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SE L’EXPO DIVENTASSE DADAAB?

DADAAB, KENYA - JULY 19:  An aerial view of the Dagahaley refugee camp which makes up part of the giant Dadaab refugee settlement on July 19, 2011 in Dadaab, Kenya. The refugee camp at Dadaab, located close to the Kenyan border with Somalia, was originally designed in the early 1990s to accommodate 90,000 people but the UN estimates over 4 times as many reside there. The ongoing civil war in Somalia and the worst drought to affect the Horn of Africa in six decades has resulted in an estimated 12 million people whose lives are threatened.  (Photo by Oli Scarff/Getty Images)

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Sotto trovate una foto aerea dell’EXPO, sopra il campo profughi più grande al mondo: Dadaab. Si trova in Kenya, ospita 500.000 rifugiati di Eritrea e Somalia, esiste da più di 20 anni, il governo Kenyota ne ha chiesto all’Onu lo sgombero e viene gestito dalla UNHCR.

Con la crisi-profughi in Italia e i partiti che lanciano slogan senza vedere dov’è il problema, è chiaro che il titolo è solo una provocazione, ma a Tiburtina è stata allestita una tenda per la prima accoglienza dei profughi, e già è stata avvisata la protezione civile ad Udine, Biella e Treviso per l’allestimento delle tendopolis. Con l’arrivo dell’estate, la situazione immigrati che peggiorerà e l’inutilità dell’area Expo dopo il 31/10/2015, non è da escludere che diventi il campo profughi più grande d’ Europa!

Ma quanti sono i profughi nel mondo? 40 milioni …
La situazione purtroppo peggiorerà …
I Paesi con più profughi sono quelli colpiti dalle guerre, come l’Afghanistan e la Siria con 2,5 milioni ciascuna, la Somalia con 1,2 milioni ed altri come Sudan, Congo, Myanmar, Iraq, Eritrea.
I primi Paesi per accoglienza sono il Pakistan con 1,6 milioni, l’Iran con 0,9 ed il paradosso del Libano con 850,000 ed una popolazione di 4,5 milioni.

L’Europa rischia di più con i profughi che con il default della Grecia. Anche se si riuscisse a dividere i profughi equamente con gli altri paesi europei, la soluzione che offrono tutti i partiti è quella di allestire dei nuovi campi nel nord Africa. Peccato che i campi già esistono ed i Paesi ospitanti non li vogliono più perché creano tensioni sociali. Se qualcuno vuole militarizzare il nord dell’Africa si accomodi pure. Ricordiamo tuttavia che la legge sui rifugiati è stata approvata dall’ONU dopo la Seconda Guerra Mondiale: i primi rifugiati furono europei.

Intanto le soluzioni con cui procedere sono il rimpatrio (dove possibile), il reinsediamento e l’integrazione.
Ma l’intero pianeta si dovrà interrogare sulle cause del problema, come ad esempio la vendita d’armi e lo sfruttamento delle risorse naturali dei paesi più poveri da parte delle multinazionali.
Le guerre, milizie – guerriglieri, gruppi separatisti, coinvolgono 27 stati in Africa, 16 in Asia, 9 in Europa, 8 in Medio Oriente, 5 in America.
Le ultime previsioni dell’ONU ci dicono che entro il 2050 a causa delle crisi ambientali e dei cambiamenti climatici 250 milioni di persone saranno costrette ad emigrare, l’80% dal Sud al Nord del mondo.

In conclusione, la situazione tenderà solo a peggiorare, nessuno ha la bacchetta magica, ma le potenze del mondo se volessero risolvere la situazione a breve dovrebbero abbandonare gli interessi di potere ed economici.

Carlos Mattos per Palazzoloa5stelle

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LIBERTA’ FUORI DALL’EURO

Riceviamo ed inoltriamo:

fuori dall'euro

Dai principi di base economici non si scappa. Nonostante l’ignoranza, la presunzione o la criminalità di chi ha introdotto l’Euro in Italia, come Romano Prodi o Giuliano Amato, la moneta deve essere lo specchio dell’economia di un Paese. Consentite la semplicità del paragone: proprio come un paio di scarpe, chi calza il 38 non camminerà bene con il 40.
Quando economie profondamente differenti come quelle europee hanno adottato la stessa moneta Euro, si è creato uno squilibrio che ha generato le sue gravi conseguenze giorno dopo giorno. Tutti i Paesi del Sud, che avevano monete più deboli dell’Euro, si sono ritrovati dall’oggi al domani con una moneta troppo forte e quindi incentivati ad acquistare prodotti esteri grazie al cambio vantaggioso. Ovvio, tuttavia, che se continuo a comprare arance dall’Austria – come imposto dalle quote nazionali europee – prima o poi i miei agricoltori chiuderanno. Ovvio, tuttavia, che se continuo a comprare BMW le mie aziende meccaniche chiuderanno. E con loro si perderanno i salari. E con loro si arresteranno gli acquisti interni. E mentre le aziende chiudono, anche lo Stato sarà costretto a rifornirsi dall’estero, aumentando il proprio debito pubblico… Attenzione allora! Gli Stati meridionali non hanno aumentato il debito perché “spendaccioni-brutti e cattivi” ma a causa dell’Euro! Guarda caso, la crisi del debito pubblico ha colpito Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo, Italia e Francia in ordine cronologico in relazione alla debolezza delle loro monete. Che coincidenza… Chiaramente nei Paesi che avevano monete più forti dell’Euro si avvera la situazione complementare, con aumento delle esportazioni. Il sistema economico è chiuso. Se aumentano le importazioni in determinati Paesi, specularmente aumentano le esportazioni in altri. Caso vuole, che dall’adozione dell’Euro ad oggi le bilance commerciali dell’Italia e della Germania si siano invertite: le esportazioni dell’Italia sono cioè diventate esportazioni della Germania. Inoltre, se le economie del Sud non possono più contare sulla svalutazione monetaria per garantire competitività nelle esportazioni, allora non rimane loro che puntare sulla svalutazione interna, cioè abbassare i salari, creando povertà (come ammesso perfino da Mario Monti, il primo al servizio dell’Austerity in Italia, seguito da Enrico Letta e dall’attuale Matteo Renzi). Dura la legge dell’economia. Ma inevitabile. Ed in Italia oramai, con la disoccupazione alle stelle, tutto questo si tocca con mano.
Adottando l’Euro, i Paesi rinunciano alla propria sovranità monetaria, perdendo il potere della Banca centrale di stampare moneta. In Italia il processo preparativo all’Euro è iniziato nel 1981, con il divorzio tra la Banca d’Italia ed il Ministero del Tesoro e quindi l’impossibilità della Banca di acquistare titoli di Stato per farne abbassare il prezzo sul mercato. Oggi il prezzo dei titoli è vittima del ricatto dei mercati finanziari, delle banche private internazionali, come la Goldman Sachs, uniche finanziatrici del debito pubblico. Oggi gli Stati, per garantire i servizi ai cittadini, sono costretti ad indebitarsi verso enti esterni, pagando interessi. Attenzione allora! Gli Stati non aumentano il proprio debito perché sono “spendaccioni-brutti e cattivi” ma perché hanno rinunciato ad autofinanziarsi! Non fraintendiamo. Non è corretta una politica espansiva d’eccesso ed indiscriminata. Ma una politica monetaria in funzione di un piano economico è alla base della gestione economica sana di uno Stato sovrano. Ad esempio, l’America, dopo la crisi dei derivati del 2007, si è rapidamente risollevata grazie alla possibilità della sua Banca, la FED, Federal Reserve, di stampare moneta. L’Europa, invece, subisce ancora oggi le conseguenze degli errori americani.
Tutto quanto è stato imposto agli Stati europei con l’Euro è volto o a tagliare la spesa pubblica, per traghettare il denaro dello Stato verso gli istituti finanziari privati o ad aumentare le tasse all’economia reale, per finanziare meccanismi risucchiati dagli stessi istituti finanziari privati: vedasi il pareggio di bilancio, il Fiscal Compact, il MES o le operazioni della BCE, Banca Centrale Europea, di LTRO, TLTRO e QE.
Brevemente:
– Il pareggio di bilancio, introdotto nella Costituzione italiana sia dal PD che dall’ “ex-PDL”, impone che quanto raccolto in tasse sia pari a quanto speso in servizi. Questo equivale ad economia stagnante perché se lo Stato raccoglie tanto quanto immette nel Paese, nulla rimane al suo sistema produttivo da investire o ai privati in risparmio.
– Il Fiscal Compact impone all’Italia di tagliare la spesa pubblica o di aumentare le tasse per 50 miliardi circa all’anno per 20 anni, per ridurre al 60% il rapporto debito/PIL. Peccato che, come spiega l’economista John Maynard Keynes, ad ogni taglio della spesa pubblica consegue una maggiore decrescita del PIL, per cui si ottiene di fatto l’effetto inverso: il peggioramento del rapporto. Non a caso, con le recenti politiche di Austerity, gli Stati meridionali vedono il proprio debito crescere. Inoltre, se ricordiamo come fu difficile raccimolare una tantum i pochi miliardini che si contavano sulle dita di una mano per l’IMU, traete voi le conclusioni…
– Il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, prevede che Germania, Francia ed Italia finanzino “una pentola unica” che salvi le banche
-attenzione! Non i cittadini- dei Paesi meridionali come la Grecia, le quali li restituiranno ai loro principali creditori, ovvero le banche tedesche e francesi. Ebbene sì, avete capito bene, per gli italiani oltre il danno (essere etichettati come spendaccioni), anche la beffa (pur essendo in recessione, devono ripagare l’esposizione delle banche tedesche e francesi che hanno speculato sugli alti rendimenti dei titoli periferici, a differenza delle banche italiane che, per corretta politica interna, non si sono esposte verso quegli Stati).
– LTRO, Long Term Refinancing Operation (Operazione di Rifinanziamento a Lungo Termine) e più recenti, TLTRO, Targeted Long Term Refinancing Operation (Operazione di Refinanziamento a Lungo Termine “Targhettizzata”, a destinatario definito), sono immissioni di denaro a costo irrisorio (es: 1%) dalla BCE alle banche private nazionali, affinché le stesse acquistino titoli di Stato nel primo caso o li prestino all’economia reale nel secondo, formalmente, perché di fatto esiste il probabilissimo evento che i TLTRO vengano utilizzati dalle banche per restituire alla BCE gli LTRO.
– QE, Quantitative Easing (Alleggerimento Quantitativo), immissione di liquidità da parte della BCE verso le bache centrali nazionali affinché acquistino titoli di debito pubblico. Gli stessi saranno sotto legislazione internazionale per cui, qualora l’Italia tornasse alla Lira, la Banca d’Italia sarebbe costretta a ripagare questi debiti in Euro. Operazione quindi a tutela dei Paesi creditori come la Germania. Attualmente, infatti, la maggior parte del debito italiano è sotto legislazione italiana e quindi ripagabile in rapporto 1:1 in Lira qualora l’Italia optasse per il recupero della propria moneta e la conseguete svalutazione che oscillerebbe tra il 20 ed il 30%. Debito ripagato senza default quindi, perché come da contratto con il creditore. Ma alla Germania non converrebbe ricevere “100 Lire “– svalutate – al posto di “100 Euro”! Ecco che allora, guarda caso, con l’operazione QE, la BCE inizia il percorso di ridenominazione del debito in legislazione internazionale, a tutela dei creditori, nella consapevolezza che l’Euro salterà. La BCE fa gli interessi europei o tedeschi?
L’Italia ha un tessuto produttivo straordinario ed ancora il vantaggio della maggior parte del debito, sia pubblico che privato, sotto legislazione italiana. Due condizioni che ci mettono in una posizione ben migliore della Grecia per uscire dall’Euro. E nonostante ciò, recenti studi dell’Agenzia di Rating Standard &Poor’s dicono che persino la Grecia trarrebbe vantaggio, nel lungo termine, ad uscire dall’Euro.
Non crediamo più agli spauracchi dell’Europa unita contro la Cina. L’unico Paese che guadagna in competitività contro la Cina è la Germania, che trova manodopera a basso costo nel Sud europeo ed assorbe il totale delle esportazioni.
Fuori dall’Euro la Libertà attende gli Italiani.
Uscire dall’Euro è possibile proprio come ci si è entrati. Con un Referendum.
Il gruppo del Movimento 5 Stelle di Rovato, ha raccolto le firme per la legge di iniziativa popolare che consentirà di indire il Referendum per decidere sul futuro dell’Euro.
Se vuoi contattarci per renderti partecipe a migliorare la tua Citta’, ti aspettiamo ogni Mercoledi sera dalle ore21 presso la birreria “Mercareo” in via Martinengo Cesaresco,47 ( zona Mercato/ Polizia Municipale).
Ci trovi anche in facebook alla pagina Rovato 5 Stelle.

di Michela Apostoli per Rovato 5 Stelle

Lavoro e imprese: Il filmato

Per chi non è potuto partecipare e per chi desidera vedere l’intera conferenza su “Lavoro e imprese”

Buona visione.

 

RESOCONTO DELLA SERATA-DIBATTITO: LAVORO E IMPRESE. I 5 STELLE IN PARLAMENTO

 

Venerdì sera in Sala Civica a Palazzolo sull’Oglio Claudio Cominardi – M5S​, Davide Tripiedi​ e Dino Alberti​ hanno parlato di lavoro e imprese, del Jobs Act, del fondo di garanzia e della propria attività in parlamento.

Grande è stata la partecipazione e vorremmo quindi ringraziare tutti quanti; per coloro i quali non è stato possibile partecipare all’incontro di venerdì sera abbiamo registrato un video che caricheremo nei prossimi giorni in rete (YouTube, Facebook e blog http://www.palazzolo5stelle.com). Le domande dal pubblico non sono mancate, ma anche gli sfoghi e i commenti di persone di professioni ed età diverse.

Molta purtroppo è la disinformazione circa l’attività dei nostri cittadini in parlamento, sulle loro battaglie ed in particolare sui loro risultati. Ci hanno raccontato delle difficoltà incontrate per ottenere un Iban sul quale versare la quota del proprio stipendio a favore del fondo di garanzia; molti i dati forniti sul tema lavoro ai quali daremo visibilità sui nostri canali. Si è parlato anche delle proposte avanzate in parlamento sul reddito di cittadinanza e del perché non sia una forma di assistenzialismo ma uno strumento in grado di rilanciare l’economia.

Altresì significativo è stato lo spazio dedicato al tema degli investimenti pubblici nelle grandi opere (nel nostro territorio per esempio TAV e Bre.Be.Mi.). Sono state smentite con dati ufficiali le false ragioni occupazionali con le quali si difendono questi tipi di opere: a parità di investimenti la riqualificazione energetica degli edifici risulta essere molto più efficace nel creare posti di lavoro.

La nostra intenzione era quella di informare i cittadini su temi importanti e poco conosciuti, ne seguiranno altri anche su temi diversi: seguiteci su Facebook/blog per restare aggiornati sulle nostre attività.

<<< IMPORTANTE >> Il gruppo di PALAZZOLO A 5 STELLE​ si incontra ogni venerdì sera alle 20.45 al Sampa Bar a San Pancrazio fraz. Palazzolo sull’oglio, al semaforo del cavalcavia prima dell’autostrada.

Gli incontri sono ovviamente pubblici, cosa facciamo?
Discutiamo di iniziative da svolgere sul territorio per informare i cittadini, ci confrontiamo su idee e progetti che riguardano Palazzolo e la zona della Franciacorta.
Il desiderio è quello di informare e ispirare sempre più persone; il cambiamento di questo nostro paese allo sbando è possibile solo se ognuno di noi fa la sua piccola parte. Informatevi, Parlate, discutete, confrontatevi con amici e parenti e se potete, agite. Non importa come o cosa, anche se piccola, goccia dopo goccia possiamo diventare oceano. Le nostre goccioline potrete vederle da vicino ad ogni incontro del Venerdì sera, ai banchetti, agli eventi, alle manifestazioni in cui cerchiamo di sostenere anche gruppi amici del territorio. Sapete dove trovarci e vi assicuro, per noi sarà un piacere.

Informazione 5 stelle

Auto produzione di semi

Pubblichiamo con piacere un’altra iniziativa delgi amici di Pontoglio che presentano con la collaborazione dell’associazione “Civiltà Contadina” un corso per l’auto produzione di semi di ortaggi.

Il coeso sarà tenuto da Alice Pasin.

Buon orto a tutti.autoproduzione semi

Palazzolo5stelle cambia giorno

Nota informativa:

palazzolo a 5 stelle cambia giorno, anzi sera…

La consueta riunione del giovedì si sposta al venerdì, sempre al Sampa bar dalle 20:30 in poi.

riunione venerdìAdesso non avete più scuse, vi aspettiamo….

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