende dal gruppo nato in Facebook chiamato “Basta Razzismo da parte degli assessori bresciani leghisti“, e come non essere d’accordo, specialmente quando questi zelanti sceriffi padani tralasciano la vera crmiminalità per inseguire due o tre spauriti extracomunitari per fare propaganda elettorale di “bassa lega”.

Sulla sinistra del nostro articolo abbiamo messo un manifesto apparso in una strada a Brescia, poi staccato (Foto DI ELISABETTA REGUITTI) che sul Fatto quotidiano del 23 febbraio scrive questo articolo (fonte: www.bresciapoint.it):

Sali sul pulmino per stanare il clandestino

Stefano Carli
Sembra la brutta scena di un film di guerra: soldati tedeschi che salgono su di un bus alla ricerca di qualcuno da arrestare. L’epoca è un’altra, la situazione è diversa anche se l’intento di attuare rastrellamenti è lo stesso. Ed è ciò che sta per accadere in una cittadina dell’operoso, ricco e cattolico profondo nord d’Italia. Meno di dieci chilometri (più o meno) di strada percorsi in pochi minuti dai pullman di linea e durante i quali verranno effettuati i controlli dei documenti dei viaggiatori a bordo dei mezzi che transitano nel comune bresciano di Villa Carcina: quattro fermate in tutto (da nord a sud del paese) per un tragitto obbligato per quanti, ogni giorno, dalla città raggiungono la Valle famosa per la sua intensa e redditizia industria armiera e per le numerose officine metalmeccaniche. Questo è quanto prevede la circolare interna emessa dall’assessorato alla Sicurezza e diffusa in questi giorni tra gli agenti (in tutto sei) della polizia locale. Che per due volte al giorno, a sorpresa, dovranno salire sui bus per svolgere la loro caccia agli irregolari. Ma cosa indurrà gli agenti a selezionare i passeggeri? Il colore della pelle o l’aspetto da immigrato, visto che questa è l’ennesima azione di controllo concepita in casa Lega ad opera dell’assessore competente Stefano de Carli. Poco più che ventenne giovane leva leghista la cui unica attività lavorativa è fare l’assessore in questo Comune di 11 mila anime il cui 10 per cento circa è rappresentato da cittadini stranieri.

Ma tornando ai controlli a sorpresa in itinere, al momento nessuno sembra aver calcolato la gravità di un provvedimento di questo genere sul piano delle limitazioni delle libertà personali. Ciò che conta è il trofeo: individuare un passeggero irregolare tra quei circa 5 mila lavoratori – per lo più stranieri – che ogni giorno raggiungono i comuni della Val Trompia (in totale 18) per lavorare come operai.

É un atto fascista – accusa Valter Sa-resini, consigliere comunale di Villa Carcina della lista Liberamente a sinistra – certi controlli fanno tornare alla mente il triste passato, quando essere ebrei significava essere equiparati a criminali”. Lo stesso esponente dell’opposizione osserva come si voglia instaurare un clima di terrore e caccia all’uomo che non ha precedenti. Un esempio su tutti è che fino a quattro mesi fa la polizia locale del paese non fosse neppure armata. Ma dopo l’insediamento della nuova giunta (3 assessori su 4, sindaco escluso, sono leghisti) si è provveduto spendendo circa 11 mila euro. E poi ci sono i pattugliamenti e i controlli notturni anche nelle abitazioni a caccia di “clandestini” ai quali partecipa personalmente anche l’assessore de Carli, fermandosi però sulla soglia delle abitazioni controllate. Nel frattempo le ore straordinarie della polizia locale sono raddoppiate con un maggiore esborso di risorse ai danni di quelle, al contrario, da destinare all’assistenza sociale.

Sembra insomma che scovare eventuali irregolari sia la vera emergenza in queste zone strategiche nella produzione e commercio di armi e altri traffici, droga compresa. Non è un caso forse se dei 18 immobili sequestrati alla mafia 6 fossero proprio in Val Trompia di cui 2, come ricordano gli abitanti, proprio nel comune di Villa. Si trattava infatti di capannoni confiscati alla mafia individuati in diverse operazioni giudiziarie che hanno dimostrato come i clan calabresi operino proprio nella ricca e industriale valle bresciana dove da sempre si pratica la caccia. Oggi anche al clandestino.

