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LOMBARDIA: I BUONI SCUOLA VANNO AI PRIVATI

La giunta Formigoni sceglie da che parte stare: agli istituti pubblici restano le briciole

di Chiara Paolin

Le scuole private lombarde possono stare tranquille fino al 2015. Regnante Formigoni, non avranno problemi di bilancio: il giochino del “buono scuola” è promosso a pieni voti. La Costituzione vieta di finanziare direttamente gli istituti privati, ma a Milano e dintorni si possono distribuire a piene mani i preziosi ticket che consentono di mandare i ragazzi dalle elementari al liceo sui banchi privati coi soldi pubblici.
Per la precisione, nell’anno 2008/2009, il 9% degli scolari ha consumato l’80% delle risorse assegnate allo studio, ovvero 47 milioni di euro finiti a pagare le rette di collegi e pie istituzioni per 98.392 ragazzi a fronte dei 12 milioni destinati al restante milione di studenti lombardi.

Un meccanismo spiegato dal Rapporto 2009 sul finanziamento pubblico alla scuola privata in Lombardia elaborato dal Gruppo regionale di Rifondazione Comunista sulla base di un’analisi rigorosa del database dell’Assessorato all’Istruzione. Indagine annuale che stavolta ha richiesto particolare impegno visto che i dati sensibili sono stati affidati alla società di servizi Accor, quella dei ticket restaurant, scelta per rendere ancor più fluida l’attribuzione. Infatti il sistema funziona benissimo, specie grazie a qualche regoletta da dieci e lode. Lo status patrimoniale del richiedente, ad esempio.

Mentre i genitori degli studenti della scuola pubblica devono esibire il certificato Isee per accedere a un piccolo contributo, i richiedenti la “dote per la libertà di scelta” (questo il romantico nome scelto per il bonus) godono di uno scivolo speciale, ovvero l’indicatore reddituale, dove i limiti sono molto più tolleranti e, soprattutto, non si deve dichiarare la propria situazione patrimoniale, sia mobiliare sia immobiliare. Così succede che oltre 4 mila beneficiari del ticket dichiarino al fisco un reddito tra i 100 mila e 200 mila euro annui: non proprio dei bisognosi. Altri risultano residenti nelle zone più prestigiose di Milano, come la Galleria Vittorio Emanuele o via Manzoni, roba da 20 mila euro al metro quadro. Restando sui grandi numeri, soltanto il 25% dei beneficiari dichiara un reddito inferiore a 30 mila euro, mentre tutti gli altri, cioè il 75%, sta tra i 30 mila e i 198 mila euro.

Non è un aiuto per poveri, insomma. Scrive Enrico De Alessandri, dirigente regionale, nel suo libro Comunione e liberazione, assalto al potere in Lombardia: “Cl è, notoriamente, l’unico movimento fondamentalista in Europa che ha costituito una situazione di potere monopolistico nell’ambito di una importante istituzione pubblica come la Regione Lombardia, attraverso un’occupazione militare dei suoi esponenti in tutti i posti chiave”. Con relativi budget di spesa. Parole che sono costate al dipendente regionale un mese di sospensione dal ruolo con l’accusa di aver tradito “il rapporto di fiducia col proprio datore di lavoro”. La Regione Lombardia. O Cl?

“De Alessandri racconta la verità, finanziare la scuola cattolica è un punto d’onore per Cl – spiega il consigliere regionale Carlo Monguzzi, dei Verdi – Il meccanismo ormai è rodato. E il consenso popolare non manca. Una grossa parte dell’elettorato vive una situazione di stabilità ma teme qualsiasi cambiamento, quindi vota chi porta avanti lo status quo. Poi ci sono disoccupati, precari, sfiduciati dalla politica, quelli che non vanno neanche più al seggio. Oppure si rivolgono alla Lega, sperando di esprimere un dissenso forte. Inrealtà l’effetto è opposto: tutto quello che accade sotto il cielo di Lombardia è condiviso a pieno da Lega e Pdl. O da Lega e Cl, per meglio dire”.

(fonte: Il Fatto Quotidiano del 22 dicembre)

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20 Risposte

  1. Niente di nuovo, almeno per chi bazzica la scuola da alunno o da genitore informato.
    A tal proposito vi invito ad un esperimento. Istruttivo ed interessante. Telefonate ad un istituto privato a scelta fra quelli a noi vicini, Ancelle o Salesiani, fate voi. Chiedete al dirigente di iscrivere il vostro ipotetico figlio down alla scuola media. Attendete risposta, preceduta da silenzio colmo di imbarazzi. Vi sarà risposto di no. No, niente down nelle scuole religiose!Vi si dirà che non ricevono fondi dallo Stato e che non possono permettersi docenti di sostegno.
    Quindi fuori i down e gli altri portatori di handicap! Sciò! Lontano!
    Al termine dell’esperimento, chiedetevi: ma come possono essere considerate scuole paritarie se discriminano fra gli iscritti? Non dovrebbero rispettare gli stessi principi di apertura A TUTTI richiesti alle scuole pubbliche? Non è proprio perché sono paritarie – e quindi equiparate alle statali – che ricevono danaro pubblico sotto varie forme (in barba al principio costituzionale che prevede il non finanziamento degli istituti privati)?
    Attendo risposta, se qualcuno ne ha…

  2. alla faccia della crisi……

  3. è vero…in pochissime scuole private, ad eccezione delle scuole dell’infanzia private, ci sono disabili, ma il problema sta proprio nel fatto che le scuole private non hanno l’insegnante di sostegno, che invece è presente nelle scuole statali, di ogni ordine e grado….
    non è il non volerli nelle scuole private ma è l’assenza dell’insegnante di sostegno, figura che non viene pagata dalla scuola, ma è un aiuto statale/comunale al disabile, a creare il problema, e ad allontanare così i disabili dalla scuola privata.
    Non trovo giusto colpevolizzare le scuole private per questo….le scuole private usufruiscono di benefici concessi dallo Stato…e chi non lo farebbe….ma è chi decide dove e a chi destinare i fondi che merita di essere colpevolizzato….ma come al solito si finisce per inciampare nella solita difficoltà italiana di fare delle scelte per il bene degli studenti…e la qualità dell’istruzione peggiora sempre più…

  4. Apprezzo Silvia per la difesa delle scuole private ma, c’è un MA.
    Le scuole private se vogliono essere riconosciute come paritarie – e quindi veder riconosciuti i titoli di studio che rilasciano – devono rispettare alcuni standard richiesti, fra cui l’apertura a TUTTI. Vi sono pochi istituti che accolgono i diversamente abili, mentre la stragrande maggioranza non lo fa. Quindi sostanzialmente non si rispetta la legge e formalmente si dichiara il falso. Punto.

    Sarebbe come se io aprissi un’azienda e non rispettassi le norme sulla sicurezza perché troppo onerose ed economicamente per me non sostenibili.
    Se apro devo seguire la legge.

    Tralascio considerazioni morali facili, quali l’ipocrisia delle scuole religiose che, come tali, dovrebbero accogliere anzitutto gli ultimi. Ma questa è un’altra storia. Forse.

  5. concordo con silvia, il vero problema è la razionalizzazione delle spese.
    come su tanti aspetti si abbattono indiscriminatamente su tutti i cittadini….mi spiego meglio….
    le luminarie sono per i commercianti…ma vi contribuiamo tutti……
    la scuola è solo per chi ha fino a 16 anni (mi sembra), altri preferiscono soddisfare questa necessità attraverso i privati…ma tutti vi contribuiamo….
    lo capisco in caso di necessità….la scuola non ha abbastanza fondi…si devono prendere risorse dove ce ne sono….ma in caso di autosufficienza razionalizzerei tutto!
    che non ci siano più risentimenti da parte di chi non usufruisce di un determinato servizio ma contribuisce al suo mantenimento….come me verso, le luminarie, e come gli utenti delle scuole private verso le tasse che pagano per le scuole pubbliche….
    detto questo, ritengo inopportuno dare finanziamenti alle scuole private, quando si sono effettuati pesanti tagli su quella pubblica!!!!!!!!!!!!!!
    se mai riusciremo a uscire da questi 20 anni di crisi…si potrà pensare di dare i finanziamenti anche a loro!
    purtroppo credo che si stia manifestando un ulteriore erosione dello stato sociale spingendo la gente a usufruire della scuola privata, UNA PRIVATIZZAZIONE DELLA SCUOLA INDIRETTA….basta finanziare i privati e lasciare a marcire tutti quelli che non potranno usufruirne, in un lurido ghetto! ecco fatto….la scuola privata, da lusso trasformata in necessità! e non si lamenti nessuno…finanzia pure lo stato!
    d’altronde che altra scelta c’è….volete mandare i vostri figli in una pericolante scuola dei primi del novecento unico italiano in una classe di figli di stranieri???????????tutti con la pelle marrone?????????

  6. Ultimo intervento, non vorrei logorare sul tema, ma soprattutto in quanto genitore il tema mi sta a cuore.

    E’ assolutamente vero che si sta sfasciando la scuola pubblica per costringerci ad iascrivere i ns figli alle private MA…siamo sicuri che le private siano migliori delle pubbliche? Attualmente le classi sono spesso sovraffollate, con numeri decisamente superiori alla pubblica; gli insegnanti sono assai meno retribuiti (circa 1000 euro al mese, mi dicono, il 30% in meno, insomma) e, quindi, in genere peggiori rispetto alla pubblica (perché un professore bravo dovrebbe scegliere di guadagnare meno?); le abilità di convivenza che i bambini maturano sono sicuramente più rafforzate e realistiche nella scuola statale dove i ragazzi entrano in contatto e si confrontano con TUTTI, non solo con un’elite selezionata in base al reddito o all’appartenenza religiosa o… alla mancanza di handicap fisici o mentali!

    In materia di istruzione, chiudo aprendo un altro capitolo che forse il ns Comune dovrebbe affrontare meglio (anche se il problema ha certamente connotazioni nazionali): è mai possibile che la rata mensile di un asilo nido costi quasi come la rata di un mutuo?!?

  7. concordo con te sussidiario….
    ma preciso che la DESTRACCIA vuole disfarsi della scuola statale per togliersi il peso gestionale ed economico! e non per dartene una migliore….ma solo per dartene un altra..che su ogni cosa lo stato potrà dirti: “si lamenti col privato, lo stato non c’entra, ma interverrà a sostegno quanto prima”!

  8. Concordo con te chichino, su questo argomento, sono anche io un pò pessimista. L’ambiente della scuola mi ha sempre interessato, e l’ho sempre frequentato, prima da studente e poi come genitore e devo dire che, nel corso degli anni la scuola pubblica ha avuto un continuo declino, soprattutto a causa dei progressivi tagli economici , (nel frattempo sono aumentati quelli alla scuola privata dietro forti pressioni della chiesa) ma anche a causa della scarsa valorizzazione degli insegnanti, che spesso si trovano ad affrontare situazioni che nulla hanno a che fare con il loro ruolo.
    Io non sono contro la scuola privata, ma penso che un paese economicamente in difficoltà a causa di indebitamento folle non certo causato dalla “gente che lavora ” non possa permettersi di continuare a disinvestire sulla scuola privata e nel frattempo continui a foraggiare quella privata che : paga gli insegnanti ancor meno di quelli del pubblico, non per colpa sua non può educare alla società del futuro, perchè volente o nolente sarà multirazziale, e la scuola privata è prevalentemente frequentata dall’ “elite italiana “. La scola privata è soprattutto uno status simbol e spesso si fanno salti mortali per pagare rette salate .
    Ma siamo così sicuri che i nostri ragazzi escono da quelle scuole più preparati di quelli che frequentano la scuola pubblica ? La preparazione di un ragazzo dipende in primo luogo dalla sua voglia di studiare indipendentemente dalla scuola che frequenta.
    Le poche risorse che si hanno, vanno destinate alla scuola pubblica che può esprimere livelli altissimi come le scole di Trento possono dimostrare.

    AUGURI A TUTTI

  9. concordo su tutto giovanni, sopratutto che è la volontà del ragazzo la determinante maggiore dell’istruzione……

    inoltre è risaputo che in un grande paese la scuola pubblica è strategica…e deve essere la scuola di qualità….i privati entrano in gioco solo quando ci sono identità etniche da tramandare…vedi scuole cattoliche, svizzere, americane ecc..

    ciò in un grande paese….democratico!!!!!!!!

    ma mettiamo il caso si volesse spaccare il paese in cittadini si serie a e serie b, agirei, nei confronti della scuola pubblica, proprio come hai descritto tu, con gli accadimenti succedutisi dal 1992 a oggi!

    d’altronde soldi non ce ne sono più ….e si sà l’impero romano senza gli schiavi non avrebbe avuto tale grandezza!

    w la scuola pubblica di qualità!

  10. per una scuola pubblica di qualità servono insegnati preparati e soprattutto insegnanti che hanno scelto di fare questo mestiere con passione e volontà…purtroppo, nel pubblico, non sempre è così, ci sono ancora troppi professori interessati unicamente alle ridotte ore lavorative e alle numerose vacanze…nella scuola privata questo non succede, i professori infatti sono dei dipendenti della scuola e devono rendere conto del loro operato…dimostrandosi così più interessati all’andamento della classe…
    Non voglio difendere le scuole private perché penso che tutti dovrebbero avere medesime possibilità e strumenti per costruirsi una solida cultura….ma è oggettivo che la differenza tra le due realtà esiste…io l’ho sperimentata direttamente….
    Concordo con Giovanni riguardo al fatto che la volontà dello studente gioca un ruolo strategico…ma ripeto che tutti dovrebbero avere le medesime possibilità per costruire, a seconda della singola volontà, la loro cultura….e queste possibilità DOVREBBERO essere GARANTITE da un unico tipo di scuola quella PUBBLICA…

  11. Mi ero ripromesso di non intervenire più, ma l’ultimo commento di Silvia sulla superiorità delle private e dei loro insegnanti mi lascia perplesso, soprattutto perché non entra nel merito delle osservazioni proposte in precedenza. Una su tutte: come possono essere migliori i docenti delle private, se sono pagati assai meno? Ad esempio, un laureato in matematica che non trova posto nella pubblica, si accontenterà per qualche anno di insegnare nelle private (farà esperienza nelle private) e poi. appena possibile, andrà nella pubblica – dove avrà uno stipendio almeno dignitoso – con maggiore competenza e formazione dovute agli anni già trascorsi in cattedra.
    Da genitore – a Palazzolo, non a Scampìa – mi sento tranquillo nel poter mandare mio figlio alla scuola pubblica.
    Concordo con Silvia sulla necessità di un maggior controllo dei dipendenti statali, politici compresi.

  12. Il mio commento non verteva sulla superiorità degli insegnanti delle private, (per esperienza personale ho avuto insegnanti validi sia nella privata che nella statale..ma nella statale sono inciampata anche in incompetenti che il lunedì mattina proponevano come attività didattica il prolungamento della domenica!!!!) ma sul fatto che in queste il controllo sui dipendenti è assai maggiore e ne consegue una maggiore qualità dell’insegnamento.
    Inoltre non è unicamente lo stipendio che stimola l’insegnante a dare il meglio di se, ma sono la sua volontà e la sua capacità, a determinarne la qualità.
    Vero che nelle statali lo stipendio è maggiore, ma un giovane insegnante è costretto ad andare ad insegnare nelle private…purtroppo nelle statali rischierebbe di fare il precario a vita, infatti la classe insegnante italiana, che ha una media d’età tra le più alte in Europa, penalizza notevolmente i giovani e futuri insegnanti che, se mossi da profonda passione per l’insegnamento, ripiegano per accontentarsi di uno stipendio minore nelle private…ho dimenticato di specificare, anche nei precedenti commenti, che il mio discorso è relativo alle scuole secondarie di primo e secondo grado e non per le primarie, per le quali gli insegnati provengono da un corso di laurea specifico per tale lavoro…per l’insegnamento nelle scuole secondarie invece continuano a mutare i corsi di laurea e le abilitazioni e cosa può conseguirne se non un peggioramento qualitativo??
    Da studente mi preoccupo molto per la qualità della scuola pubblica, perchè i tagli continuamente effettuati non fanno che metterne a rischio la qualità…e, sempre da studente, ma anche da futuro lavoratore che spera di usufruire di quanto ha imparato, non posso che preoccuparmi delle ripercussioni che questi tagli provocano….e se non da una presunta differenza qualitativa non riesco a spiegarmi il motivo per cui aumentano costantemente il numero degli iscritti a scuole private…anche tra coloro che non provengono da famiglie benestanti….

  13. la sorte della scuola italiana ricorda tanto quella della patente b….
    il percorso formativo che porta ad entrambe, è diventato negli anni più difficile..ma quello che sconcerta è che l’istituzione pubblica scuola/motorizzazione è stata resa sempre più elitaria e allo stesso tempo con pessima organizzazione….
    praticamente un palazzolese che vuole conseguire la patente b, non è obbligato, ma fortemente invogliato a rivolgersi ai privati, per lo svolgimento di tutte le pratiche…..
    uno libero cittadino che vorrebbe fare lo stesso percorso dell’autoscuola, presso la motorizzazione, è in forte difficoltà…per non parlare dei trasporti verso di essa.

  14. sempre per caso anche la tv sta lentamente seguendo la stessa sorte……tanto c’è la pay!

    (certo che prodi metteva 30 euro di tasse all’operaio e in proporzione a tutti gli altri…ma nemmeno ci inculcava in maniera tremenda coi privati)

  15. mmmmm….
    io penso che silvia abbia scoperto un cavo della corrente assai fastidioso dove quelli che camminano a piedi nudi con la testa fra le nuvole prima o poi ci cade… ecco perchè a qualcuno brucia.
    non facciamo di tutta l’erba un fascio,nella scuola pubblica esistono dei fior fior di insegnanti tanto che i migliori laureati escono dalle università statali, ma ci sono delle grosse responsabilità da parte di certi insegnanti della scuola pubblica e non solo….
    si fa leva sulle inadempienze di qualcuno per avere la scusa di buttare nel cesso la scuola pubblica. grazie!!! a loro.
    è perfettamente inutile e controproducente per tutti continuare a difendere per forza e, “ad ogni costo”, si, ad ogni costo e i risultati si vedono….
    nessuno penserebbe di cambiare una scuola così per esempio, http://www.nostrofiglio.it/7-13-anni/scuola/scuola_Finlandia.html
    http://www.genitori.it/documento.asp?sotto=10&articolo=7033
    come genitore mi sono trovato ad afrontare certe situazioni a palazzolo che forse neanche a Scampìa caro sussidiario succederebbero…
    i dati parlano chiaro, l’italia si trova fra gli ultimi posti nei paesi cosidetti avanzati http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scuola/grubrica.asp?ID_blog=60&ID_articolo=1067&ID_sezione=255&sezione=
    in cuotidiano a caso.
    quindi secondo me Silvia l’ha presa larga forse per non turbare le coscenze di qualcuno ma ha perfettamente ragione.
    meditate.

  16. Il cavo ‘scoperto’ da Silvia è il solito di sempre. Scuola Pubblica o Scuola Privata?
    Scuola per tutti o solo per alcuni? Scuola laica o privata-religiosa? Scuola che incentiva il valore delle differenze o scuola che si chiude in se stessa? Scuola cara (economicamente) o scuola gratuita?
    A noi, il compito di scegliere da che parte stare.
    Poi certo, rispetto al funzionamento di certe scuole tutti avrebbero cose da sollevare e criticare. Siano esse pubbliche che private (Angelo B. mai sentito di certe critiche fulminanti che girano sulle ns care scuole private? No?)
    In Finlandia e nei paesi nordici l’idea è quella di una scuola Pubblica e tutte le energie vanno in quel senso. Per questo funziona. Però è la Finlandia, un paese di tradizione socialdemocratica. Un paese dove un politicante (sia di destra che di sinistra) non si azzarderebbe mai a parlare di incentivi alle scuole private perchè la sua carriera politica finirebbe in un nano-secondo.

  17. Invito Sivia e chi ha dubbi su cosa possa essere una scuola pubblica a leggere qui sotto queste righe che si leggono qua e la se si cerca ‘Reggio children” o cose simili sul web.
    La scuola privata non la vuole neanche una destra sana. La vuole l’italiano berlusconizzato.
    Ai privati al massimo si chiede (come a Reggio) se vogliono sostenere dei progetti pubblici e indirizzati a tutti.
    p.s. la scuola ‘pubblica’ dell’infanzia di sangiuseppe si è formata anche col progetto di Reggio.

    ‘….Reggio Emilia, in Italia come
    all’estero, è sinonimo di scuola
    ed educazione per la prima infanzia.
    Questo perché Reggio, dal
    dopoguerra in poi, ha fatto e continuare
    a ‘fare scuola’ nell’ambito
    della formazione delle fascia 0-6
    anni, elaborando un approccio
    formativo innovativo, a lungo studiato,
    che oggi ispira le esperienze
    educative di paesi di tutto il mondo,
    dagli Stati Uniti alla Svezia, dal
    Perù alla Corea.
    Nato dalle intuizioni del pedagogista
    reggiano Loris Malaguzzi, il
    metodo educativo oggi noto nel
    mondo come il “Reggio children
    approach”, dal 1991, quando la rivista
    Newsweek dedicò alle scuole
    reggiane la copertina defi nendole
    “le scuole migliori del mondo…………..”

  18. Chiamato in causa rispondo nel merito.

    Anzitutto non metto in dubbio le esperienze negative di Angelo B., ne ho avute anch’io…

    Ma se la media OCSE riguardante i risultati scolastici venisse letta attentamente (e non strumentalmente come fa la ns ministra o il giornale della fiat che berlusconi incentiva con i ns soldi) scopriremmo che in realtà gi studenti del Nord (della Padania…sigh) hanno punteggi e valutazioni addirittura superiori a moltissimi Paesi; purtroppo la malascuola del Sud (Campania, Calabria e Sicilia, soprattutto) fa precipitare la media in un baratro senza fine. La scuola del Sud è parte del problema-meridionale-Italia.

    Quanto alla spesa per alunno, è anche qui necessario specificare che da noi magari si “spende”, ma non si “investe”. Le spese per mantenere efficaci i meccanismi di riproduzione del sistema (uffici, stipendi del personale – di cui una buona parte amministrativo o tecnico) assorbono una percentuale molto alta, mentre mancano significativi segnali di investimento sui soggetti: servizi, incentivi, strutture, formazione degli insegnanti, prestiti d’onore ai capaci, tutte voci pericolosamente carenti finora nel nostro bilancio.
    Inoltre si debbono pagare anche i docenti di religione con i fondi statali… cosa che all’estero non avviene.

    Insomma, speriamo in una scuola pubblica migliore e… crediamoci! Da alunni e genitori, quando possibile, sforziamoci di migliorarla!

  19. premetto che personalmente sono totalmente per una scuola pubblica, MA CHE FUNZIONI!!!
    tutte belle parole le tue occhio e le condivido, in teoria sono guiste, ma in concreto hai potuto constatare se il personale docente come nel caso della scuola di s. giuseppe per esempio (mi riferisco più alla scuola primaria ) da te citata siano tutti all’altezza di insegnare? (INSEGNARE) o che si stia rispettando il progetto reggio?
    la scuola non è solo quella dell’infanzia, a quell’età un bambino quando lascia l’asilo e si trova totalmente in un altra realtà non si ricorda cosa ha imparato qualche mese prima e comunque gli viene trasmesso un altro metodo di “insegnamento”.
    non c’è assolutamente continuità fra la scuola dell’infanzia e la primaria ne tantomeno all’ingresso delle medie e meno che meno alle superiori….
    cosa ne è rimasto del progeto reggio? la lascio a voi la risposta.
    quando si anno figli che frequentano le scuole è inevitabile che ci siano delle serate a tema per i genitori e ad un incontro con una psicologa quello che ne è uscito è stato veramente sconcertante.
    la scuola è importante,
    è il posto dove si formano persone per il futuro,
    purtroppo non c’è un coordinamento fra enti qali insegnanti, psicologi, pedagoghi ecc.
    giammai, che ogni uno rimanga nei propri ranghi, guai invadere il terreno altrui.
    e intanto continuiamo ad avere le scuole fra le peggiori del mondo.

  20. sussidiario dice bene. E il mondo della scuola è molto, molto complesso. Certo, non dico che va tutto bene, anzi, la scuola Pubblica è stata resa un pachiderma, fermo lì ormai da 15 anni …circa…; da allora i vari ‘progetti reggio’ sono sempre più rari; non si investe in formazione e la ns cara Mariastella non sta facendo molto in questi termini. In realtà c’è un disegno ben chiaro di questa ns destra berlusconizzata rispetto al concetto di pubblico e privato nella scuola: disinvestire nella scuola pubblica, senza investimenti la scuola rimane paralizzata, la gente si lamenta, si portano i figli (chi può…) alle private ecc. ecc.
    p.s il ‘progetto Reggio’ è stato un momento di formazione per tutto il circolo didattico e non solo per la scuola di sangiuseppe.
    p.p.s. Il progetto ‘continuità’ (che è uno dei cardini del progetto reggio) è tuttora un’attività ben consolidata e ben presente nelle nostre scuole dell’infanzia.

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