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ADDIO A TERESA STRADA, PRESIDENTE DI EMERGENCY

MILANO – Le magliette di Emergency scolorite dal tempo, segno di anni di battaglia al suo fianco, e le bottigliette d’acqua distribuite dai volontari a chi aspettava sotto il sole per l’ultimo saluto. Le rose gialle, gli abbracci e le lacrime. Le frasi lasciate dalla gente comune e le parole degli amici del mondo dello spettacolo. E più di diecimila messaggi arrivati da tutto il mondo.

Se n’è andata così Teresa Sarti Strada, compagna di Gino Strada e presidente di Emergency da quindici anni, scomparsa martedì scorso dopo aver combattuto due anni contro la malattia. Se n’è andata con una cerimonia laica all’Arena di Milano circondata dall’affetto di migliaia di amici, almeno cinquemila, e dagli alberi che lei tanto amava e che avrebbe voluto piantare ovunque per rendere più sostenibile la sofferenza e perché, come ha detto lo scrittore Erri De Luca, “la bellezza ridà dignità alle persone”.

Per l’ultimo saluto a Teresa – donna “forte e coraggiosa”, “riservata”, “schietta e affidabile”, per usare le parole scelte dagli amici, e “che non credeva che la morte riservi un domani e proprio questo rende necessaria la giustizia oggi” come ha detto il vicepresidente di Emergency Carlo Garbagnati – la famiglia ha voluto un funerale aperto alla città. Migliaia le persone che, dalle nove di ieri mattina fino alle cinque del pomeriggio si sono messe in fila davanti alla spoglia camera ardente dove spiccava solo la gigantografia della “Tere” con i suoi dolci occhi azzurri e la folta chioma rossa. Gente comune mescolata a nomi noti come Massimo Moratti e la moglie Milly, Fabio Fazio, Gino e Michele, Elio, Lella Costa, Vittorio Gregotti, Filippo Penati e Emanuele Fiano.

Poi, alle cinque, è iniziata la cerimonia con la lettura di alcuni dei tantissimi messaggi inviati al compagno Gino e alla figlia Cecilia. Dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al sindaco di Milano Letizia Moratti e agli ambasciatori dell’Afghanistan e del Sudan. Parole piene d’affetto sono arrivate da Rita Levi Montalcini e dai detenuti delle carceri, da Oscar Luigi Scalfaro e dai compagni di scuola. Ma i ricordi più commoventi sono stati quelli degli amici più stretti e dei familiari che si sono alternati sul palco allestito di fronte al Parco Sempione. Come quelli della figlia Cecilia: “Non ho un solo ricordo di mamma, ne ho troppi. Lei mi ha insegnato a fare la zuppa di cipolle, che “qual è” si scrive senza apostrofo e ad ascoltare gli altri. E mi ha spiegato cos’è la guerra leggendomi le poesie di Brecht”.

E ancora le parole del compagno Gino che a Teresa ha detto: “Sono arrabbiato con te, molto, troppo perché mi hai tolto la possibilità di restituirti almeno un po’ di quell’amore che mi hai dato in 40 anni. Apri gli occhi ancora una volta e guarda quanto amore ti circonda ora”. Un amore profondo, sincero, senza retorica è arrivato da tutti quelli che hanno lavorato al suo fianco. L’amica Lella Costa ha fatto fatica a leggere una poesia scritta per “una donna che ci ha insegnato molto, anche se adesso avremmo voluto imparare meno ma tenerci la Tere”. Mentre Vauro ha sintetizzato il suo affetto in una bellissima vignetta che recita così: “Papà ma tu l’hai vista la pace? Sì, era bella, forte e aveva una splendida chioma di capelli rossi”. Per Moni Ovadia Teresa era uno dei 36 saggi della tradizione ebraica che “portano avanti il mondo quando ci sono le sciagure. Queste persone hanno il raro dono dell’immediatezza umana e della semplicità. Non so chi sono gli altri 35 ma certamente ora dovranno compensare la sua assenza”. Un’ora di interventi sotto il sole infuocato che si è conclusa con un lungo applauso e la voce di Sting che cantava I still love you mentre i volontari portavano via la bara.

FONTE: larepubblica.it

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