da: Il Fatto quotidiano

PALAZZOLO: MAGGIORANZA IN BILICO



ARRESTATO UN 30ENNE DELLA VALSABBIA PER VIOLENZA SU MINORENNI

Attratto dalle under15, con il chiodo fisso delle Lolite, ma guai a chiamarlo pedofilo. E quando su Facebook ha scoperto che un’amica delle ragazze che gli avevano fatto perdere la testa lo definiva «pedofilo del c….» e lo rimproverava per essere dovuta andare in caserma ha perso il controllo e ha contattato una delle sue vittime, l’ha minacciata e l’ha obbligata a incontrarlo, firmando la sua «condanna». I carabinieri lo tallonavano, le minacce sono state registrate, sono finite nero su bianco sul tavolo del gip che ha firmato senza indugi la richiesta di ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla procura.
In cella, con l’accusa di violenza sessuale aggravata è finito un uomo di 30 anni della Valsabbia. È accusato di due episodi di violenza, vittime una ragazzina di 13 anni e una di 14. I due fatti, come ricostruito dai carabinieri della compagnia di Salò, risalirebbero a gennaio dello scorso anno e ad agosto, sempre del 2009, ma la denuncia è stata formalizzata solo il mese scorso, quando i carabinieri dopo una segnalazione della scuola hanno raccolto le confidenze di una delle vittime, quella più giovane. La ragazzina, accompagnata dai genitori, si è recata nella caserma dei carabinieri di Vobarno e ha raccontato tutto. Contro il 30enne ci sono due denunce, ma i carabinieri non escludono che l’uomo abbia avvicinato anche altre ragazze e le invitano, eventualmente, a presentarsi in caserma e a sporgere denuncia.
L’episodio di violenza, come detto, risale all’agosto scorso. La ragazza, all’epoca aveva solo 13 anni, in compagnia di un’amica aveva raggiunto in bicicletta l’Italmark di Villanuova. Volevano vedere le vetrine e stavano aggirandosi per il centro commerciale quando hanno scorto il 30enne: lo conoscevano perchè fidanzato con un’amica di famiglia e sapevano dell’approccio pesante che aveva con le ragazzine. Per non incrociarlo le due ragazzine hanno raggiunto il bagno, ma il 30enne non le ha lasciate in pace.
Una delle due ragazze è riuscita a scappare, mentre la tredicenne è rimasta bloccata dalla porta e il 30enne, sempre stando al racconto della tredicenne, gli è stato addosso in un attimo. Il 30enne ha premuto la ragazzina contro il muro, l’ha palpeggiata e ha cercato di baciarla sulla bocca, sul viso, su collo. La ragazzina è riuscita a liberarsi solo grazie all’aiuto dell’amica che, ritornata nel bagno, ha cominciato a colpire con pugni e calci l’uomo. A questo punto le due ragazzine sono scappate, decidendo di non raccontare nulla ai genitori. E così è stato, la violenza subita dalla tredicenne è rimasta un segreto tra le due amiche, finchè non è ripresa la scuola. La voce ha cominciato a girare, i professori si sono preoccupati per il comportamento della ragazza e hanno chiesto aiuto ai carabinieri.
Le indagini sono iniziate, i militari hanno sentito anche l’amica della ragazzina che, con la sua reazione , l’aveva aiutata a fuggire dall’aggressione del 30enne. Anche questa ragazza, quasi quindici anni, aveva avuto una bruttissima esperienza con l’uomo.
A fatica, la ragazzina ha raccontato di aver subito violenza a sua volta, nel gennaio dello scorso anno, mentre si trovava in auto con il 30enne, non sola, ma in compagnia di altre due persone, che non avevano avuto alcuna reazione. La ragazzina aveva accettato un passaggio per Desenzano dall’uomo, era salita sul fuoristrada, ma il 30enne aveva subito cercato di toccarla. La ragazzina si era spostata sul sedile posteriore, ma non era cambiato nulla: il 30enne si era fermato, si era gettato sulla ragazza e aveva cercato di baciarla e di toccarla.
I carabinieri hanno sentito il giro d’amiche delle due ragazzine, ma solo quando una delle giovani convocate dai carabinieri ha affidato al social network tutta la sua rabbia per essere dovuta andare in caserma e è passata agli insulti, il 30enne ha perso il controllo e si è messo ulteriormente nei guai, fornendo ai militari la prova che stavano aspettando per far scattare le manette.

(da bresciaoggi.it)

PRIVATIZZAZIONE ACQUA: DOPO IL GIORNALE DI TREVIGLIO ANCHE IL BRESCIAOGGI NE PARLA

Una campagna di sensibilizzazione in attesa di lanciare una raccolta di firme e di sottoporre la proposta alla commissione comunale. È questo la strategia del Partito Democratico di Palazzolo per convincere l’Amministrazione civica a conservare la proprietà dell’acqua senza per questo infrangere gli obblighi di legge che impone di affidare la gestione del ciclo idrico ai privati.

L’escamotage per dribblare i rischi che la legge Ronchi immoli al business un bene essenziale, passerebbe attraverso la modifica dello statuto comunale. La proposta di emendare la «costituzione» municipale è stata respinta nell’ultimo Consiglio comunale dalla maggioranza di centrodestra. «Eppure – osserva Gabriele Zanni nella duplice veste di avvocato e segretario del Pd – fino a pochi mesi fa la Lega Nord aveva garantito che non avrebbe mai ceduto ai privati la gestione idrica. L’applicazione della legge Ronchi – entra poi nel vivo della questione Zanni – non impedisce di mantenerne pubblica la proprietà, controllando la gestione per impedire aumenti ingiustificati del servizio idrico per i cittadini». Un vantaggio non indifferente considerato che nei Comuni dove il servizio idrico è stato privatizzato le tariffe sono aumentate fino al 300%. Per il Pd, il Comune potrebbe mantenere la proprietà dell’acqua inserendo nello statuto un articolo che oltre a «confermare il principio della proprietà e della gestione pubblica del servizio idrico integrato», dovrebbe sancire «che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà».

La proposta, sostenuta dal Pd e da Palazzolo a 5 Stelle, ha fatto il giro di numerosi siti Internet, suscitando interesse per la semplicità con cui potrebbe contrastare gli effetti indesiderati del decreto Ronchi senza ricorrere a complesse procedure.

(fonte: bresciaoggi.it)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: