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GIU’ LE MANI DALL’ACQUA!

L’acqua che non mi appartiene

Non ho diritto di bere.

Non ho diritto di possedere
ciò che mi compone.

Ogni goccia è mancanza,
reca il silenzio di chi non l’ha difesa.

Ogni respiro è sete d’affanno,
d’acqua che non arriva,

che non casca e non bagna la guerra,
o di noi,

prosciugati per terra.

(poesia di G. Vezzoli)

Il decreto Ronchi (o della privatizzazione dell’acqua) è l’ultima perla dell’attuale governo. Un decreto legge che PALAZZOLO A 5 STELLE non condivide perché si afferma, in sintesi, di privatizzare il servizio dell’acqua. Il problema è che l’acqua non è un servizio. L’acqua è un bene pubblico. L’acqua è un diritto che spetta a tutti per il solo fatto di esistere. PALAZZOLO A 5 STELLE già in campagna elettorale ha sottolineato e inserito tra i suoi punti fondamentali quello dell’acqua pubblica e continuerà a ribadirlo e utilizzerà tutte le modalità che la legge prevede affinchè a Palazzolo questo non avvenga. Non è ammissibile pensare che possa, in un futuro nemmeno tanto lontano, usufruire dell’acqua solo un cittadino in grado di pagare il servizio. L’acqua è di tutti.

    la redazione di PALAZZOLO A 5 STELLE

    • Dal Corriere della sera:

    […]ROMA – Il governo Berlusconi incassa la fiducia sul decreto Ronchi che contiene, tra l’altro, norme sulla «privatizzazione» dell’acqua. Montecitorio ha approvato con 320 sì e 270 no la fiducia. Il voto finale è fissato per giovedì. Il sì al decreto ha alimentato ancor di più le polemiche intorno alla liberalizzazione dell’acqua. Secondo le associazioni dei consumatori la misura peserà sulle tasche dei cittadini con aumenti che saranno a due cifre, compresi tra il 30% e il 40%. «Si profila una vera e propria stangata», dice il Codacons, «se consideriamo in 3 anni il tempo necessario perché il nuovo sistema vada a regime, alla fine di questo processo il rischio concreto è quello di un aumento medio del 30% delle tariffe dell’acqua». Così, aggiunge, «se nel 2009 una famiglia media italiana spenderà 268 euro, considerando un consumo medio annuo di 200 metri cubi d’acqua, tra 3 anni quella stessa famiglia spenderà in media 348 euro all’anno, con un incremento di 80 euro, pari al +30%». Dura la reazione della Cgil: «Privatizzare acqua e ciclo dei rifiuti è un favore alla criminalità organizzata»: lo afferma il segretario generale Fp-Cgil, Carlo Podda.

    LE ALTRE MISURE – A parte la «privatizzazione» dell’acqua, sono variegate le norme contenute nel decreto «omnibus» a firma del ministro Andrea Ronchi e che serve a sanare una serie di infrazioni contestate dall’Ue al nostro Paese. Ecco in pillole alcune delle misure salienti del provvedimento.[…]

    (Leggi tutto l’articolo qui)

    • B. Grillo sull’acqua pubblica: “La trappola non è il proprietario della fonte ma chi la distribuisce… chi detiene i tubi dell’acqua… la cosa incredibile è che i punti di riferimento della Spa non sono gli utenti ma gli azionisti”.
      >>Guarda e ascolta l’intervista a Beppe Grillo su Radio Bruno: http://www.youtube.com/watch?v=qkv5pT35MsM

    PALAZZOLO ABUSIVA: ECCO IL COMUNICATO STAMPA DI PD E IMPEGNO PER PALAZZOLO

    Riceviamo e inoltriamo:

     

    COMUNICATO STAMPA RELATIVO AL PIANO DI RECUPERO AREA

    MARZOLI A PALAZZOLO S/O

    I Consiglieri Comunali di Palazzolo S/O del Partito Democratico e di Impegno per Palazzolo esprimono profonda preoccupazione e radicale dissenso rispetto agli orientamenti comunicatici dall’Amministrazione Comunale, nonché rispetto alle decisioni dalla stessa recentemente assunte, in merito agli accertati abusi edilizi relativi al Piano di Recupero Edilizio “ex Marzoli”. Sia dall’esame degli atti, che attraverso l’ultima seduta della Commissione Comunale Servizi Territoriali, è stato possibile appurare un reiterato e consistente mancato rispetto delle norme urbanistiche vigenti da parte delle società proprietarie del comparto.

    Nello specifico è stata riscontrata la costruzione di una piscina, in assenza delle previste autorizzazioni amministrative, per dì più su suolo in parte ceduto al Comune di Palazzolo S/O e da destinarsi a standard. Ancora è stata accertata l’edificazione di una struttura con destinazione commerciale, denominata “Pinacoteca-Ristorante” avente tre piani, anziché due, come previsto dalla Convenzione urbanistica a suo tempo stipulata e quindi con una volumetria enormemente superiore, oltre che diverse violazioni analiticamente descritte nel provvedimento di diniego di costruire in sanatoria, in un primo tempo assunto dagli uffici comunali.

    Da ultimo il palazzo qualificabile come “ex Museo”, sottoposto a vincolo artistico e di interesse storico era trasformato in una beauty-farm, in assenza di qualsiasi autorizzazione. Le opere realizzate all’interno della struttura comportavano tra l’altro la definitiva perdita di una ghiacciaia del 1500, ultimo esemplare presente a Palazzolo. L’Ufficio Tecnico comunale ha condotto nel corso di circa un anno un’istruttoria accurata, puntuale ed a nostro avviso ineccepibile da un punto di vista tecnico-giuridico, che portava al diniego del permesso di costruire in sanatoria sia con riferimento alla piscina, che rispetto all’edificio “Pinacoteca-Ristorante”.

    Provvedimenti suffragati peraltro dal parere conforme della Commissione Edilizia consultata in ben due occasioni. In maniera tanto repentina, quanto incomprensibile l’Amministrazione Comunale nel caso della piscina monetizzava l’occupazione indebita del suolo pubblico, richiedendo alla proprietà la corresponsione della somma di €=100,00= al mq. Decisione che di fatto apre la strada anche alla sanatoria della struttura edificata abusivamente. Quanto invece alla “Pinacoteca-Ristorante” era emesso provvedimento in autotutela, ad opera del Funzionario competente, con il quale si richiedeva al responsabile del procedimento di revocare il diniego precedentemente emesso ed invece di autorizzare la sanatoria.

    La gravità della situazione è ormai sotto gli occhi di tutti. Il messaggio ed il precedente che l’Amministrazione Comunale sta creando è pericolosissimo. Di fatto si assicura l’impunità agli autori di abusi edilizi clamorosi, con grave danno attuale e futuro sia per il territorio di Palazzolo, che per le casse comunali. Ciò in presenza di violazioni davvero abnormi.

    E’ solo il caso di osservare che in passato per irregolarità molto meno significative cittadini palazzolesi erano costretti a demolire strutture di dimensioni anche minime ed erano destinatari di sanzioni economiche e penali non irrilevanti. Sulla questione l’Amministrazione Comunale si è mostrata quantomeno reticente, ad esempio non rispondendo ad un’interpellanza proposta in Consiglio Comunale dal Capogruppo del Partito Democratico, addirittura non dando conto di una delibera di Giunta assunta il giorno precedente il Consiglio Comunale stesso.

    Alla luce di quanto descritto abbiamo deciso di segnalare i fatti appresi nell’espletamento della nostra attività di Consiglieri Comunali alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Brescia, con un esposto, che depositeremo nei prossimi giorni, al fine di far appurare se i comportamenti posti in essere da tutti i soggetti coinvolti della vicenda abbiamo comportato la commissione di reati edilizi, ovvero contro la Pubblica Amministrazione.

     

    PALAZZOLO: INTERVENTI DI SOSTEGNO AI LAVORATORI IN DIFFICOLTA’

    Segnaliamo oggi un’interessante ed utile iniziativa dell’amministrazione palazzolese in favore dei lavoratori in difficoltà:

    Il Comune di Palazzolo s/O interviene con un contributo a favore dei lavoratori che nell’anno 2009 hanno subito una riduzione del reddito da lavoro dipendente. Ecco, di seguito, il bando:

    (Fonte: http://www.palazzoloweb.it)

    BRESCIA: “DOSSI PERICOLOSI? MEGLIO SOSTITUIRLI…”


    Video dosso via G. Garibaldi – Palazzolo s/O

    Pubblichiamo un articolo segnalatoci da un nostro lettore sui ”dossi pericolosi”, questa volta di Brescia. Probabilmente verranno a breve sostituiti. Palazzolo invece continua a sfornarne a iosa e non tutti sembrerebbero a norma.

    Ecco un estratto dall’articolo del Bresciaoggi:

    […]”Franc Topalli, 35 anni, procacciatore d’affari, legge Bresciaoggi al bar «KafèKà» di via Leonardo da Vinci 1/b e commenta le notizie del giorno. I dossi hanno le ore contate. Gli assessori Orto e Labolani hanno espresso il proprio parere negativo sui «dissuasori di velocità a strisce gialle e nere» proponendo come alternativa i rilevatori di velocità. Lei è d’accordo?

    «Sono d’accordo con gli assessori comunali. I dossi rendono pericolosa la viabilità, soprattutto quella a due ruote, mentre i rilevatori di velocità potrebbero avere la stessa funzione di monito contro l’alta velocità, senza procurare danni alle automobili, agli automobilisti e al trasporto d’emergenza».[…]

    ***

    • Leggi l’articolo con le domande all’assessore Raccagni rimaste senza risposta:

    https://listacivicacinquestelle.wordpress.com/2009/09/15/dossi-e-paradossi-anche-sul-giornale-di-palazzolo-la-questione-dossi-illegali/

    • Leggi le domande dei lettori sulle piste ciclabili palazzolesi:

    https://listacivicacinquestelle.wordpress.com/2009/10/25/le-domande-dei-lettori-2/

     

    • Dossi e normative:

    http://www.webstrade.it/esempi/CD-ROM-04/RV/Statale16/normativa.htm

    ***

    UN’ALTRA VITTIMA DI STATO

    L’ennesima morte in carcere di un ragazzo. L’ennesimo Stefano Cucchi. Questa volta, per Giuseppe Uva di Varese, non c’è neppure la consueta giustificazione: “Era un tossico, uno spacciatore, se l’è cercata”. Giuseppe non era né uno, né l’altro, era ubriaco, è morto per una bravata. Questa strage deve finire. 1531 morti in dieci anni solo in carcere, senza contare gli altri casi: Federico Aldrovandi è morto in strada, Riccardo Rasman in casa sua. Muoiono i poveri diavoli, gli incensurati, i ragazzi, gli invisibili. Entro l’anno sarà attiva l’associazione: “Vittime di Stato” per aiutare le famiglie colpite.

    Intervista alle sorelle di Giuseppe Uva e all’amico Alberto Bigiogero

    Lucia Uva: “Sono con mia sorella Uva Carmela e con un amico di Giuseppe Uva – Alberto Bigiogero – e sono qui a raccontare questa storia, una storia brutta, perché è finita malamente: mio fratello il 14 giugno del 2008 alle 3: 00 di notte è stato fermato per la strada insieme al suo amico Bigiogero…”

    Alberto Bigiogero: “Ero in compagnia di Giuseppe Uva, la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008 quando, un po’ euforici, abbiamo transennato una via di Varese deviando praticamente il traffico lì nel centro di Varese. Quando siamo stati fermati da una gazzella dei Carabinieri il signor Uva è stato scaraventato per terra e poi, in un secondo tempo, è stato scaraventato dentro l’auto e preso a pugni, io sono stato scaraventato dentro una pattuglia della Polizia, dentro una volante della Polizia, siamo stati portati nella caserma di Via Saffi a Varese e questi due Carabinieri si sono.. un Carabiniere in particolar modo l’ha massacrato di botte in caserma insieme ai suoi colleghi e mi dicevano: “dopo arriva anche il tuo turno”. Al che, quando finalmente mi sono trovato da solo, ho chiamato il 118 implorandolo di venire in soccorso, perché un mio amico veniva massacrato, mi hanno detto che in caserma non potevano intervenire, è arrivato un soggetto con dei tratti asiatici, sembrava quasi cinese, con una borsa forse da medico e da lì il mio amico Beppe ha smesso di gridare: questo mi ha fatto sentire veramente sollevato come non mai, perché ho pensato che hanno smesso di pestarlo.”

    Carmela Uva: “Io sono l’altra sorella di Giuseppe Uva, per il quale, il giorno 14 giugno 2008, mi era arrivata una telefonata alle ore 7:20 del mattino. La prima cosa che ho fatto, ho chiesto: “che cosa è successo?”, dice: “niente signora, guardi, è stato prelevato suo fratello dalla strada in condizioni proprio atroci”, solo che questo dottore qua insisteva e voleva sapere se mio fratello faceva uso di droghe, se si drogava. So che mio fratello poteva essere un barbone, come lo chiamavano, poteva essere uno di strada e aver fatto qualunque cosa, ma che si drogasse a noi non è mai risultato. E gli ho detto: “guardi, appena mi affretto vengo su”; “sì, sì, ma faccia pure con calma, perché tanto è qua tranquillo, adesso è sedato, non c’è nessun problema”. In quel momento lì arriva questo dottore e ci fa entrare nello studio e gli ho chiesto: “scusi, ma mio fratello dove è?”, dice “eh, signora, stia calma, è di là, tutto..”, “no, no, vogliamo vederlo”, “sì”. Ci porta di là, quando siamo entrati in quella stanza guardi, una roba… non ci sembrava neanche nostro fratello: aveva la testa con sotto quattro cuscini, aveva un lenzuolo, era coperto da un lenzuolo, una flebo e russava in un modo che praticamente non era russare, perché lì c’era qualcosa che lui.. ormai lo stava lavorando la morte. Io ho fatto per avvicinarmi e lui mi ha fermato, questo dottore e mi ha detto: “no, signora, guardi, non si avvicini, perché dorme”. Ho detto: “dottore, ma così dorme? E’ normale?”, dice: “sì, sì, è stato sedato, non si preoccupi che nel pomeriggio in tre o quattro ore si sveglia e potete chiacchierare quanto volete”. “ Ok”, ho detto a mia sorella: “senti, ormai è mezzogiorno, stai calma”, le 11: 30, erano le 11: 00, vengono fuori e mi fanno: “signora, si accomodi” gli dico “dottore, cosa c’è?”, dice l’altro dottore: “purtroppo abbiamo fatto di tutto, abbiamo fatto l’impossibile, ma non c’è stato nulla da fare”, gli ho detto: “scusi, dottore, ma di chi sta parlando lei?”, dice “ suo fratello è deceduto”.
    Sono stata male e ho avuto proprio una reazione bruttissima, perché insomma, ti dicono che era sedato e stava dormendo, dopo un po’ escono fuori dicendo che era deceduto e gli aveva ceduto il cuore, in quell’attimo lì gridavo come una matta. Ho detto a questo dottore: “è impossibile che sia morto per arresto cardiaco del cuore e dunque, a questo punto, chiedo l’autopsia”. Ce l’hanno fatto vedere e, quando l’abbiamo scoperto, ci siamo accorti che lui aveva delle botte, aveva degli ematomi, insomma non era messo in condizioni.. in quanto quell’altra mia sorella gli ha detto: “scusi, perché ha questa botta rialzata? Perché ha il ginocchio gonfio? Perché ha..?”, il dottore ci ha detto che lui aveva quella botta rialzata perché gli sono saliti addosso e erano in quattro per rianimarlo.

    Lucia Uva: “E’ un anno e mezzo che sto cercando giustizia: questa giustizia che non si riesce a ottenere per il semplice fatto che un magistrato non è stato avvisato che mio fratello è morto! Mi chiedo il perché dei medici, dei bravi medici, come penso siano bravi, abbiano potuto somministrare a un ubriaco Tavor, En, Solfaren, quattro farmaci che gli hanno bloccato il battito cardiaco, come dicono loro e abbiamo qui il decreto dei dottori che sono stati indagati. Facciamo un’istanza a un magistrato dove chiediamo che venga fatta luce sul perché Giuseppe aveva tutti quegli ematomi, sul perché Giuseppe era tutto segnato, pieno di botte, con il naso rotto, con gli occhi.. botte alle gambe, costole inclinate, tutte queste cose che hanno messo tutto a tacere. Di Giuseppe si diceva che era drogato, spacciatore, si diceva di tutto e di più: ho fatto fare gli esami tossicologici e mio fratello non era né drogato né spacciatore. Sono arrivati gli esiti della dottoressa Kelly in ritardo, perché il mio avvocato non li ha fatti pervenire in tempo in Tribunale. Ho preso un altro medico legale di Bologna, dove ho fatto controllare l’autopsia di tutte le foto di mio fratello, perché anche i miei medici legali ritengono opportuno che venga rifatta l’autopsia sulle ossa, in quanto mio fratello aveva le ossicine del suo corpo rotte! E quello che mi dispiace è che un dottore abbia fatto la sua autopsia dicendo che aveva delle semplici escoriazioni, delle semplici bottarelle. Quest’avvocato mi ha preso in giro per un anno e mezzo: era d’accordo con delle persone che doveva tacere tutto, perché non è mai stato fatto un interrogatorio né al ragazzo che era insieme a mio fratello, né io sono stata mai chiamata e non abbiamo mai avuto risposte. Si è chiuso il primo caso dove si dava la colpa ai dottori, ok. Adesso abbiamo aperto un nuovo procedimento penale, dove la dott.ssa ancora non ci ha dato il permesso di entrare a poter leggere il fascicolo dove ci sono degli altri indagati ignoti, secondo loro. Di chi lo ferma per strada, lo porta in Caserma ci sono i nomi, ci sono le testimonianze, c’è tutto e nessuno sa che cosa è successo a Giuseppe! “Giuseppe sbraitava, saltava, era indemoniato, si picchiava da solo”, ma per picchiarsi da solo non penso che con un bastone si sarebbe martoriato una mano, si sarebbe martoriato il suo naso e tutto il suo corpo: non credo, perché conoscendo mio fratello non era un autolesionista! Voglio sapere dal magistrato, che ha avuto il caso dal primo momento, che cosa è successo quella notte: voglio sapere la verità e lei, signor Pubblico Ministero, me la deve dire! E così compresi quei padri di famiglia che portano la divisa, che da loro dovremmo essere difesi e non massacrati, perché sono sicura che quella notte Giuseppe è stato massacrato! E chiedo che venga fatta giustizia, giustizia!! Pino e tutti devono essere.. devono avere riposo, perché hanno bisogno di riposare, ma non morire così! Abbiamo dei figli e, signori con la divisa, dei figli li avete anche voi: pensate un po’ a se dovesse succedere a voi quello che è successo a noi, che una sera dei vostri colleghi fermino dei vostri figli che non riconoscono! Continuerò a lottare per sapere che cosa è successo a Giuseppe e a tutti quei ragazzi, tutti, a incominciare da Stefano, Federico, Marcello, tutta questa gente che muore per un arresto cardiaco: chissà perché! Mi chiedo il perché! Alle favole non ci credo più, ormai ho 50 anni e ho smesso di credere alle favole quando avevo 6 anni: voglio sapere perché Giuseppe è morto!”

    (FONTE: beppegrillo.it)

    DOPO IL LODO ALFANO UN’ALTRA PORCHERIA

    ROMA – Ieri il gesto plateale del capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro, che ha buttato il testo del ddl sul «processo breve». Oggi il giudizio netto e senza giri di parole di Pier Ferdinando Casini: «È una porcheria. Non lo voteremo». E il neosegretario del Pd, Pierluigi Bersani, rincara la dose sottolineando che, dopo la bocciatura del lodo Alfano, il presidente del Consiglio dei ministro Silvio Berlusconi dovrebbe sottoporsi ai processi. Intanto sulla questione interviene anche il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano: «Come ministero stiamo già lavorando, così come anche l’opposizione e come la senatrice Finocchiaro ci ha chiesto, per fare una valutazione di impatto del provvedimento per capire materialmente l’effetto che avrà nella realtà giudiziaria del nostro Paese». «Però – avverte Alfano – qualunque sarà il risultato di questo nostro lavoro va posto a paragone rispetto ad un altro tema oggi vivo e vero che è quello delle prescrizioni che si verificano per l’infinita durata dei processi, per una macchina organizzativa della giustizia che va fatta funzionare meglio».

    «IL PREMIER SI SOTTOPONGA A GIUDIZIO» - Il principale leader dell’opposizione, dunque, chiede a Berlusconi di non impegnare la maggioranza in nuovi provvedimenti sulla giustizia di cui lui stesso potrebbe essere tra i principali beneficiari. Arrivando a Ravenna per un convegno nel ventesimo anniversario della morte dell’ex segretario Dc Zaccagnini, a una domanda dei cronisti al riguardo Bersani ha risposto: «Certo, una volta che la Corte costituzionale ha deciso così, si è determinato un chiarimento: che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, e quindi il premier deve sottoporsi a giudizio». Come dire: non ci sono spazi per ulteriori tentativi di evitare, con modifiche legislative, che il premier abbia lo stesso trattamento di qualunque altro italiano.

    «OPPOSIZIONE NETTA» – Quanto al ddl sul processo breve, Bersani ha ribadito che il Pd farà un’opposizione molto netta in Aula. «Il nostro obiettivo – ha detto – è fermare queste norme e sottolineare ancora una volta che questo Paese è sempre nel tritacarne dei problemi di Berlusconi, e non va bene. Questo Paese merita di potersi occupare dei problemi veri. Credo che questo sia il punto di fondo e con questa ispirazione noi faremo un’opposizione molto netta alle norme che arrivano in Senato». Secondo Bersani, bisogna, insomma, smettere di occuparsi dei problemi di Berlusconi, «partendo però dal presupposto – ha detto – che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, che questo Paese deve essere governato e che esistono funzioni di governo e di opposizione che vanno esercitate in Parlamento e non dando sempre l’impressione che il sistema è avvitato e concentrato su questioni che agli italiani non interessano».

    «MOSTRO GIURIDICO»- In mattinata anche il leader dell’Udc, Casini, aveva liquidato con durezza il testo presentato dalla maggioranza per la riduzione dei tempi dei processi. E le motivazioni sono altrettanto nette: « Questo ddl per abbreviare i processi è realmente una porcheria, un provvedimento che dimentica le vittime, sfascia l’ordinamento giudiziario e abroga la giustizia». Unico rimedio, per Casini, la presentazione «al più presto» di un nuovo lodo Alfano, ma questa volta come «legge costituzionale». «Un mio amico, presidente emerito della Corte costituzionale, ma che rimarrà anonimo perché è fuori dalla politica e dai partiti – ha aggiunto Casini -, mi ha detto oggi che il ddl è un mostro giuridico, inconcludente e incostituzionale». «Noi capiamo le ragioni della maggioranza – sottolinea il leader centrista – e riteniamo che una soluzione al loro problema vada trovata. Ed è per questo che ci siamo astenuti sul lodo Alfano. Ma ora un’opposizione responsabile è di fronte a un bivio: o si strepita e si fa approvare la porcheria; o si vota il lodo Alfano per via costituzionale». «Per noi – conclude Casini – questo provvedimento per accorciare i processi è assolutamente invotabile. Se sbraita Di Pietro è un conto. Ma se diciamo noi che questo testo scasserà l’ordinamento giudiziario italiano, potete crederci. Meglio allora l’immunità parlamentare». A Casini ha risposto direttamente il ministro Alfano: « Se qualcuno pensa che il ddl sul processo breve sia incostituzionale e che invece sia giusto lo ’scudo processuale’ per le alte cariche dello Stato, allora ripresenti il ’lodo Alfano’ per via costituzionale».

    «ROMANZO CRIMINALE» - Molto duri i toni usati dall’Italia dei valori: «Questa non è una legislatura – commenta il capogruppo dipietrista alla Camera, Massimo Donadi -, ma un ‘romanzo criminalè. Il processo breve è l’ennesima norma ad personam per Berlusconi, che avrà l’effetto di garantire l’immunità non solo al premier, ma a centinaia di migliaia di criminali. Il governo sta tentando in ogni modo di abbattere lo stato di diritto, ma non ci riuscirà. Se il ddl dovesse essere approvato in parlamento, i cittadini lo bocceranno col referendum».

    (fonte: corriere.it)

    IL VICE-PRESIDENTE DI PALAZZOLO A 5 STELLE SU ”WWW.ILCORPODELLEDONNE.NET”

    “Ogni tanto questo Blog sarà a disposizione di chi ci legge e che, nelle cose che fa, ci mette la faccia.

    Oggi ospitiamo Giorgia Vezzoli, le sue poesie e il suo volto.

    C’è bisogno di facce, facce vere, facce che raccontano di una vita che non si ferma all’apparenza.

    Volti alternativi ai “non volti” televisivi e pubblicitari.

    Che raccontino di noi a chi ci incontra.

    Mettiamoci la faccia.”
    (Lorella Zanardo – http://www.ilcorpodelledonne.net)

    Questo scrive oggi Lorella Zanardo nella homepage del famossismo blog ILCORPODELLEDONNE.NET, ospitando un testo con foto del vicepresidente di PALAZZOLO A 5 STELLE, Giorgia Vezzoli, da sempre interessata alle tematiche femminili e da un anno curatrice del seguito blog VITADASTREGHE.BLOGSPOT.COM.

    Questa pubblicazione testimonia ancora una volta l’apprezzamento dell’impegno profuso in ambito sociale da parte di questo gruppo. Per chi non lo sapesse IL CORPO DELLE DONNE è un documentario sull’uso del corpo femminile nella tv italiana, diventato un vero e proprio cult anche all’estero, che testimonia con impietosa evidenza il degradato ruolo della donna nei nostri media.

    Ecco il documentario: http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89

    Ecco il testo pubblicato in homepage dalla Zanardo:

    Non al potere, ma a chi lo nutreA capo

    Il potere è tale solo se al suo cospetto
    si radunano le nostre intelligenze.
    Non inchinate i vostri talenti a quanti
    li consumeranno per il proprio gozzoviglio. Non mercificate di padrone in padrone
    ciò che non può essere passato di mano in mano.
    Non permettete che i compromessi
    smarriscano il confine fra la necessità di sopravvivere
    e la cupidigia di accumulare a discapito dell’altro.
    Se di rado è possibile decidere del proprio talento,
    sempre si può scegliere il limite entro il quale sottometterlo.
    In un mondo dove ciascuna eccellenza si offrisse
    non al servizio dell’uno ma dell’umanità tutta,
    il potere perderebbe la radice del proprio sostentamento
    in favore di una diffusa possibilità di esistere,
    che voi negate,
    sovente a voi medesimi.
    (Giorgia Vezzoli)

     

     

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